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Trento
17 agosto | 22:36

"Punto alla classifica generale di Coppa del mondo. Olimpiadi? Senza medaglie sarei deluso", Giacomel mira in alto e lancia Wierer portabandiera: "Se lo meriterebbe"

Il trentino classe 2000 ha intenzioni bellicose in vista della stagione di biathlon 2025-26: obiettivi ambiziosi per il leader assoluto del movimento maschile, che intervistato da il Dolomiti rivela che ai Giochi olimpici ad Anterselva punta a più di una medaglia e che vuole dire la sua anche in ottica classifica generale di Coppa del mondo

(foto Milano-Cortina CONI)
(foto Milano-Cortina CONI)

TRENTO. Ha assaporato il gusto dolce della vittoria, ha saputo dare continuità al suo rendimento, ha indossato senza fare una piega i panni del leader tecnico ed emotivo del biathlon italiano: e allora non sorprende che dopo una stagione 2024-25 da assoluto protagonista, Tommaso Giacomel si senta pronto a fare un ulteriore passo in avanti

 

A 25 anni, il fenomenale atleta di Imer sente di avere tutte le carte in regola per puntare al massimo: quando dice di poter vincere, quando esprime i suoi ambiziosi obiettivi, Giacomel esprime una convinzione profonda. Non sono "sparate", tanto per capirsi. Ma obiettivi concreti e sensazioni autentiche.   

 

L'estate intanto Tommaso la sta passando a spingersi al limite in allenamento e guardare un sacco di sport in tv: dal mito Sinner che in questi giorni gioca di sera ed è più facile da seguire "live", alla Formula 1, dove però le sue amate Ferrari non stanno brillando, per usare un eufemismo. 

 

"Intanto - racconta a il Dolomiti in un raro momento di pausa tra un allenamento e l'altro - rispetto all'anno scorso mi sento molto meglio. Più o meno a questo punto della preparazione ero alle prese con gli effetti di una brutta caduta in mountain bike che mi era 'costata' alcuni punti di sutura sul viso, che mi aveva fatto perdere giorni preziosi di allenamento ed aveva un po' rallentato tutte le operazioni". 

 

BREAKOUT SEASON.

 

La stagione 2024-25 in ogni caso è stata significativa sotto molti punti di vista per il 25nne di Imer, che dopo un primo mese e mezzo di stagione zoppicante (soprattutto a causa di percentuali al poligono deficitarie) ha inserito le marce altissime viaggiando di fatto alla pari con i primi della classe: e così è arrivata la tanto attesa prima vittoria individuale in Coppa del mondo e una lunga serie di podi, piazzamenti e prestazioni "monstre". 

 

"Sì, la stagione è andata bene, certo che avessi fatto anche quel primo mese... Vabbè inutile avere rimpianti, va bene così. Non si può avere tutto. Quello che sono riuscito a fare dalla tappa di Ruhpolding in poi, dopo la mia prima vittoria, è stato qualcosa che era difficile da prevedere anche per me. Anzi, molto difficile. In questo sport, e con il livello di competitività della Coppa del mondo maschile, fare 10 piazzamenti consecutivi in 'Top 6'  è tanta roba. E in quella striscia c'erano se non sbaglio 6 podi. Credo che da Ruhpolding in poi a livello di punti per la classifica generale mi abbia battuto solo Laegreid (il norvegese campione in carica, ndr). Riparto da qui, è il genere di rendimento che voglio esprimere nella stagione ormai alle porte. Sono felice, perché è solo l'inizio". 

(foto IBU) 

 

Giacomel è così. Ambizioso, metodico, ossessionato. "Mah, a dire la verità no, non direi 'ossessionato' da quello che faccio. Sono uno competitivo, sì, ho uno fuoco agonistico sempre acceso. Ma credo di essere estremamente consapevole di quello che faccio: la costanza è tutto, nello sport. La disciplina è più importante del talento. La motivazione va e viene, ci sono giorni in cui non avresti voglia di allenarti o di spingere al massimo, ma l'eccellenza è una sfida con sé stessi che non conosce pause. Il biathlon mi piace, ma ancora di più mi piace quella sensazione di sfida quotidiana. Amo competere". 

 

COPPA DEL MONDO, OLIMPIADI E... FRATELLI RITIRATI. 

 

L'aria di novità che si respira avvicinandosi alla nuova stagione è anche figlia del sorprendente ritiro di Johannes Boe, il norvegese vincitore di tutto negli ultimi anni: "È strano pensare che non ci sia più come avversario, sì. Sarà ancora più strano una volta che cominceranno le gare di Coppa del mondo. Quando un dominatore del genere si fa da parte si aprono nuovi scenari e c'è un po' di incertezza: ma di una cosa sono sicuro, il biathlon senza di lui non sarà noioso, ve lo assicuro. L'assenza di Johannes, così come del fratello Tarjei che era un altro fenomeno assoluto, si farà sentire. Io lo dico senza tanti giri di parole, comincio la stagione con l'obiettivo di vestire il pettorale giallo, di vincere la classifica generale di Coppa del mondo. O di essere almeno tra i primi 3. So che è un obiettivo molto grande e ambizioso, ma mi sento pronto. Fare 'classifica' per vincerla è complicatissimo, impone di affrontare 4 mesi di stagione al massimo della condizione senza potersi concedere passi falsi, serve una continuità di rendimento eccellente. Mi sto allenando giorno dopo giorno per migliorarmi, migliorarmi, migliorarmi: la concorrenza non mancherà di certo, in tanti si sentiranno pronti a prendersi la sfera di cristallo. Io parto per batterli tutti, poi vedremo come andrà".

 

Sono tanti in effetti i pretendenti alla "corona" di Johannes Boe, anche se lo scorso anno alla fine la Sfera di cristallo se l'è portata a casa un altro norvegese, Sturla Laegreid, che per continuità di rendimento e qualità al poligono rimane l'uomo da battere. "Laegreid parte da campione in carica, ma io dico che il favorito sulla carta è un altro: è Eric Perrot. La sua forza? Essere un francese atipico, non pieno di orgoglio nazionalista: per metà è norvegese, diciamo che questo gli dà una marcia in più caratteriale e 'genetica'. Credo che sarà lui l'uomo da battere sul lungo periodo, la sua crescita al poligono e sugli sci lo mette in traiettoria per una stagione da assoluto protagonista. Poi certo, ci sono tutti i norvegesi che di certo non spariscono solo perché mancano i fratelli Boe e il resto della compagnia. Vedremo, sarà una stagione in cui peserà anche la 'distrazione' olimpica". 

 

In effetti quando parla di obiettivi per la nuova stagione Giacomel rimane focalizzato quasi completamente sulla Coppa del mondo, una "maratona" da 21 gare individuali spalmate su 4 mesi di competizione; meno pensieri, in questo momento, su un obiettivo affascinante ma più imprevedibile come le Olimpiadi che andranno in scena a febbraio ad Anterselva. "Diciamo che in quel tipo di manifestazioni in cui ci si gioca tutto in singole gare e nel giro di pochi giorni c'è meno possibilità di avere controllo del proprio destino: se riuscirò a centrare l'obiettivo di avere costanza di rendimento per tutta la durata della Coppa del mondo, significherà che mi presenterò alle Olimpiadi con tutte le carte in regola per ottenere risultati di prestigio. Parliamoci chiaro, se torno a casa da Anterselva senza medaglie (e sto usando volutamente il plurale) sarò molto deluso. Avere questi Giochi nel tempio del biathlon italiano ed internazionale, una location di gara che mi piace ed è molto adatta alle mie caratteristiche, è davvero una figata. La pista è ondulata, ma non ha salite troppo ripide per me che sono un atleta potente e piuttosto 'pesante' rispetto ad altri, il poligono mi piace, il posto è stupendo. In questo periodo di preparazione ovviamente tra compagni un po' se ne parla, di queste Olimpiadi in arrivo, ma io cerco sempre di cambiare discorso ed evitare l'argomento... È ancora presto per spendere energie mentali facendo troppi pensieri su quello che sarà, preferisco restare ben incollato al momento presente e lavorare duro. Al resto penseremo più avanti: ad Anterselva saliremo con tutto il gruppo di lavoro a settembre, ci alleneremo in quota per un paio di settimane".

 

SPERANZE E CERTEZZE AZZURRE.

 

Poi a partire da novembre si farà sul serio: e il biathlon azzurro oltre che sul trentino classe 2000 spera di ritrovare ai vertici del movimento anche una campionessa assoluta come Lisa Vittozzi, al rientro alle competizioni ufficiali dopo un anno di stop per problemi fisici. "Ho visto i risultati del Blinkfestivalen, sono contento che abbia vinto e abbia avuto buone prestazioni, non avevo grossi dubbi che avrebbe fatto bene: Lisa è forte, ha saltato una stagione ma se trova una buona condizione psicofisica è tra le migliori del mondo. A proposito della qualità del suo biathlon nessuno può dire nulla". 

 

A proposito di campionesse, con il gruppo maschile si sta allenando anche una certa Dorothea Wierer, ormai alla "last dance" di una carriera clamorosa che ci chiuderà a meno di colpi di scena proprio sulle sue nevi di casa ad Anterselva. "Doro si sta allenando con un entusiasmo e una voglia pazzesca - riprende Giacomel -, ogni tanto secondo me fa un po' l'errore di 'contare i giorni' che mancano all'appuntamento olimpico. Ma ovviamente ha dalla sua parte una grande esperienza, la consapevolezza di sé e dei suoi limiti, il grande lavoro di questi anni che le permette di avere un motore ancora veramente potente. Certo avrà i suoi alti e bassi, magari salterà qualche tappa di Coppa del mondo per dare tutto quello che le rimane in un'Olimpiade che per lei più che per chiunque altro è letteralmente in casa. In allenamento ci sono giorni in cui fa fatica ma altri in cui è impressionante: quando va forte va veramente forte. Wierer portabandiera azzurra di Milano-Cortina 2026? Beh, perché no? Se lo meriterebbe. Ha un palmarès di un certo peso, è un'atleta vincente e carismatica. Se fosse lei la portabandiera della spedizione azzurra non ruberebbe niente a nessuno, anzi. Poi certo le alternative non mancano. I primi che mi vengono in mente sono Federica Brignone, Davide Ghiotto e anche Pietro Sighel che nello short track ormai è una stella internazionale. Staremo a vedere. Ci divertiremo". 

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