"I risultati arrivano solo con la costanza", dalla Valtellina al Camerun fino alla maratona di Tokyo. Martina Festoli si racconta: "Esperienza quasi meditativa"
La runner 32enne Martina Festoli, cresciuta in Valtellina, è stata la terza migliore italiana in gara alla maratona di Tokyo e si racconta a il Dolomiti: "La mia prima gara in Giappone un’esperienza incredibile, lavoro e mi alleno in Camerun dove vivo assieme alla mia famiglia"

SONDRIO. Una laurea in giurisprudenza, la vita professionale in Camerun e la grande passione per la corsa. C'è anche un po' di Sondrio tra i protagonisti della maratona di Tokyo, andata in scena la scorsa domenica: la terza migliore italiana in gara è stata la runner Martina Festoli, 32enne nata a Lecco ma cresciuta in Valtellina a Berbenno, che ha tagliato il traguardo con un tempo di 3 ore, 6 minuti e 26 secondi.
"Una prova che è stata molto importante per me, perché arrivavo da alcune gare che non hanno rispecchiato esattamente quello che sentivo di valere, mentre ora questo tempo mi da fiducia e mi fa capire che sono sulla strada giusta".
Queste le parole della runner Lombarda che, raggiunta da il Dolomiti, racconta l'esperienza nipponica e si racconta: dalla grande passione per la corsa "iniziata casualmente" alle sue scelte di vita, intrecciate indissolubilmente con lo sport, che l'hanno portata a volare in Camerun, Paese d'origine di sua madre, dove da qualche anno vive e lavora nell'azienda del padre.
Ma partiamo subito dalla maratona di Tokyo, che per Festoli arriva dopo quelle di New York nel 2022, chiusa in 3 ore e 47 minuti, e Berlino nel 2023, Chicago nel 2024 e Londra nel 2025.
"Come dicevo è una gara che mi ha dato grandi conferme – inizia a raccontare Festoli – perché dopo dodici settimane di preparazione ho raggiunto un tempo per me importante. Nelle gare precedenti non sono stata pienamente soddisfatta: ad esempio a Londra avevo fatto un'ottima prestazione ma a causa del grande caldo di quel giorno non avevo centrato il mio obiettivo, mentre nella mezza maratona di Valencia, ad ottobre, ero partita bene ma poi mi sono infortunata ad una caviglia dopo mezzo chilometro, riuscendo comunque ad arrivare al traguardo. La parte più difficile a Tokyo è stata tra il trentesimo e il trentacinquesimo chilometro, il momento in cui molti incontrano il famoso muro. Io però mi sentivo bene e negli ultimi chilometri sono riuscita anche ad aumentare il ritmo".
E dal risultato lo sguardo si allarga all'esperienza nipponica nel complesso, spiegando come anche l'organizzazione di una gara sportiva possa rispecchiare la cultura di un Paese.
“Per me è stata la prima assoluta in Giappone, un’esperienza incredibile: parliamo – spiega la runner – di una maratona organizzata in modo impeccabile e in cui si percepisce un'atmosfera molto particolare. Il pubblico è presente ma composto, diverso da quello americano o europeo: sentivo arrivare gli incitamenti in giapponese e la sensazione era quella di correre in una sorta di bolla, quasi un momento meditativo, che riflette un po' la cultura del Paese. L’organizzazione della gara è stata poi ottima, anche se per chi non è 'atleta elite' la fase prima della partenza richiede molta concentrazione: arrivare presto, prendere la metro, aspettare a lungo al freddo prima dello start sono tutti aspetti da considerare".
Lo sport, racconta la runner valtellinese – che apre uno spaccato sulla sua quotidianità – ha sempre fatto parte della sua vita fin da quando era giovane "quando alle medie partecipavo alle corse campestri, anche se preferivo il nuoto e il tennis". Poi lo studio, dalle superiori in Valtellina fino alla laurea in giurisprudenza a Milano, dove inizia a lavorare in banca per poi scegliere di trasferirsi in Camerun, Paese natale della madre e dove il padre da oltre vent'anni ha fondato un'azienda.
"La scelta di trasferirmi in Camerun l'ho fatta durante il covid – prosegue Festoli – e ho raggiunto mio padre che è titolare di un'azienda che si occupa di commercio internazionale, dove lavoriamo sia io che il mio compagno. Per circa otto mesi all'anno vivo lì, mentre gli altri quattro cerco di viaggiare e rientro anche a Berbenno nel sondrino, dove ho parte della famiglia e alcuni amici".
Martina Festoli scende poi nel dettaglio dell'intreccio tra vita e sport che implica anche innumerevoli difficoltà, superate proprio grazie alla grande passione che nutre per la corsa.
"La maggior parte dei miei allenamenti li faccio in Camerun – racconta – e anche se può sembrare un luogo ideale non è così: il clima è infatti molto caldo e umido e non è semplice preparare maratone a certi ritmi. Spesso mi devo alzare alle cinque del mattino per trovare condizioni un po' più favorevoli per correre. Quante volte mi alleno? Circa cinque o sei volte alla settimana: questo perché la corsa è una grande passione, anche se naturalmente la coltivo parallelamente al mio lavoro. Ho però imparato una cosa preparando le maratone: che nella vita servono soprattutto pazienza e continuità, e che o risultati non arrivano quando vuoi, ma solo se continui a lavorare con costanza".
Parlando della sua quotidianità e della sua passione per lo sport, Martina Festoli racconta poi come sia arrivata a correre la prima maratona della sua vita, a New York nel 2022.
"Dopo un periodo in cui lo sport è passato in secondo piano, tra i 20 e i 25 anni ho ripreso a correre inizialmente su distanze più brevi per poi appunto arrivare alla maratone. Com'è successo? Quasi casualmente: una domenica, parlando con mio padre e il mio compagno, ci siamo detti scherzando: 'perché non proviamo a fare la maratona di New York?' e da lì è iniziato tutto".
Infine uno sguardo agli obiettivi futuri: dal record di tempo personale alle nuove gare nel mirino.
"Il mio obiettivo è ora quello di avvicinarmi il più possibile al muro delle tre ore, che per me rappresenta un traguardo molto importante. Ma non solo: voglio anche completare il percorso delle World Marathon Majors, le sei maratone più importanti del mondo. Me ne manca una sola, Boston, per la quale ho già ottenuto il tempo di qualificazione per il 2027: sarà una gara molto dura, con tanti saliscendi, ma anche una delle più iconiche. La preparazione? Da qui alla fine dell’anno probabilmente mi concentrerò su distanze più brevi come mezze maratone, dieci e cinque chilometri, seguendo i consigli del mio coach che mi segue attraverso il centro Mapei".












