L'Italia dell'atletica leggera, dalle "polveri" alla "corazzata" mondiale. Stefano Baldini: "E' una generazione speciale: grandi atleti ma anche grandi persone"
"Nadia è speciale e, in ambito europeo è nettamente superiore a tutte le altre. Lo ha dimostrato in maniera inequivocabile. Però confermarsi non è né semplice, né scontato, questo è bene sottolinearlo. Quanto è distante dalla campionessa del mondo e olimpica Chebet? E' lì, con lei, praticamente non c'è differenza e ha margini di miglioramento ancora amplissimi. E' una generazione speciale e il movimento è cresciuto per un insieme di fattori, dal ranking al sistema dei corpi militari, che sono fondamentali per permettere agli atleti di dedicarsi solamente alla pratica sportiva"

TRENTO. Sette anni fa l'Italia dell'atletica leggera era ai minimi termini. Il movimento aveva toccato il fondo del barile e c'era pure il rischio di "scavare".
Ai Mondiali di Doha, in Qatar, del 2019, la spedizione azzurra conquistò una sola medaglia, il bronzo di Eleonora Giorgi nella 50 chilometri di marcia.
Peggio di così non si poteva fare e, tra l'altro, due anni prima a Londra il bilancio era stato il medesimo: un solo bronzo, quello di Antonella Palmisano nella 20 km di marcia. E, nel mezzo, tanto per rendere meglio l'idea, agli Europei del 2018 l'Italia si fermò appena a 6 medaglie, l'oro conquistato dalla squadra di marcia maschile, l'argento di quella femminile e della "solita" Palmisano e i bronzi di Crippa, Chiappinelli, Rachik e della 4x400 femminile.
Adesso è tutto diverso, tutto "ribaltato" e la Nazionale azzurra fa tremare il mondo e domina l'Europa, con 22 medaglie - di cui 10 d'oro - all'ultima rassegna continentale di Birmingham, un risultato mai visto.
E non è finita "qui", perché l'Italia ha tanti, tantissimi atleti in grado di competere anche a livello mondiale. Insomma, quando si parla di rassegna iridata e Olimpiadi adesso ci siamo finalmente anche noi. In tante discipline.
Siamo in un'età dell'oro? Sì, perché questa è una generazione "speciale". Parola di Stefano Baldini, lo straordinario campione olimpico della maratona ad Atene 2004, oggi tecnico e apprezzatissimo commentare per Sky Sport. E' appena tornato dall'Inghilterra dove, assieme a Nicola Roggero e il "nostro" Franco Bragagna, con l'impeccabile Federica Frola alle interviste, ha raccontato le imprese degli azzurri.
Non possiamo che partire dai due trionfi di Nadia Battocletti, che ha confermato i titoli europei sui 5mila e 10mila. Un'atleta così nel mezzofondo non l'abbiamo mai avuta.
Nadia è speciale e, in ambito europeo - esordisce Baldini - è nettamente superiore a tutte le altre. Lo ha dimostrato in maniera inequivocabile. Però confermarsi non è né semplice, né scontato, questo è bene sottolinearlo. Era la favorita, tutte le pressioni erano su di lei, ha avuto un avvicinamento non semplice, ma in gara è stata dominante, tatticamente perfetta, con il suo debordante rush finale. Due anni fa ha fatto "doppietta" a Roma, in mezzo ci sono stati i Mondiali e le Olimpiadi e lei cresciuta e si è confermata. Diciamo che lei è una di quelle campionesse che rende facili anche le cose difficili. Semplicemente: è speciale.
L'abbiamo vista commuoversi in postazione commento e non poteva essere altrimenti. Micol Majori, una "sua" atleta, ha conquistato un'incredibile terzo posto, rendendo eccezionale la serata.
Ha fatto una grande impresa perché è riuscita a mettersi alle spalle atlete più forti di lei. Negli ultimi due anni non aveva mai trovato la gara "veloce" per fare il proprio primato personale, ma non è certamente un'atleta "sconosciuta". Lo testimonia il fatto che, nel recente passato, ha vinto diverse gare, a Karlsruhe, Valencia e a Marsiglia sui 3mila. Nessuno la "aspettava" e la "temeva" e lei ha trasformato questo aspetto in un grande vantaggio. In questo momento il suo bronzo vale quanto un oro, ma sono sicuro abbia ancora importanti margini di miglioramento.
Adesso per Nadia Battocletti gli obiettivi più importanti sono i Mondiali di Pechino, in programma nel 2027 e, ovviamente, le Olimpiadi di Los Angeles tra due anni. Quanto è distante, adesso, la fuoriclasse keniana Beatrice Chebet, campionessa iridata e olimpica in carica?
Praticamente niente, nel senso che Nadia è lì, attaccata, a brevissima "distanza" da lei. C'è poi un altro aspetto: Chebet rientrerà dalla maternità e, fisiologicamente, avrà bisogno di un po' di tempo in più per tornare sui propri livelli. Lo dico per esperienza, visto che mi è capitato di allenare atlete che hanno ripreso a gareggiare dopo essere diventate mamme. Di contro va detto che la nascita di un figlio, l'evento più bello che ci sia, rappresenta un grande stimolo per un genitore. In questo momento sì lì, vicine, vicinissime e Nadia ha grandi margini di miglioramento. Sarà una sfida stupenda, sia ai Mondiali che alle Olimpiadi. E, attenzione, potrebbe arrivare qualche altra campionessa.
Ci sono giovani in rampa di lancio in grado di arrivare, in cosi breve tempo, al massimo livello?
L'Africa è una straordinaria "produttrice" di talento, anche in maniera imprevedibile e imponderabile. Quindi non è assolutamente da escludere che, da oggi al prossimo anno, sulla scena internazionale irrompa qualche altra atleta di livello mondiale. Non è pronosticabile, semplicemente, quindi potrebbe non essere più una sfida solo "a due", ma diventare "a tre", "a quattro". La certezza è che, tra le migliori del mondo, tra le fuoriclasse, ci sarà anche Nadia.
Torniamo agli Europei: ci fa un suo "speciale" podio?
No, non posso, perché non bastano tre gradini per celebrare tutte le imprese dei nostri azzurri. Più che il podio vorrei fare le "menzioni speciali". E, allora, davanti a tutti ci sono certamente "Gimbo" Tamberi e Nadia. Poi Larissa Iapichino, la 4x400 maschile e, ovviamente, Andy Diaz, anche se da quest'ultimo ci aspettavamo tutti un grande risultato. Era stato lui stesso, che nelle dichiarazioni è sempre molto diretto, ad affermare che avrebbe raggiunto i 18 metri. Eh, è complicato e non dimentichiamoci che ci siamo presentati agli Europei largamente rimaneggiati, perché diverse delle nostre "punte" erano assenti o non in perfette condizioni. Il riferimento è Furlani, Simonelli, Jacobs, Tortu e Auoani, tutti atleti da medaglia. Insomma, è stata una spedizione pazzesca, ma avrebbe potuto esserlo ancora di più.
L'oro di Tamberi è stato uno dei momenti più emozionanti dell'intera manifestazione.
Gimbo è straordinario e non solamente perché ha conquistato un oro olimpico, un oro mondiale, un oro ai mondiali indoor e quattro titoli europei, ma perché ha un'incredibile capacità di rigenerarsi sempre e di diventare dominante, anche quando non te lo aspetti. Cosa ha passato negli ultimi due anni, da Parigi a qualche settimana fa? Di tutto. Chi si aspettava avrebbe vinto? Nessuno. E, invece, all'ultimo salto è salito a 2,32, migliorando di 9 centimetri la sua miglior prestazione stagionale. E' un fuoriclasse unico. Impressionante.
In meno di un decennio il "mondo" si è ribaltato: ai Mondiali del 2017 l'Italia conquistò solamente un bronzo con Antonella Palmisano nella 20 chilometri di marcia e due anni più tardi la situazione si ripetè con la sola Eleonora Giorgi capace di vincere una medaglia, in quel caso nella 50 chilometri marcia. Adesso siamo una potenza: cosa è cambiato?
Nel 2017 e nel 2019 toccammo in fondo, così come era avvenuto nel 2005 quando, anche allora, tornammo a casa con un solo bronzo, quello vinto da Schwazer nella 50 km di marcia. La rinascita è dovuta ad un insieme di fattori e, soprattutto, oggi abbiamo tante "punte" e un livello medio molto alto, visto che noi parliamo solamente dei medagliati, ma abbiamo avuto anche tanti finalisti. Cosa è cambiato? Da quando esiste il ranking, che è basato su sistema di punti simile a quello del tennis, ai nostri non basta più partecipare solamente alle gare italiane, ma devono andare all'estero e partecipare ai meeting di altissimo livello. E, quando ci si confronta con i top, si migliora. Oggi gli atleti devono uscire dalla propria "confort zone" e prendere parte alle gare di altissimo livello.
E poi?
Contestualmente non bisogna dimenticare che alcuni Paesi, da sempre presenze importantissime nel medagliere, sia quello Europeo che anche a livello Mondiale, quali Russia e Bielorussia, non ci sono e le altre "potenze" continentali hanno smesso d'investire. Penso alla Francia, alla Spagna e alla Germania. Il nostro, invece, grazie allo straordinario contributo dei tanto vituperati corpi militari, è un sistema di semi professionismo organizzato che permette a tantissimi atleti di esserlo a tempo pieno e di potersi dedicare solamente agli allenamenti o alle gare. In giro per l'Europa il discorso è molto semplice: o sei un atleta di altissimo livello, o sei molto bravo a raccogliere sponsor, altrimenti devi andare a lavorare e non puoi dedicarti esclusivamente alla pratica sportiva. Tutti questi aspetti messi insieme sono alla base della crescita esponenziale dell'atletica italiana.
Si poteva pronosticare un boom di tale "entità"?
Io sono stato Direttore Tecnico Giovanile e per lo Sviluppo della Federazione e, assieme agli altri tecnici, ci rendevamo conto di avere a che fare con un gruppo di ragazzi di spessore, talento. Grandi lavoratori, ma anche ragazzi incredibili, intelligenti, impegnati nello studio, bravi a comunicare. Una generazione "speciale", per l'appunto. Sì, si capiva che c'erano i presupposti affinché il nostro movimento tornasse a livelli eccezionali. E così è stato e così sarà, visto che tantissimi sono giovani e hanno ancora margini di crescita, ma anche chi ha qualche anno in più, ne sono certo, avrà ancora modo di centrare risultati importanti, vedi Marcel Jacobs. Non chiamiamoli fenomeni, ma speciali. Sono speciali e sono tanti.
Cosa si potrebbe migliorare, ulteriormente?
Mah, tante cose, comunque. Faccio un esempio, visto che parlo di una disciplina che conosco bene, la maratona. In Italia non abbiamo una gara di livello mondiale: attenzione, non sto parlando dal punto di vista della partecipazione e dei numeri, perché a Roma ci sono mediamente 30mila iscritti, ma di prestigio, che possa essere da stimolo e aiuto ai nostri atleti e che richiami i migliori da ogni parte del mondo. In questo momento, parlando di mezzofondo, abbiamo Nadia, che sarebbe un traino straordinario. Non si può perdere quest'occasione. Alziamo il livello dei nostri meeting e alzeremo ulteriormente il livello dei nostri atleti, soprattutto in certe specialità.
Chiudiamo parlando di voi, i magnifici tre di Sky, Roggero, Bragagna e Baldini. Anzi quattro, considerando anche Federica Frola a bordocampo per le interviste. Quanto vi siete divertiti?
Beh, tantissimo. Prima di tutto è vero, ci siamo divertiti molto ed eravamo ben "assortiti". I dati di ascolto sono stati estremamente positivi, ci siamo "sparati" più di 40 ore di diretta, oltre a tutti gli altri contenuti. E' stato intenso, Nicola e Franco hanno capacità dialettiche che io non ho e io, rispetto a loro, sono nato e "vivo" ancora dentro il campo da gara. E' stato un grande privilegio poter raccontare agli italiani così tante imprese anche se, nel mondo dell'atletica, si raccontano le gare, i risultati, indipendentemente dalla nazionalità dei protagonisti. Se poi a vincere sono gli azzurri, beh ovviamente è molto meglio. L'obiettivo è, comunque, narrare e, per quanto possibile, contribuire a creare cultura e sportivo e quello spirito "olimpico" che dovrebbe essere alla base di ogni disciplina. Vedere l'atleta dal vivo è bellissimo, guardarla in tv è comunque molto bello. Se è stato faticoso? Ah, io sarei andato avanti un'altra settimana, ero molto più "in forma" alla fine che all'inizio.


















