Insulti razzisti: 12 giornate di squalifica ad un giocatore del MolvenoSpor. La società: "Ricostruzione assolutamente falsa, fatti travisati. Lo dimostreremo: abbiamo i video"
"Confidiamo che i protagonisti di tale vicenda surreale forniscano responsabilmente la ricostruzione corretta di quanto accaduto, correggendo quanto di sbagliato è stato detto e scritto, in modo da evitare una gogna mediatica per la nostra società e per il nostro giocatore che risulterebbe tanto grave quanto ingiusta" scrive il MolvenoSpor in una nota ufficiale. E la vicenda pare destinata ad approdare in Tribunale. Non solamente a livello sportivo

TRENTO. Dodici giornate di squalifica. Perché "al termine della gara, spintonava un giocatore avversario, rivolgendosi nei suoi confronti con ripetute ingiurie ed offese dall'inequivocabile contenuto discriminatorio per ragioni di razza. Tale condotta integra la violazione degli articoli 38 e 28, commi I e II, del Codice di Giustizia Sportiva".
La stagione - salvo l'accoglimento del reclamo che verrà certamente presentato - del calciatore del MolvenoSpor Riccardo Nicolussi al momento può dirsi conclusa anzitempo, anche se mancano ancora 12 turni al termine del campionato di Promozione, la massima categoria a carattere provinciale, la sesta nella gerarchia del calcio italiano.
L'attaccante molvenese dovrà restare ai box sino al termine del campionato e anche per la prima gara della prossima annata dopo la squalifica che gli è stata inferta dal Giudice Sportivo, in seguito a quanto accaduto pochi secondi dopo il fischio finale della sfida di domenica scorsa contro la capolista Union Trento.
Tra Nicolussi e Yassir Dsiri, difensore della squadra del capoluogo, c'è stato un "incontro ravvicinato" certamente non amicale, sono volati insulti e c'è stato anche un corpo a corpo, tanto che anche il giocatore dell'Union Trento è stato fermato per due turni in quanto "a gara terminata, in reazione alla condotta discriminatoria dell'avversario, lo spintonava con il petto, facendolo cadere".
Cosa esattamente Nicolussi abbia detto a Dsiri lo sanno solamente i due protagonisti dell'episodio e la terna arbitrale (o almeno uno dei tre componenti), visto che il Giudice Sportivo ha valutato i fatti in base a quanto scritto sul referto dal direttore di gara e dai suoi assistenti.
Che, viene lecito chiedersi, se hanno assistito allo "scambio" di spintoni tra i giocatori (sì, deve essere stato così visto che sul referito hanno riportato i fatti che sono serviti al Giudice per ricostruire l'accaduto), perché non hanno provveduto ad espellerli entrambi immediatamente? Il cartellino rosso, è bene ricordarlo, può essere estratto mentre gli atleti si trovano all'interno del recinto di gioco, anche se la gara è terminata.
In tutto questo il MolvenoSpor non ci sta assolutamente. Anzi, preannuncia ricorso e - con una nota pubblicata sui propri canali - parla di ricostruzione "assolutamente falsa" e che "i fatti sono stati travisati, come saremo in grado di dimostrare".
"Abbiamo da poco appreso che il nostro atleta è stato squalificato dal Giudice Sportivo per ben 12 giornate - si legge nella nota integrale -, alla luce di quanto riportato nel referto arbitrale. Ebbene, dobbiamo ribadire che tale ricostruzione è assolutamente falsa e che i fatti sono stati travisati, come saremo in grado di dimostrare. La società Molvenospor condanna fermamente ogni forma di razzismo e promuove da sempre i valori del rispetto, dell’inclusione e della lealtà sportiva. Non potremmo mai tollerare comportamenti discriminatori, anche perché tra i nostri tesserati vi sono atleti di diverse origini, che consideriamo una risorsa non solo sotto il profilo sportivo, ma anche culturale e sociale. Per questo, presenteremo ricorso contro questa decisione, affinché venga fatta giustizia e venga tutelata l’integrità della nostra società e del nostro tesserato".
Ma non è finita, perché il club, nato dalla fusione tra Molveno e Spormaggiore e promosso in Promozione al termine della scorsa stagione, dopo la vittoria nello spareggio contro l'Altavalsugana, ha diramato un lungo comunicato, che riportiamo integralmente.
"Domenica la nostra prima squadra - queste le parole della società -, che disputa il campionato di Promozione, ha compiuto un’impresa sportiva straordinaria battendo la capolista Ravinense, in inferiorità numerica per quasi tutto il secondo tempo. Una vittoria che ci permette di continuare a sperare nella salvezza, un obiettivo che appariva solo un miraggio fino a qualche settimana fa. Era stato un pomeriggio quasi “perfetto”, con un’unica macchia consistita in una scaramuccia avvenuta alla fine della partita, con un giocatore della squadra avversaria che - dopo essersi reso responsabile di diversi comportamenti censurabili in campo - aveva reagito nervosamente ai festeggiamenti dei nostri giocatori. Si era trattato, peraltro, di un evento certamente spiacevole, ma piuttosto frequente su tanti campi di calcio. Ciò non aveva peraltro rovinato il clima, tanto che, dopo la partita, molti tra i dirigenti e i giocatori di entrambe le squadre si erano trattenuti per quasi due ore nel bar della nostra Società nel classico “terzo tempo”, trascorso in grande serenità e senza alcuna polemica. Solo in serata, in una trasmissione locale sportiva, l’allenatore della Ravinense aveva sorprendentemente riferito che durante la partita ad un giocatore della sua squadra, di origine algerina, sarebbero stata rivolte delle espressioni “sgradevoli”. Detto giocatore, intervistato poi da un giornalista della carta stampata, aveva dichiarato di essere stato vittima di insulti razzisti, e nello specifico di essere stato appellato “scimmia” da un giocatore del Molvenospor. Abbiamo da poco appreso che il nostro atleta è stato squalificato dal Giudice Sportivo per ben 12 giornate, alla luce di quanto riportato nel referto arbitrale, con la terna arbitrale che asserisce che egli “al termine della gara, spintonava un giocatore avversario, rivolgendosi nei suoi confronti con ripetute ingiurie ed offese dall'inequivocabile contenuto discriminatorio per ragioni di razza". Ebbene, dobbiamo ribadire che tale ricostruzione è assolutamente falsa e che i fatti sono stati travisati, come saremo in grado di dimostrare, anche tramite dei video che sono stati registrati. Naturalmente proporremo ricorso avverso l’ingiusta sanzione sportiva, ma sin d’ora confidiamo che i protagonisti di tale vicenda surreale forniscano responsabilmente la ricostruzione corretta di quanto accaduto, correggendo quanto di sbagliato è stato detto e scritto, in modo da evitare una gogna mediatica per la nostra società e per il nostro giocatore che risulterebbe tanto grave quanto ingiusta. Concludiamo affermando con la massima serietà che l’episodio riferito, laddove si fosse realmente verificato, avrebbe meritato la nostra più ferma e sincera condanna; proprio per la portata dell’accusa abbiamo voluto approfondire la questione ed abbiamo accertato come si sono realmente i fatti, prima di esprimere, con la presente nota, la nostra posizione. La società Molvenospor promuove i valori del rispetto, dell’inclusione e della lealtà sportiva e non potrebbe tollerare comportamenti razzisti, o comunque discriminatori, dei propri tesserati, tra i quali - è bene sottolineare - vi sono atleti che hanno origini diverse e la cui presenza è sempre stata considerata una risorsa, non solo sotto il profilo meramente sportivo, ma anche sotto quello culturale e sociale, per una reale crescita dei propri ragazzi".
La vicenda non è certamente terminata qui. Anzi e la sensazione - per non dire la certezza - è che approderà in Tribunale. Non solamente quello sportivo, perché pare che, sia il MolvenoSpor che Nicolussi, siano pronti a ricorrere alla giustizia ordinaria.












