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Trento
12 agosto | 21:29

"Senza il quarto posto nei 5mila non ci sarebbe stata la medaglia d'argento. Mi sembra ancora di vivere un sogno". Il ritorno in Trentino di Nadia Battocletti

"A 600 metri dall'arrivo mi sono resa conto che sì, c'era la possibilità di fare qualcosa d'importante e mi sono detta: "stavolta non mi scappate". Ma ho accantonato subito il pensiero del risultato e mi sono concentrata sul momento. Ai 300 dall'arrivo sentivo le gambe che spingevano forte e che stavo ancora andando a tutta" . Ad accoglierla il Governatore Maurizio Fugatti, la vice presidente Francesca Gerosa e la presidentessa del Coni Trento, Paola Mora

TRENTO. Nadia Battocletti ha conquistato la medaglia d'argento nei 10mila metri alle Olimpiadi di Parigi non solamente perché è fortissima.

 

In quello che è un risultato straordinario, che ha pochissimi eguali (forse tre) nell'ultracentenaria storia dell'atletica leggera italiana, non ci sono solamente le doti atletiche - fuori dal comune - di una ragazza di 24 anni che ha compiuto un'impresa memorabile. C'è anche molto, moltissimo, di quello che Nadia ha dentro la testa e il cuore.

 

Umiltà, sincerità, serenità e passione. Tantissima. Il suo "volevo ancora dive Olimpiadi",rtirmi alle anche se papà Giuliano, il suo tecnico e mamma Jawhara, ex mezzofondista che dunque anche lei conosce bene le dinamiche della pista, le avevano sconsigliato di partecipare ai 10mila metri causa il dolore al tendine, è la perfetta sintesi del pensiero della 24enne di Cavareno. Che ai Giochi Olimpici è andata per spingere, certamente sì, ma anche per imparare e divertirsi.

 

E, proprio il quarto posto nei 5mila, con "tira e molla" legato alla squalifica, poi annullata, della keniota Kipyegon è stata la "benzina" che ha alimentato ulteriormente il motore di Nadia Battocletti. "Senza quel quarto posto non ci sarebbero stati probabilmente i 10mila metri e non sarebbe arrivata questa medaglia. Se avessi vinto il bronzo non mi sarei "buttata" nell'altra gara come ho fatto" racconta lei con incredibile tranquillità.

 

Tutti l'aspettavano: dalle massime autorità politiche provinciali (il Governatore Fugatti ha sottolineato come "anche dopo le imprese nei 5mila e nei 10mila ha mantenuto intatta la sua semplicità, la consapevolezza delle sue forze, senza dimenticarsi mai di ringraziare i suoi genitori e il territorio da dove proviene", mentre la vice presidente Francesca Gerosa ha ricordato che "Nadia ha successo anche nello studio, un motivo in più per essere d'esempio nei confronti dei piccoli atleti che crescono nelle associazioni del nostro territorio, sostenute anche dai tantissimi volontari. Sono davvero emozionata: nella nostra società è cosa sempre più rara, ma una delle prerogative dello sport è anche quella di far emozionare le persone") a quelle sportive.

 

Con un nugolo di giornalisti che raramente si è visto a Trento in passato per un singolo atleta locale. Certo, quando mai un trentino era riuscito a conquistare una medaglia d'argento in un gara che, dal 2008 è stata un "affare" sempre tra Etiopia e Kenia, con qualche "inserimento" da parte di atlete che correvano per altri paesi dopo essere state naturalizzate.

 

Alla Sala "Rusconi" del Coni di Trento è stata festa grande per "StraordiNadia". Che, a differenza di quanto avrebbe fatto il 99% degli atleti, non si è presentata con la medaglia al collo. Lo splendido argento era custodito nel borsello ed è stato estratto solamente dopo che Paola Mora, presidentessa del Coni Trento, le ha chiesto d'indossarla.

 

Nadia, quando ha capito che c'era la possibilità di compiere un'impresa e centrare un risultato pazzesco.

"A 600 metri dall'arrivo mi sono resa conto che sì, c'era la possibilità di fare qualcosa d'importante e mi sono detta: "stavolta non mi scappate". Ma ho accantonato subito il pensiero del risultato e mi sono concentrata sul momento. Ai 300 dall'arrivo sentivo le gambe che spingevano forte e che stavo ancora andando a tutta. Sono anche molto contenta della scelta tattica, azzeccata, che ho fatto: restare all'interno è sempre pericoloso ma ero nella scia di un'atleta molto veloce e seguendola sono uscita dalla confusione".

 

Ha corso con il dolore al tendine. Adesso come sta?

"Adesso mi aspetta una settimana di stop di defaticamento e per far sì che l'edema si riassorba. Dovrò certamente fare una risonanza. Abbiamo dovuto "impacchettare" tutto in fretta a Parigi, macchinari compresi e dunque non c'è stato tempo per fare alcuna terapia. Avevo due gare in programma, una l'ho già annullata (i 3mila a Losanna, ndr), vediamo per i 1.500 al Golden Gala di Roma. Adesso devo recuperare le forze".

Anche perché negli ultimi tre giorni supponiamo non abbia dormito molto.

"Complessivamente credo non più di nove ore - risponde ridendo -. La sera della medaglia proprio zero, ieri (domenica, ndr) c'è stata la cerimonia di chiusura e oggi siamo partiti di buon mattino. Sto un po' arrancando infatti, ma è meraviglioso essere qui e respirare tutto questo entusiasmo".

 

Ci racconta come riesce ad essere sempre lucida e perfetta nelle dichiarazioni, anche quelle post gara dopo una medaglia mancata o dopo lo straordinario argento conquistato?

"Quando entro in gara sono concentrata al massimo su quello che devo fare. Poi, nonostante l'adrenalina e la stanchezza, è normale riacquistare la lucidità".

 

A Cavareno la festa prosegue quasi ininterrottamente da venerdì sera.

"Anche loro, poverini, hanno dormito poco. Sono stati straordinari e mi hanno fatto sentire un affetto incredibile, soprattutto dopo il quarto posto nei 5mila ".

 

A proposito: dopo il quarto posto nei 5mila lei era contenta anche del quarto posto.

"Sì, perché avevo fatto una bellissima gara e corso come volevo in una prova dall'elevatissimo livello tecnico. Sapevo di valere certi tempi, ma un conto è esserne convinti, un altro realizzarli in pista, per di più in una finale olimpica".

 

Cosa vuol dire conquistare un argento olimpico?

"Non me ne rendo ancora conto, mi sembra di essere in un sogno e, ogni tanto, è ancora più irreale, perché è un sogno che sta durando tantissimo".

 

E, invece, è tutto vero. Meravigliosamente vero. Straordinariamente vero. In una parola: StraordiNadia.

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