"Dopo la vittoria in Davis boom d'iscritti tra gli adulti. Il successo di Sinner in uno Slam trasmesso in chiaro sarebbe una clamorosa spinta". Così l'ex pro Andrea Stoppini
"Negli ultimi anni la Federazione ha lavorato molto, creando il canale SuperTennis che è molto seguito e fornisce un servizio molto importante. Certo è che la vittoria di Sinner in un torneo del Grande Slam, trasmessa in chiaro su Rai1 e vista da milioni e milioni di spettatori, sarebbe certamente una grandissima spinta per tutto il movimento tennistico, visto e considerato che adesso iniziare a giocare a tennis è più semplice"

TRENTO. "Sinner è un fuoriclasse assoluto, la ciliegina sulla torta di un movimento in grandissima espansione da dieci anni ad oggi. Che il tennis sia in rampa di lancio non è una novità. Certo è che, dopo la vittoria dell'Italia in Coppa Davis, il "boom" vero si è avuto con gli adulti: in tantissimi si sono avvicinati a questo sport e chi lo aveva abbandonato è tornato in campo. Adesso manca solamente una "chicca" per dare un ulteriore booster al movimento, ovvero che Jannik vinca un Grande Slam in diretta in chiaro, ovvero alla portata di tutti".
Per 13 anni Andrea Stoppini è stato professionista del tennis. Oggi è maestro al Ct Arco, dopo tantissimi anni trascorsi a Rovereto ad insegnare il tennis a giovani e meno giovani. Lui, che nel 2006 ha vinto contro Andrè Agassi all'Us Open (la vicenda è raccontata anche nella meravigliosa biografia del tennista americano), ha il "polso" della situazione, stando tutti i giorni sul campo e, in prima persona, ha notato l'ulteriore step verso l'alto di un movimento che sta diventando nazional - popolare (nel senso migliore dell'accezione) grazie alle "magie" del fuoriclasse di Sesto, numero 1 della classifica ed esempio fuori e dentro dal campo e di tutti i suoi "fratelli".
E, inutile girarci troppo attorno, Jannik ohhi è uno degli sportivi più seguiti e amati del pianeta nonché, probabilmente, l'italiano più famoso al mondo. E potrebbe esserlo ancora di più se optasse per un altro tipo di comunicazione, più social e "aggressiva" ma, pur essendo arrivato al vertice, ha deciso di non snaturarsi minimamente. E, dunque, i profili ufficiali servono per promuovere gli sponsor e per informare - a cadenza nemmeno giornaliera - i fans, ma niente di più. Frizzi e lazzi, insomma, non fanno e faranno parte mai del suo mondo.
Intanto i numero non mentono mai: ad oggi l'Italia ha la bellezza di 9 atleti tra i primi 100 al mondo (Musetti è 25esimo, Darderi 35esimo, Arlandi 39esimo, Cobolli 47esimo, Sonego è al 51esimo posto, Nardi al 73esimo posto, Fognini occupa la 78 posizione e Berrettini è scivolato all'81esimo posto, ma in grandissima ripresa), due in meno della Francia (il cui miglior atleta è però Humbert, "solamente" 15esimo, poi ci sono Mannarino al 24esimo posto e Monflis che è 30esimo), e con un gap di solamente un atleta rispetto agli Stati Uniti, che hanno Fritz al 12esimo posto, Paul al 13esimo e Shelton al 14esimo (dunque nessun top ten) e addirittura tre in più rispetto alla Spagna che, oltre ad Alcaraz, esprime poco altro, visto che per trovare un altro iberico bisogna arrivare alla 41esima piazza occupata da Davidovich.
L'Italia spadroneggia e incanta il mondo: quella tra Sinner e Berrettini (peccato si arrivata già al secondo turno) è stata una sfida che ha infiammato tutti gli spettatori del "Central Court" di Wimbledon e tutti coloro i quali hanno assistito al match su Sky. Uno spot semplicemente pazzesco.
"E' chiaro che gli sportivi "simbolo" sono fondamentali per la crescita di qualsiasi disciplina sportiva - analizza Stoppini - e qualche "botta" c'era già stata con il successo di Fognini a Monte Carlo nel 2019 e la finale di Wimbledon conquistata da Berrettini nel 2021. Sinner rappresenta oggi un'ulteriore spinta per il tennis italiano, che già godeva di ottima salute e, adesso, può contare su di un fuoriclasse incredibile quale "biglietto da visita". E non parlo solamente dell'aspetto tecnico, perché Jannik è un esempio anche per atteggiamento e comportamento".
La sfida di mercoledì sera contro Berrettini è stata non solamente uno "spot" per il tennis italiano, ma più in generale per tutto lo sport tricolore.
"Sì, certo e mi aspettavo che la partita sarebbe stata combattuta ed esaltante. Non dimentichiamoci che tre anni fa Berrettini è arrivato in finale a Wimbledon e due anni e mezzo fa era numero 6 al mondo. In campo c'erano, dunque, il migliore del mondo e un altro tennista di altissimo livello. Non poteva che uscirne un match spettacolare e di altissimo livello".
Viene da dire, per l'ennesima volta e quasi allo sfinimento: peccato che non tutti abbiano potuto assistere a quel meraviglioso spettacolo, visto che la sfida era trasmessa esclusivamente in modalità pay per view.
"Certo è che la vittoria di Sinner in un torneo del Grande Slam, trasmessa in chiaro su Rai1 e vista da milioni e milioni di spettatori, sarebbe certamente una grandissima spinta per tutto il movimento tennistico, visto e considerato che adesso iniziare a giocare a tennis è più semplice"
Ci spieghi.
"Trenta - quaranta anni fa il bambino di 5 anni che iniziava a giocare a tennis si ritrovava con la racchetta "gigante" e le palline pesanti. E, dunque, doveva aspettare di avere 8-9 anni per cominciare e, magari, c'era anche chi era minuto e incontrava le medesime difficoltà. Adesso è diverso: ci sono le racchette più piccole, le palline più leggere e, dunque, la pratica può iniziare molto prima. I giovani praticanti sono molto di più e, dunque, partecipare ai corsi diventa più facile e, pur restando una disciplina individuale, ci si allena in gruppo e quindi, per certi versi, può essere anche molto più stimolante e socializzante".
Da esperto, Sinner ricorda qualche campione del passato o Sinner è... Sinner e basta.
"Sinceramente Sinner è Sinner ed è l'evoluzione al massimo livello del tennista moderno. Al giorno d'oggi non esistono più gli "specialisti" delle diverse superfici. Anni fa i "terraioli" magari non andavano nemmeno all'Australiano Open o a Wimbledon, adesso quelli forti sanno giocare bene dappertutto. Lui tira forte come pochi, è migliorato in alcuni aspetti, perché si può e si deve migliorare anche quando si è al top e ha una tenuta mentale clamorosa".
Si può veramente migliorare anche quando si è ai massimi livelli?
"Certamente e deve essere così. I fuoriclasse come Djokovic, Nadal e Federer sono migliorati nel corso della propria carriera, hanno variato il proprio modo di giocare per mettere in difficoltà gli avversari che, altrimenti, ad un certo punto, avrebbero preso - più o meno - loro le misure. E' chiaro che più in alto vai più i margini sono risicati, non potrebbe essere altrimenti quando si parla di livelli elevatissimi, ma spesso sono proprio i dettagli e i piccolissimi passi in avanti a fare la differenza".
Nove italiani tra i primi 100 al mondo, due nella top ten del ranking di doppio: siamo diventati il paese del tennis?
"Sono anni che il movimento è in ascesa. I numeri sono importanti, impreziositi ovviamente dal fatto che uno di questi top 100 è il migliore del mondo. Cosa mai accaduta in precedenza".













