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Trento
28 agosto | 21:03

Al via le Paralimpiadi di Parigi. La trentina Francesca Bosio è una delle "stelle" della nazionale femminile di sitting volley: "Girone tostissimo, ma noi vogliamo stupire"

Nel 2016 ha scoperto il sitting volley quasi per caso, su invito del Team Manager della nascente nazionale che, nel giro di 8 anni, ha conquistato un titolo Europeo - nel 2023 a Caorle - e due secondi posti alla massima rassegna continentale, un quarto e un quinto posto ai Mondiali e il settimo alle Olimpiadi di Tokyo. E, da qualche mese, non è più costretta a prendersi permessi per rispondere alle convocazioni

PARIGI. Tra i 141 atlete e atleti che difenderanno i colori azzurri alle Paralimpiadi c'è anche la trentina Francesca Bosio, capitana della nazionale di sitting volley femminile, che si presenterà a Parigi con la voglia di stupire e inseguire un sogno.

 

Dopo una "full immersion" finale, con un lungo ritiro al "Centro Pavesi Fipav" di Milano prima della partenza, Francesca, schiacciatrice e punta di diamante della selezione tricolore, e le sue compagne hanno raggiunto la capitale francese e venerdì 30 agosto, alle ore 20, faranno il proprio esordio nella manifestazione a Cinque Cerchi, affrontando le padrone di casa transalpine alla North Paris Arena.

 

Inserita in un girone difficilissimo, nel quale trovano spazio anche le campionesse olimpiche in carica degli Stati Uniti e le vice campionesse della Cina, le azzurre cercheranno di compiere quella che sarebbe una vera e propria impresa, ovvero ottenere il lasciapassare per le semifinali.

 

"Il girone è certamente molto complicato - esordisce Francesca -: la "prima" sarà con la Francia che sarà sostenuta dal pubblico e vorrà certamente fare bella figura in casa e poi affronteremo due vere e proprie "corazzate" quali Stati Uniti e Cina. Ma non partiamo battute, assolutamente no, e vogliamo giocarcela sino in fondo con tutte, consapevoli della forza delle avversarie ma, soprattutto, della nostra. Se siamo determinate? Determinatissime".

D'altronde la Nazionale guidata dal brasiliano Amauri Ribeiro (un tecnico sudamericano come Julio Velasco...) è campionessa d'Europa in carica dopo il titolo conquistato nel 2023 a Caorle, piegando per 3 a 1 in finale la Slovenia.

 

Laureata in Economia, specializzata in digital marketing, da 2 anni e mezzo Francesca lavora per un'agenzia di web marketing a Trento. E, tutto l'anno, per due volte al mese, durante altrettanti fine settimana, si allena con la Nazionale, visto che in Trentino non esiste una squadra di sitting volley con cui svolgere attività in maniera quotidiana.

 

E, per fortuna, che quest'anno qualcosa è cambiato a livello normativo visto che - sino a dicembre 2023 - Francesca, come tutte le sue compagne, non aveva "diritto" a permessi automatici: per partecipare anche alle più importanti manifestazioni (Olimpiadi, Mondiali, Europei), doveva attingere dalle proprie ferie.

 

"Da gennaio 2024 - prosegue - è in vigore la legge per i permessi sportivi e, dunque, se un'atleta è chiamata dalla propria nazionale a partecipare a tornei ed eventi di alto livello, può rispondere alla convocazione senza dover utilizzare le proprie ferie, sino ad un massino di 90 giorni l'anno e per non più di 30 giorni consecutivi. E' stato un passo in avanti molto significativo, ma che comunque non può sostituire il dialogo e il confronto con il datore di lavoro per non mettere in difficoltà l'azienda".

 

La sua avventura nel "sitting" è iniziata nel 2016, quasi per caso. Nata senza una mano ("Sono nata così, ci ho sempre convissuto abbastanza bene" aveva dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport), rapidamente è diventata il punto di riferimento delle azzurre in campo e fuori, diventando la capitana della squadra.

 

"Mi contattò il Team Manager della Nazionale - racconta - che, di fatto, stava nascendo in quel momento. Mi chiese se volevo provare e dissi "sì", esclusivamente per curiosità, perché all'epoca non avevo nemmeno la più pallida idea di cosa fosse il "sitting volley". Appena ho iniziato a giocarci è stato però amore a prima vista, non ho più smesso di giocarci e, dopo 8 anni, sono ancora qui. Il nostro è un gruppo bellissimo, che è rimasto, più o meno, immutato rispetto ad allora e con il quale - nel giro di tre anni - siamo passati dal ritrovarci per la prima volta in palestra a giocarcela con le migliori squadre del mondo. Per qualche anno sono riuscita a far coesistere sitting volley e volley, poi ho dovuto fare una scelta e smettere con la pallavolo, perché i due impegni non erano più compatibili, né a livello di tempo che dal punto di vista fisico. Senza tenere conto che i collegiali con la Nazionale si svolgono nei fine settimana e, dunque, sarei stata obbligata a saltare le gare ufficiali con la squadra di club".

 

E, quando c'è stato da scegliere, non ha avuto alcun dubbio.

 

"Il fisico è ovviamente messo meno alla prova rispetto alla pallavolo - spiega - perché non c'è la fase di salto e, dunque, ginocchia e caviglie non vengono sollecitate. Ne consegue che, chi pratica il sitting, ha una carriera più lunga e si può giocare sino ad un'età più avanzata rispetto al volley tradizionale. L'aspetto tecnico è predominante: i fondamentali sono gli stessi, di base, ma poi ci sono gesti che sono specifici di questa disciplina, dove bisogna essere veloci e reattivi".

 

In questi otto anni il percorso è stato esaltante. L'inizio è datato marzo 2016 con le qualificazioni alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro.

"Non eravamo ovviamente pronte - ricorda Francesca - ma fu comunque una bellissima esperienza perché conquistammo la prima storica vittoria della Nazionale in un match ufficiale. L'anno dopo abbiamo partecipato agli Europei (in Croazia, ndr) arrivando settime, mentre nel 2018 ci siamo qualificate per i Mondiali , disputati in Olanda, chiusi con un impensabile quarto posto".


Ecco, da quel momento inizia l'irresistibile ascesa delle azzurre, capaci di conquistare due secondi posti (nel 2019 a Budapest e nel 2021 a Kemer, in Turschia) e il meraviglioso titolo Europeo di Caorle, il quinto posto ai Mondiali del 2022 disputati a Sarajevo con, nel mezzo, la partecipazione ai Giochi Olimpici di Tokyo, posticipati al 2021 causa pandemia.

 

"Un'esperienza bellissima perché le Olimpiadi sono le Olimpiadi, ma psicologicamente molto dura - prosegue la capitana azzurra - perché praticamente abbiamo vissuto in quarantena per tutta la durata dei Giochi, visto che non era praticamente permesso nemmeno uscire dagli alloggi, se non per le partite e le attività "indispensabili". Abbiamo chiuso al sesto posto: si trattava della nostra prima partecipazione ma, onestamente, tutte noi speravamo di fare un po' meglio".

 

Le Olimpiadi saranno anche una straordinaria occasione per far conoscere a tantissime persone il sitting volley, visto che la Rai trasmetterà le partite con il commento di Maurizio Colantoni, la "voce" della nazionale maschile di volley in occasione di tutte le gare ufficiali.

 

"E' uno sport poco conosciuto e praticato - conclude Francesca -, ma bellissimo e meriterebbe maggior visibilità. Rispetto a Tokyo, dove venne trasmessa alcuna nostra gara, questa volta le nostre partite saranno trasmesse dalle Rai. Lo scorso anno la finale del campionato Europeo venne data su RaiSport: la speranza è che le Olimpiadi fungano da "volano" per il movimento. Me lo auguro veramente. Noi cercheremo di fare la nostra parte per far vedere a tutti quanto è divertente ed entusiasmante il sitting volley".

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