"La nostra Coppa Davis nel '76, ma subito dopo c'è il trionfo di Jannik. E' il secondo giorno più bello della mia vita". L'emozione di Paolo Bertolucci dopo il trionfo di Sinner
Il suo "No tripe for cats" è diventato un tormentone. "Per chi come me - esordisce Bertolucci - è un "guardone" del tennis, con alle spalle 65 anni di "marciapiede" tennistico, è stata, è tutt'oggi e resterà un qualcosa di eccezionale. Mamma mia, questo ragazzo ci ha mandati sulla Luna". E poi difende Jannik: "La sconfitta di Halle? Per lui era un torneo d'allenamento, basta fare drammi quando perde quelle poche partite l'anno. L'assenza delle istituzioni? Dove era il Coni? Poi tutti a criticare quando non va alle Olimpiadi"

TRENTO. Quella frase, pronunciata dalla cabina di commento, con la voce rotta dall'emozione, subito dopo il trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon è, per utilizzare le parole di uno dei "Maestri", da "circoletto rosso". E a tanti, ancora emozionati e increduli di fronte a quello che era accaduto, è scesa anche una lacrima.
"Mi sarebbe piaciuto che Mario Belardinelli, Rino Tommasi, Gianni Clerici, Roberto Lombardi, avessero avuto la possibilità di vedere una scena del genere. La possibilità che ha dato a noi questo ragazzo".
Paolo Bertolucci, la "Voce" tecnica di Sky Sport (con la "V" maiuscola), si è certamente emozionato nel momento in cui quel ragazzo arrivato da Sesto è salito sul tetto di Wimbledon, "lo Slam degli Slam", dove vincere è riservato solamente agli "immensi". Ecco, durante quel momento, che tutti i commentatori (sportivi e non) sognano di poter vivere "un giorno", il suo pensiero è andato immediatamente a chi il tennis lo ha raccontato in maniera sublime, come pochi altri al mondo, forse nessuno, ha saputo e sa fare.
I grandissimi, i cantori, gli immortali di un certo giornalismo che hanno fatto scuola e oggi, come tra cento anni, continueranno ad ispirare.
Un pensiero che è arrivato dal cuore a milioni d'italiani su Sky Sport e TV8, condiviso da tutti. D'altronde la classe del "Braccio d'Oro" del tennis italiano è rimasta immutata: così era quando incantava sul campo, così è da quando il tennis lo racconta a tutti gli appassionati. Che, adesso, sulla spinta di Sinner, Musetti, Sonego, Cobolli, Paolini, eccetera, eccetera, non sono mai stati così tanti.
"Per chi come me - esordisce Bertolucci - è un "guardone" del tennis, con alle spalle 65 anni di "marciapiede" tennistico, è stata, è tutt'oggi e resterà un qualcosa di eccezionale. Incredibile, pazzesco. Sino a qualche anno fa non potevamo nemmeno sognare di avere un italiano ai vertici della classifica e, adesso, per quanto sensazionale sia ogni giorno, ci siamo un po' "abituati", ma ragazzi, qui stiamo parlando di Wimbledon. Volete la verità? Il giorno più bello, tennisticamente parlando, della mia vita è quello in cui abbiamo conquistato la Coppa Davis, in Cile, nel 1976, ma il secondo è diventato quello di domenica. Quella del torneo inglese è un'atmosfera magica, unica: cammini in mezzo a persone provenienti da ogni parte del mondo, ci sono tantissime persone che dormono accampate sperando di accaparrarsi i biglietti con la "lotteria", ce ne sono altri che sarebbero disposti a pagare migliaia di pounds pur di trovare un tagliando. E tantissime altre cose: Wimbledon è unico, quest'anno è stato incredibile. Mamma mia, questo ragazzo ci ha mandati sulla Luna".
Primo set: Jannik è avanti 4-2, poi perde 6-4. C'era il timore che i "fantasmi" di Parigi aleggiassero sul "Central Court"?
"Un po' di timore sì, Alcaraz ha giocato quattro games spaziali. Se Sinner fosse un "essere umano" avrebbe accusato un calo, ma lui è di un altro pianeta. Sul 2 a 1 del secondo set, al cambio di campo, mi sono tolto le cuffie e ho detto: "Se la gioca fino alla fine". Ha reagito come solo i fuoriclasse sanno fare. E la "contro prova", se mai qualcuno ne avesse bisogno, è stato quell'ace di "seconda" sul 30-30, con lo spagnolo avanti 4-3: solamente quelli che sono di un altro pianeta sanno fanno queste cose. Chi dice che ha avuto "culo", non capisce niente di tennis, ma proprio niente".
Sinner e Alcaraz e poi?
"E poi, a metà strada, c'è Djokovic, che ancora riesce ad arrivare in semifinale, ma è ovviamente distante da questi due fenomeni, che hanno tanti, tanti anni meno di lui, mentre tutti gli altri sono lontani anni luce. Per i prossimi tre - quattro anni, salvo situazioni particolari, sono destinati a spartirsi gli Slam, poi magari arriverà qualcuno di "nuovo" ma, al momento, possiamo parlare tranquillamente di duopolio".
Qualche nome su possibili avversari del futuro?
"Ma no, impossibile fare previsioni. Mi spiego: in giro ci sono ragazzi bravi, che potrebbero fare grandi cose, ma è troppo presto per fare previsioni. Un conto è giocare a livello giovanile, poi quando si arriva tra i "grandi" e i fuoriclasse è un altro mondo. Il giovane talentuoso e, potenzialmente, fortissimo riuscirà a reggere dal punto di vista fisico? Sarà in grado di gestire lo stress mentale? Riuscirà ad essere "affamato", sempre e comunque, come questi due extraterrestri o si riempirà la pancia prima? Sapete, alle elementari sono bravi tutti, poi all'università è tutto un altro discorso".
Jannik è stato "più super" in semifinale contro Djokovic o in finale contro Alcaraz?
"Secondo me, in proporzione, il miglior Sinner in assoluto l'abbiamo visto nella finalissima del Roland Garros. Non ha vinto, è vero, ma vi spiego perché secondo me lì ha fatto una cosa "enorme": arrivava da tre mesi e mezzo di stop, dalle fatiche di Roma e giocava sulla superficie che gli è meno congeniale che è, invece, la preferita di Alcaraz. Per cinque ore e mezza ha giocato alla pari con lo spagnolo e, non dimentichiamocelo, ha avuto tre match point per vincere la partita. In quella partita è stato irreale, clamoroso. Attenzione: ribadisco che a Wimbledon è stato fantascientifico, ma arrivava con un'altra condizione e sull'erba, l'aveva già dimostrato in passato, si trova molto meglio".
E, tra l'altro, a Wimbledon è arrivato dopo la sconfitta, arrivata anzitempo, ad Halle, dove invece aveva vinto nel 2024.
"Ecco, fermiamoci un attimo, perché bisogna dirlo chiaramente. Per Sinner il torneo di Halle era solamente un allenamento in vista di Wimbledon. E' ovvio che poi un atleta del suo calibro, come del resto tutti gli altri, ma lui soprattutto, entra sempre in campo per vincere, ma perdere contro Bublik ad Halle, mentre stai preparando lo Slam più importante dell'anno e giochi quel torneo "in funzione di"..., ci sta assolutamente. E, invece, se n'è fatto un "dramma". I fuoriclasse, e parlo anche di Federer, Nadal e Djokovic, perdevano una media di 8 - 10 - 12 partite l'anno. Dunque è normalissimo possano arrivare delle sconfitte. Quante partite ha perso lui quest'anno? Cinque. Bisogna "educare" chi si è avvicinato al tennis da poco a interpretare i risultati negativi e, soprattutto, ci vuole - da parte di tutti quanti - maggior equilibrio nell'analisi. Arriverà qualche altro risultato negativo da qui a fine anno? Sì, e allora? A parte che sono assolutamente convinto che, se non vincerà i tornei a cui parteciperà, arriverà almeno in finale, ma poi sarebbe assolutamente in linea con i numeri dei più grandi di sempre di questo sport".
Sui social è scoppiata la polemica riguardo l'assenza - totale - delle istituzioni in tribuna in occasione della finale.
"Posso capire che non vi fossero la premier o ministri vari, la cui presenza avrebbe potuto essere anche strumentalizzata. Ma io dico: il presidente del Coni dove era? Le istituzioni, politiche e sportive, avrebbero dovuto confrontarsi e mandare un rappresentante. Punto. Poi il Coni s'indigna quando Sinner non va alle Olimpiadi, a cui tra l'altro ha dovuto rinunciare per un problema fisico e non ha "voluto" non andare e tutti gridano allo scandalo quando non va dal Presidente della Repubblica dopo che, tra l'altro, c'era già stato. Ma lasciamolo in pace 'sto ragazzo: nel tempo libero sarà padrone di fare quello che vuole? E, soprattutto, che ci si comporti in maniera coerente".
Scusi, infine, come si dice "No tripe for cats" in spagnolo? Perché è ormai diventato un "tormentone".
"Ah non lo so - conclude divertito Bertolucci -. Certo è che ci siamo goduti la vittoria anche in postazione. A fianco di noi (lui, Elena Pero e Ivan Ljubicic, ndr) c'erano i commentatori spagnoli ed è stato un lungo gioco di sguardi. Sguardi pazzeschi. E' stata doppia soddisfazione, doppia gioia, doppia emozione Ah, a proposito: si scrive "tripe", non "trips". Il senso è che, quando questo ragazzo gioca come sa, non ce n'è per nessuno al mondo".












