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Paralimpiadi, per Giacomo Bertagnolli e la guida Andrea Ravelli è corsa all'oro: "Obiettivo 5 medaglie, che emozione le gare in casa: vogliamo il sostegno di tutta Italia"

Il fenomenale sciatore trentino, ipovedente dalla nascita, ha le idee chiare alla vigilia delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina in cui si candida ad essere uno degli atleti più medagliati: "Oltre alle emozioni per i miei successi, spero di poter trasmettere la mia grinta e il mio coraggio, e che quello che faccio possa avere un impatto sulle persone che ci seguiranno e che ci tiferanno"

di Articolo redazionale in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento

TRENTO. Per capire quanto sia pronto, determinato e carico Giacomo Bertagnolli basta chiedergli quali siano i suoi obiettivi per le ormai imminenti Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Risposta: “L’obiettivo è fare meglio di quanto ottenuto 4 anni fa a Pechino”. Beh, direte voi, niente di strano: ma forse non tutti sanno che il fenomenale sciatore trentino nei Giochi del 2022 ha chiuso con 2 medaglie d’oro e 2 d’argento. Insomma, puntare a fare meglio di così non è da tutti.

 

“Prenderò parte a cinque gare, tutte quelle che si possono fare nello sci alpino – racconta il trentino che si candida ad essere uno degli atleti simboli delle Paralimpiadi italiane -, non mi nascondo, spero di fare medaglia in tutte e 5 le discipline. Discesa, superG, combinata, gigante e slalom. Bisognerà tirare fuori il massimo e andare a tutta”.

 

Giacomo Bertagnolli, classe ’99 di Cavalese, è ipovedente dalla nascita ma nonostante la giovane età ormai da anni è uno degli atleti di sport paralimpici più conosciuti e vincenti a livello internazionale: non a caso qualche giorno fa c’era anche lui sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo per celebrare l’imminente “via” ai giochi paralimpici ospitati in Italia tra Milano, val di Fiemme e Cortina.

 

“Sarà una grande emozione vivere questi Giochi in casa – racconta Bertagnolli -, un appuntamento che rappresenta il culmine del tanto lavoro e degli sforzi di questo ultimo quadriennio e che spero possa regalare tante soddisfazioni a me e anche ai tanti tifosi azzurri che seguiranno le gare”.

 

Cosa possono lasciare in eredità le Paralimpiadi che andranno in scena tra il 6 e il 15 marzo? Non solo medaglie, emozioni e festeggiamenti. “Spero di poter trasmettere la mia grinta e il mio coraggio, e che quello che faccio possa avere un impatto sulle persone che ci seguiranno e che ci tiferanno: vederci poco non mi impedisce di lanciarmi a velocità altissime sugli sci e affrontare grandi sfide, questa è l’essenza dello sport e della vita. Non ci si può far condizionare dagli ostacoli e dalle sfortune, lo sport insegna che c’è sempre un modo per farcela, basta volerlo e impegnarsi e si può raggiungere qualunque risultato. In questo le Paralimpiadi sono una fonte di ispirazione straordinaria: qui ci sono atleti con ogni genere di disabilità, ma ognuno trova il modo di affrontare le proprie difficoltà, nella vita e poi nelle gare. Spero davvero che Milano Cortina 2026 possa rappresentare un’occasione per trasmettere questo tipo di cultura sportiva a più persone possibili”.

 

Ma se Giacomo può sfrecciare sulle piste a velocità folli nonostante la sua ipovisione è anche grazie alla sua guida, Andrea Ravelli, 34enne che dal 2019 affianca l’atleta trentino: “Per me sarà la seconda Olimpiade ma averla in casa è tutta un’altra cosa – ammette Andrea -, mi sento fortunato e onorato di poterci essere: il mio ruolo di guida è molto delicato, un ruolo di responsabilità. Giacomo si affida e si fida completamente, immaginate scendere magari a 120 o 130 chilometri all’ora come ci capita in discesa e dover dipendere dalle indicazioni di un’altra persona. È fondamentale per me esprimere sicurezza, avere un alto grado di professionalità, non fare errori. Spero che le gare ci diano i risultati che meritiamo per il grande lavoro svolto in questi anni”.

 

Quello della guida è un ruolo davvero unico nel suo genere, e per farlo occorre possedere una lunga lista di qualità tecniche, atletiche e umane: “Sì, non è facile – prosegue Ravelli – ma nel mio caso a guidarmi è una passione immensa per questo sport, per lo sci alpino, che vivo 365 giorni all’anno anche in ruoli diversi da quello che mi lega a Bertagnolli. Diciamo che questa passione rende tutto più facile e naturale”.

 

“Conosco bene il mondo dello sport paralimpico e vi assicuro che le Paralimpiadi sono un appuntamento fondamentale, l’unico con un certo tipo di visibilità e riconoscimento ogni 4 lunghi anni. Stanno crescendo gli appuntamenti durante la stagione, ma ancora non abbastanza. Poi ne approfitto per fare un discorso più generale: spero davvero che le istituzioni giochino un ruolo incisivo nel rilanciare lo sport, in tutte le sue forme e per tutti. Stiamo perdendo la nostra natura, l’uomo deve fare movimento per stare bene e invece il trend è quello di una comunità sempre più sedentaria e poco attiva. Si riparta dalle scuole, dalla formazione, dal creare occasioni per i ragazzi: lo sport è vita, e le Paralimpiadi ce lo ricorderanno con un messaggio potentissimo di speranza che non va disperso”.

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