Il "sogno americano" di Gabriel Santuari, da Lavis a Kansas City per giocare con la maglia dei "Roos": "Un'esperienza unica, voglio restare qui e fare il professionista"
"Tra North Carolina e Clemson, college del South Carolina, ho scelto quest'ultimo, mi sono iscritto al master in "Business Analytics" e ho indossato la maglia dei Tigers. E' stata una prima parte dell'esperienza meravigliosa. Poi, dopo tre mesi a Little Rock in USL 2, mi sono trasferito a Kansas City. E, intanto, studio Business Analytics e perfeziono il mio inglese. Il sogno? Diventare professionista qui negli Stati Uniti"

KANSAS CITY. Da Lavis a Kansas City, dalla maglia gialloblù del Trento a quella... gialloblù dei "Roos" (abbreviazione di "Cangaroos") dell'UMKC, acronimo di University of Missouri - Kansas City.
Il sogno americano di Gabriel Santuari è iniziato un anno fa, quando il giovane centrocampista trentino, cresciuto nel vivaio aquilotto e arrivato a militare anche in prima squadra, con la quale nel 2021 ha conquistato la promozione dalla serie D alla serie C, ha deciso di varcare l'Oceano Atlantico.

Un viaggio lunghissimo, impegnativo e bellissimo, fatto di un percorso di studio, lui che in Italia ha già conseguito la laurea magistrale in scienze motorie, un'esperienza di vita estremamente formativa e poi, ovviamente, c'è l'aspetto sportivo, perché Gabriel è partito dal Trentino con un preciso obiettivo: raggiungere il professionismo.
Passando, ovviamente, per il "mondo" dei college, da sempre fucina di campioni. Ed ecco, allora, che dopo mesi di contatti, call (e c'è anche chi era venuto a vederlo giocare "di persona" allo stadio "Mario Lona" di Lavis), il 25enne centrocampista dai piedi buoni ha scelto: si va a Clemson, per studiare e giocare nel campionato NCAA Division 1, il più importante d'America quando si parla di sport universitario.
"Sono partito ad agosto dello scorso anno - racconta a Il Dolomiti al termine dell'allenamento di rifinitura -, ma erano già alcuni mesi che ero in contatto con diversi college - club calcistici. Il pensiero di trasferirmi negli Stati Uniti mi balenava già in testa da anni. Come è nata la cosa? Semplice: ci sono agenzie specializzate nel "recruiting" che condividono video, immagini e le informazioni che ti riguardano su una piattaforma alla quale hanno accesso i college, che svolgono la successiva fase di "scouting". Vieni contattato direttamente dai responsabili e dai tecnici, senza procuratori o intermediari, che ti propongono un vero e proprio programma, non solamente calcistico, ma anche anche scolastico. Sì, perché qui non puoi giocare e basta, ma devi anche frequentare le lezioni, studiare e avere buoni voti. Tra North Carolina e Clemson, college del South Carolina, ho scelto quest'ultimo, mi sono iscritto al master in "Business Analytics" e ho indossato la maglia dei Tigers. E' stata una prima parte dell'esperienza meravigliosa".

Dopo aver vinto la propria Conference con Clemson e aver partecipato alla fase nazionale ("siamo usciti subito ma il livello è alto e continua a crescere, vista anche la presenza di tanti calciatori europei"), Santuari, che in Italia ha indossato anche le maglie di Levico Terme, Mori Santo Stefano, Vigasio, Luparense e Lavis, ha deciso di cambiare e si è trasferito a Kansas City, spostandosi dalla Carolina del Sud al Missouri.
"Qui la stagione del soccer dei college - prosegue nel racconto - dura da luglio/agosto sino a dicembre. Nei mesi successivi ci si allena, ma si svolgono anche tutta una serie di "provini" con le squadre sono interessate a te. T'invitano, vai, ti alleni per una settimana e vieni valutato dai tecnici. Dunque, praticamente da gennaio all'estate non ci sono impegni ufficiali. Io mi sono trasferito a Kansas City e poi dopo sono andato a Little Rock, in Arkansas, dove sono rimasto per tre mesi: la squadra locale partecipa al campionato ULS 2, che è paragonabile alla serie D italiana, quindi un torneo semi professionistico e io non volevo perdere il ritmo gara e, che fa certamente bene, tornare a confrontarmi anche con gli adulti. E' stata una bellissima esperienza anche questa: abbiamo vinto la nostra Conference e siamo approdati alla fase nazionale, dove siamo usciti al primo turno, sconfitti dal Laredo. Abbiamo giocato a pochissimi chilometri dal confine con il Messico, eravamo "cotti" e abbiamo perso 2 a 1. E poi, dopo questa parentesi, eccomi qui a Kansas City. La stagione è iniziata benissimo con due vittorie in due partite anche se la formula è assolutamente particolare. Ci sono le partite di Conference, quelle valide per il "campionato" e quelle che, invece, servono per il ranking. E' un sistema completamente diverso da quello europeo e mi piace tantissimo".

Per il 25enne trentino quella iniziata da qualche settimana sarà la stagione della "verità": terminato il Master sarà il momento di spiccare il volo verso il professionismo. E, a quel punto, dedicarsi anima e corpo al pallone.
"L'obiettivo - spiega - è quello di arrivare almeno in USL 1, la terza categoria professionistica americana dopo la MLS e l'USL Championship. Ripeto: il livello è alto e chi pensa che, MLS a parte, il resto del calcio americano sia "scadente" si sbaglia di grosso. Anzi, qui arrivano giocatori talentuosi da ogni parte del mondo, a livello di college c'è una grandissima attenzione nei confronti di tante discipline, le università investono parecchio e io l'ho vissuto. Lo scorso anno, ad esempio, è capitato che affrontassimo trasferte lunghe con jet privati. Il seguito? Dipende, a Clemson avevamo anche 6-7mila spettatori alle partite. Quest'anno sono consapevole che dovrò fare bene, mettermi in mostra per compiere un ulteriore step. Sono fiducioso, so che qualche club mi ha "attenzionato". In ogni caso completerò il percorso di studio, che si chiuderà a maggio 2027, poi spero di restare qui e iniziare il percorso nel calcio professionistico. Intanto mi prendo un Master, perfeziono l'inglese, sto conoscendo persone che arrivano da ogni parte del mondo e, a mio modo, cerco anche di raccontare quest'esperienza sul mio canale Youtube e tramite i social".

E con la nostalgia di casa, come la mettiamo?
"Con le chiamate e le videochiamate si riesce a gestire - conclude Santuari - e tutta la mia famiglia mi sta supportando tantissimo in questa che, comunque andrà a finire, è un'avventura eccezionale, sotto ogni punto di vista. L'ultima volta che sono tornato a casa? A dicembre dello scorso anno, una volta finita l'esperienza a Clemson e prima d'iniziare quella a Kansas City. Rientrerò in inverno, a distanza di un anno, con la speranza di ripartire presto per gli Stati Uniti. Il mio "sogno americano" voglio che duri ancora a lungo".














