Poteva diventare campione del mondo: il "vice" Rossi sarebbe stato lui, ma un infortunio lo fermò sul più bello. La storia di Hubert Pircher, centravanti "sfortunato"
A fermarlo fu la pubalgia altrimenti, quasi sicuramente, sarebbe toccato all'attaccante di Bressanone, protagonista di un super girone di ritorno con l'Ascoli (6 reti in 12 partite), essere la riserva di Paolo Rossi in Spagna. Il Ct Bearzot voleva un attaccante affidabile ma che non mettesse troppa "pressione" al suo centravanti designato. La scelta ricadde su Selvaggi, 8 reti con il Cagliari, mentre il capocannoniere Pruzzo non venne preso nemmeno in considerazione

TRENTO. E' arrivato a qualche settimana, praticamente ad "un passo", dall'essere il "vice" Paolo Rossi ai Mondiali di Spagna '82. E, dunque, dal diventare campione del mondo.
A Hubert Pircher, oggi 67enne residente in provincia di Bergamo, dove ha costruito tutto il suo "post" carriera, è mancato "tanto così" per essere uno degli "eroi" azzurri che, 44 anni fa, sotto il cielo di Madrid, alzarono al cielo al terza Coppa del mondo.
Assieme a Zoff, Gentile Cabrini, Bergomi, Scirea, Conti, Tardelli, eccetera, eccetera (l'elenco sarebbe lunghissimo) avrebbe potuto esserci anche l'attaccante di Bressanone.
La stagione 1981 - 1982, quella che precedette il Mondiale, fu, infatti, la migliore in serie A della carriera dell'attaccante altoatesino e cresciuto calcisticamente nella Virtus Don Bosco, ai tempi una vera e propria fucina di campioni.
Trasferitosi all'Atalanta a 15 anni, pochi mesi dopo - nel 1975 - fece il proprio esordio in serie B. A Bergamo mise radici, restandovi sino al 1979, giocando e segnando in serie A. La sua prima rete con la maglia nerazzurra nella massima serie arrivò il 29 gennaio 1978 nella sfida esterna contro il Perugia.
Nel 1979 salutò le Orobie e passò all'Ascoli e, dopo due anni avari di soddisfazioni, nel 1981 Pircher esplose. Dopo un girone d'andata senza gol, anche a causa dei problemi fisici, nel ritorno l'allora 22enne attaccante cambiò letteralmente marcia e mise a segno 6 gol - tutti pesantissimi - in 12 partite, che spinsero l'Ascoli sino al sesto posto finale, un risultato semplicemente incredibile per la compagine marchigiana guidata da Carletto Mazzone.
Lo straordinario rendimento dell'attaccante altoatesino, che segnò una doppietta all'Inter (2 a 2 il risultato finale) e il gol che impose il pareggio alla Juventus (1-1), realizzando altre tre marcature decisive, contro Udinese, Cagliari e Genoa, non lasciò assolutamente indifferente il Ct Bearzot, che lo seguì costantemente e personalmente in vista di una sua probabile convocazione per il Mondiale.
Come è arcinoto (e i fatti gli diedero poi ampiamente ragione), il Commissario Tecnico aveva già deciso di puntare su Paolo Rossi, nonostante l'attaccante pratese (che poi divenne "Pablito") fosse reduce dalla squalifica per il calcioscommesse e fermo praticamente da due anni.
E, alle spalle del centravanti designato, Bearzot voleva un elemento sì affidabile, ma soprattutto perfettamente conscio del proprio ruolo e che non mettesse troppa pressione (anche nella testa dell'opinione pubblica) al suo numero nove.
In poche parole: se Rossi non si fosse espresso al meglio (cosa che accadde nelle prime quattro gare), dietro di lui non avrebbe dovuto esserci un elemento "troppo forte" che venisse invocato "a furor di popolo" dalla stampa e dai tifosi.
Roberto Pruzzo, "O Rey di Crocefieschi", che aveva vinto per due volte consecutivamente la classifica marcatori con la Roma (con cui aveva conquistato uno storico scudetto e due Coppa Italia), non venne mai preso in considerazione proprio per questo motivo.
Quell'attaccante "di scorta", dunque, avrebbe potuto essere proprio Hubert Pircher, ma la pubalgia lo costrinse ai box nelle ultime giornate di campionato e, dunque, il centravanti di Bressanone uscì - gioco forza - dal radar di Bearzot.
Chi portò in Spagna il "Vecio"? Franco Selvaggi, che di reti ne aveva messe a segno 8 con il Cagliari e al Mondiale non giocò nemmeno un secondo, considerato che le altre punte centrali non mancavano (Altobelli e Graziani), ma si laureò anch'egli campione del mondo.
Da quel momento Pircher non ritrovò più la forma migliore, con i problemi fisici che ne condizionarono in maniera decisiva il rendimento. Indossò per un'altra stagione la maglia dell'Ascoli, segnando 2 gol, poi si trasferì per un biennio al Palermo, per poi scendere definitivamente di categoria e vestire le maglie di Rimini, Fiorenzuola e Brembillese, prima di appendere le scarpe al chiodo per intraprendere la carriera da tecnico in ambito dilettantistico e dedicarsi all'attività di famiglia.


















