Anche in Serie C mister Soave si sveglia alle 3 per fare l'operatore ecologico: "Sogno di fare solo l'allenatore ma il lavoro non si molla". Intanto il 'suo' Caldiero vola
"Ora lavoro tre giorni a settimana, il lunedì, il martedì e il mercoledì. Sveglia alle 3, alle 4 si attacca sino alle 10, 10.20. Poi torno a casa, riposo un paio d'ore, si pranza verso le 12.30 e alle 14 parto per Caldiero, dove arrivo dopo mezz'ora di viaggio. Lì preparo le mie cose e organizziamo l'allenamento con lo staff e alle 17, 17.30 inizia la seduta". Intanto il suo Caldiero è partito alla grande con tre vittorie in tre match tra campionato e Coppa Italia

CALDIERO TERME. Se sino a qualche mese fa Cristian Soave era un esempio, un modello da seguire, beh da quest'estate lo è ancora di più.
A maggio il tecnico veronese ha raggiunto il professionismo, conducendo il "suo" Caldiero Terme alla promozione in serie C, dopo un'avventura straordinaria in un girone "terribile". Tre mesi e mezzo or sono Soave, conosciutissimo e amatissimo alle nostre latitudini, visti i suoi trascorsi da attaccante con il Trento e da allenatore con il Dro del compianto presidente Angeli, aveva festeggiato il passaggio di categoria ed espresso la volontà di proseguire il cammino anche tra i "pro" con il sodalizio gialloverde, guidato e "coccolato" come un gioiellino dal presidente Filippo Berti.
Ovvio, verrebbe da dire: si è guadagnato il professionismo con un vero e proprio "miracolo" sportivo ed è giusto che continui lui a guidare la squadra, giocandosi sul campo la possibilità di affermarsi anche tra i "pro" dopo averlo fatto tra i dilettanti. Mica tanto ovvio, visto che Cristian Soave ha lo status di professionista ma, anche nella categoria superiore, ha deciso di non "mollare" la propria attività da operatore ecologico.
Sì, perché il 50enne veneto non ha mai smesso di lavorare nella sua vita. Quest'anno è passato da "full time" a "part time", ma di licenziarsi e fare solamente l'allenatore - almeno per ora - non se ne parla.
E, intanto, facendo i consueti salti mortali, sta dimostrando di essere perfettamente a proprio agio anche i tra "pro": il Caldiero Terme è sì matricola del torneo, ma esordire con due successi in Coppa Italia contro Virtus Verona e Trento e uno in campionato (3 a 2 in trasferta all'AlbinoLeffe) era probabilmente impensabile anche nei sogni del più ottimista tra i gialloverdi.
Intanto, però, per tre giorni a settimana la sveglia continuare a suonare alle 3 del mattino, il turno finisce alle 10, 10.20 e poi si pensa al calcio.
Mister, ha già preso il ritmo?
"Sì, sì - se la ride - ma non è stato difficile perché, adesso potendo dormire un paio di mattine in più mi sembra di sognare. Ora lavoro tre giorni a settimana, il lunedì, il martedì e il mercoledì. Sveglia alle 3, alle 4 si attacca sino alle 10, 10.20. Poi torno a casa, riposo un paio d'ore, si pranza verso le 12.30 e alle 14 parto per Caldiero, dove arrivo dopo mezz'ora di viaggio. Lì preparo le mie cose e organizziamo l'allenamento con lo staff e alle 17, 17.30 inizia la seduta. Quando, invece, anticiperemo l'orario alle 14.30, allora dovrò fare qualche "corsa" in più: ci sarà un po' meno di sonno mattutino e anticiperò il pranzo. Ma non mi lamento, perché - in fin dei conti - chi fa calcio a livello professionistico è comunque un privilegiato".
Privilegiato sì, ma ampiamente meritato. Perché Cristian Soave la "gavetta" vera l'ha fatta eccome. Passando anche da Dro.
"Non mi piace incensarmi, lascio che siano gli altri giudicare. Però sì, questa cosa la "sento" e posso dirlo: se sono arrivato in serie C me lo sono meritato e tutto quanto ho raggiunto me lo sono guadagnato con il sudore e il lavoro. Si tende solamente a parlare dei successi, ma le due salvezze conquistate in serie D alla guida del Dro valgono quando un successo finale in Quarta Serie. Senza dubbio. E dire che quell'avventura non sarebbe nemmeno dovuta partire".
Ci racconti.
"Mah, la squadra era ultima in classifica, l'allenatore era stato esonerato e c'era il turno infrasettimanale. Il Dro giocava in trasferta contro la Liventina e, dopo mezz'ora, era sotto 0 a 3: io assistetti al match dalla tribuna e mi resi conto subito che sarebbe stata durissima. Il presidente Angeli mi disse: "Cristian, lascia perdere. Non vale la pena, nemmeno tu puoi farcela". La sera stessa mi richiamò: "Cristian, ti prendo un difensore e un centrocampista e ci proviamo. Dai che insieme ce la facciamo". Accettai, nonostante avessi alcune proposte interessanti a due passi da casa. Ci allenavamo alle 7 di sera, arrivavo a casa non prima delle dieci e mezza e m'infilavo a letto distrutto. Ebbene, arrivarono Molnar, che quest'anno ho rivoluto con me qui al Caldiero e Amassoka e centrammo una salvezza pazzesca. E così anche l'anno dopo. Incredibile, ma quei due anni sono stati fondamentali nel mio percorso d'allenatore".
Che prosegue alla grande anche in serie C.
"Beh, siamo partiti benissimo e siamo ovviamente molto contenti, ma ho già detto a tutti che nessuno si faccia illusioni: sappiamo che la nostra sarà una stagione di "battaglia" e sofferenza per cercare di raggiungere la salvezza, un traguardo che per noi sarebbe incredibile. La Coppa Italia ci ha dato morale e permesso di prendere contatto con la nuova categoria e i tre punti conquistati contro l'AlbinoLeffe all'esordio in campionato sono "tanta roba". Nelle prossime due partite affronteremo altrettante "corazzate" quali Padova e Triestina e, dunque, potremmo anche portare a casa zero punti. Non abbiamo fatto niente e, allora, via: testa bassa e pedalare, ogni minuto di ogni singolo allenamento".
La differenza tra serie C e serie D è abissale.
"Ah, non c'è nemmeno paragone. Stiamo parlando di due mondi diversi e, dal punto di vista dell'allenatore, bisogna dedicare molto più tempo alla preparazione degli allenamenti e delle partite. Da giocatore ho sempre pensato che, per la mia carriera, sarebbe stato meglio fare un anno in serie C e segnare 10 reti, piuttosto che realizzarne 18 - 20 per due, tre anni in D. E da allenatore mi rendo conto che qui c'è una visibilità diversa, è tutto assolutamente.. più. Ad ogni livello. Io ho la fortuna di avere alle spalle un club straordinario: con il presidente condividiamo valori e visioni e la società ha lavorato e sta lavorando tantissimo per ammortizzare il salto di categoria".
Beh quella del Caldiero è una splendida favola.
"Ce ne stiamo accorgendo e, infatti, anche i tifosi delle altre squadre ci fanno i complimenti, dimostrandoci un grande affetto. Siamo una bella storia, ma il capitolo più importante deve essere il prossimo. E vogliamo abbia un altro meraviglioso lieto fine".
A Caldiero le vogliono un gran bene. Qualche giorno fa le hanno fatto una sorpresa incredibile.
"Ah, non me ne parlare. Una cosa incredibile, un'emozione pazzesca. Direttore sportivo e presidente mi hanno convocato per un pranzo e io pensavo fosse per fare il "punto" della situazione a pochi giorni dalla chiusura del mercato. Poi mi hanno comunicato di essere in ritardo, io arrivo al ristorante e chi mi ritrovo davanti: Rafa Benitez. Non ci credevo, mi è venuta la pelle d'oca. Un nostro dirigente lo conosce, lui è in Italia per guardare alcune partite e ha fatto una deviazione a Caldiero. Che persona è? Meravigliosa, di un'umiltà pazzesca, magnetico. Oltre, ovviamente, ad essere un "pozzo" di scienza calcistica. Mi ha detto: "io conosco la tua storia" ed è stato incredibile sentirselo dire da un tecnico di livello mondiale. Dopo pranzo l'ho salutato e lui mi ha detto: "aspetta". E' andato a prendere il computer e, per oltre due ore, mi ha fatto "lezione" di tattica. Sì, qui mi vogliono un gran bene, è la mia seconda famiglia".
A proposito di famiglia: cosa dicono i figli?
"Sono straordinari, come sempre. Se prima erano tifosi, adesso lo sono ancora di più. Mi rendo conto che, con questa vita, ogni tanto sottraggo loro del tempo, ma sono sempre dalla mia parte. Ho due ragazzi e una ragazza semplicemente meravigliosi. Le mie vittorie, le mie gioie, le mie soddisfazioni sono tutte per loro".
L'augurio che le possiamo rivolgere è quello di centrare una grande salvezza con il Caldiero Terme e di potersi dedicare esclusivamente al calcio.
"E' lo stesso augurio che mi ha rivolto il mio datore di lavoro, con il quale ho un rapporto eccezionale e che mi ha sempre permesso di coniugare le due cose. Quest'anno avevamo anche ipotizzato che, anziché il "part time", potessi prendermi un anno di aspettativa. Poi mi sono confrontato anche con il mio presidente Filippo Berti, persona, imprenditore e dirigente sportivo eccezionale, e abbiamo trovato questa soluzione. Che andava bene a tutti. Certo, il mio sogno sarebbe quello di potermi dedicare esclusivamente al calcio, ma non è ancora il momento. E, adesso, il mio lavoro è troppo importante per lasciarlo senza avere tante altre certezze".












