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Trento
23 novembre | 20:01

Delirio Italia: Cobolli e Berrettini "mostruosi", stendono la Spagna. Gli azzurri vincono la terza Coppa Davis consecutiva ed entrano nella storia del tennis

Anche senza Sinner e Musetti, la Nazionale italiana si conferma la più forte del mondo: superata per 2 a 0 la Spagna nella finalissima di Bologna grazie a due prove "mostruose" di Berrettini (che domina Carreño Busta) e Cobolli, che piazza una strepitosa rimonta contro Munar, che nel primo set si era imposto 6-1. Nel tennis moderno mai nessuno aveva vinto tre Davis consecutive

BOLOGNA. E sono tre. Di fila. Italia Caput Mundi: come gli azzurri nessuno mai nel tennis moderno.

 

Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, dopo Austria e Belgio, "ribaltano" anche la Spagna e regalano all'Italia la terza Coppa Davis consecutiva, dopo quelle conquistate nel 2023 e nel 2024, la quarta della storia.

 

Diciamolo chiaramente e nessuno, dalla Groelandia alla Terra del Fuoco, dalle Hawaii a Tonga, può nemmeno lontanamente smentire il grido che si eleva altissimo da ogni angolo della Penisola: l'Italia del tennis è, per distacco, la squadra più forte del mondo. La Numero Uno, a lettere maiuscole, la dominatrice incontrastata del pianeta.

 

Non ci sono "sua maestà" Jannik Sinner e nemmeno Lorenzo Musetti, numero 8 al mondo? Ma che problema c'è, visto che abbiamo otto - dicasi otto - atleti tra i primi 100 al mondo e una coppia di doppio pazzesca?

 

Ecco, allora, che la terza Coppa Davis di fila è "griffata" da due romani, Flavio Cobolli e Matteo Berrettini, il terzo e il sesto nella "scala gerarchica" azzurra, due che la maglia azzurra la "sentono" come pochi. E l'hanno dimostrato, a suon di vittorie, di "magie", di imprese, infiammando il pubblico dell'Unipol Arena, ribattezzata per l'occasione "SuperTennis Arena", che li trascina verso un'impresa destinata ad entrare nella storia.

 

E, forse, visto che stavolta mancavano il fuoriclasse dei fuoriclasse e un campione da "Top Ten", questa Davis vale ancora di più delle precedenti. E il minimo (anzi, massimo) comune denominatore è il capitano, il ct, il condottiero, chiamatelo come volete, quel Filippo Volandri che non si è perso d'animo nemmeno per un secondo quando ha saputo di non poter contare sulle sue due stelle più luminose.

 

Ha scelto bene, ha rinunciato a Darderi (che è numero 26 al mondo e sarebbe stato il "più forte" del 90% delle squadre qualificate alle Finals), si è affidato a Berrettini (preferito anche a Sonego) e a Cobolli e non ha sbagliato una scelta che sia una. Insomma, anche lui un fuoriclasse.

 

Nel tennis moderno nessuno ha fatto come l'Italia ma, per trovare un tris consecutivo di successi in Coppa Davis, bisogna tornare addirittura al 1970, quando gli Stati Uniti vinsero il terzo titolo di fila (che diventarono addirittura cinque, visti i trionfi anche nel 1971 e 1972). Sono passati, dunque, 53 anni dall'ultima "striscia" di almeno tre vittorie, ma quello era decisamente un "altro" tennis, visto che non esisteva nemmeno il "ranking".

 

Oggi è un'altra storia e l'Italia, con il pennino d'oro, sta scrivendo una pagina destinata a restare per sempre. C'è stata la "Generazione di Fenomeni" del volley, adesso è arrivata quella del tennis.

 

BERRETTINI, "THE HAMMER", ASFALTA CARREÑO BUSTA.

 

Ad aprire le danze era stato uno straordinario Matteo Berrettini che, dopo aver vissuto da tifoso il trionfo del 2023, lo scorso anno aveva trascinato, assieme a "sua maestà" Sinner, l'Italia alla seconda vittoria di fila, con due vittorie in singolare (contro l'australiano Kokkinakis e l'olandese van de Zandschulp) e il successo in doppio con l'amico Jannik nella sfida decisiva dei quarti contro l'Australia.

 

Senza il fuoriclasse di Sesto e Musetti, Berrettini è stato il leader - in campo e fuori - dell'ItalTennis: tre partite, tre vittorie, sei set conquistati e nemmeno uno lasciato per strada.

 

Dopo aver battuto l'austriaco Rodionov nei quarti (6-3, 7-4), in semifinale si è sbarazzato il belga Collignon 6-3, 6-4 in semifinale e oggi ha sfoderato un'altra prestazione ancora più solida, ai limiti della perfezione.

 

"The Hammer" ha ribaltato Carreño Busta in due parziali (6-3, 6-4), dominando letteralmente il match dal primo all'ultimo scambio, non concedendo alcuna palla break all'avversario, chiudendo con 13 aces e oltre l'80'% sulla "prima" di servizio.

 

Insomma, un Berrettini strepitoso, che sta tornando sui livelli del 2021, quando raggiunse la finale di Wimbledon, arrendendosi solamente a Djokovic dopo quattro set e dopo aver vinto il primo parziale.

 

La partita contro lo spagnolo ha avuto pochissima storia, con l'iberico che le ha provate tutte per restare nel match, ma dall'altra parte della rete c'era un "martello" clamoroso: break nell'ottavo gioco del primo set con il romano, oggi 56 del mondo (ma non fa testo: se sta bene vale ampiamente un posto nei primi 20), che va 40-0 sul servizio dell'avversario, che si salva per due volte con il servizio, ma poi cede la battuta dopo affondo e volée di Berrettini, che nel game successivo chiude i conti.

 

Stessa musica nel secondo set: equilibrio per otto games (ma con lo spagnolo che deve faticare le proverbiali sette camicie), poi break di Matteo, che non fa alcun sconto perché è in modalità "cannibale": 6-4 e finale messa in discesa da un tennista che, se starà bene, tornerà presto nella "Top 20".

 

COBOLLI, DAL BARATRO ALL'APOTEOSI.

 

Entusiasmo alle stelle la "SuperTennis Arena" è una bolgia infernale e tocca a Flavio Cobolli, numero 22 del ranking e "numero 1" della formazioni azzurra. Nei quarti il tennista romano (come Berrettini) aveva travolto 6-1, 6-3 il malcapitato austriaco Misolic, in semifinale - invece - ha firmato una delle imprese più che epiche nella storia della Coppa Davis.

 

Vinto il primo set 6-3, ha ceduto poi a Bergs il secondo parziale (6-7) e, nella e decisiva frazione, ha trionfato nel tie break più lungo di sempre della storia della Davis, imponendosi 17-15 dopo aver annullato cinque match point.

 

E dire che il match era iniziato nel peggiore dei modi per un Cobolli estremamente contratto e nervoso, mentre dall'altra parte della rete Jaume Munar, numero 36 al mondo, faceva tutto e benissimo. Risultato? Set assolutamente senza storia: servizio, break, servizio e break per lo spagnolo, che si porta 4 a 0 in poco più di un quarto d'ora.

 

Cobolli ha la possibilità di accorciare, ma Munar annulla cinque palle break (5-0), il romano si salva dal "bagel", ma poi cede 1-6. E, al ritorno in campo, il baratro sembra essere senza fine: subito break per lo spagnolo, che perà non ha fatto i conti con la determinazione del numero 22 al mondo, che piazza subito il controbreak e poi sale di tono. 

 

Si arriva così al tie break (con Cobolli che non riesce a concretizzare quattro set point nel 12esimo game), dove Flavio domina lo scambio e s'impone 7-5, dopo che Munar era riuscito - affidandosi ancora al servizio - ad annullare altre due palle set.

 

Si riparte nel terzo parziale: lo spagnolo continua a giocare al massimo, ma Cobolli c'è, eccome se c'è e risponde colpo su colpo, supportato da un pubblico straordinario. Entrambi picchiano forte al servizio. Si arriva così al 5-5 ed ecco la "spallata", di quelle che cambiano la storia, anzi che scrivono la storia.

 

Game perfetto del romano, che piazza il break (6-5), tirando forte e sempre con coraggio. Ecco, allora, che l'azzurro va a servire per il match.

 

E, allora, non può che finire con l'urlo di Cobolli, il pubblico di Bologna tutto in piedi e un Paese intero che esulta: siamo i numeri 1.

Nando Martellini avrebbe detto: "Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo". Ed è proprio così: è tutto vero, è tutto incredibilmente vero. Tutto meraviglioso.

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