Hubert Pircher compie 65 anni: la storia del centravanti altoatesino, campione del mondo "mancato" in Spagna nel 1982 a causa della pubalgia
Nel campionato 82 - 83, sotto la guida di Carletto Mazzone, l'attaccante altoatesino cambiò letteralmente marcia nel girone di ritorno, realizzando sei reti in quindici partite con Enzo Bearzot che lo seguì costantemente e personalmente in vista delle convocazioni per il Mondiale, ma la pubalgia, uno dei tanti problemi fisici che ne condizionò l'intera carriera, lo costrinse ai box nelle ultime giornate di campionato e, dunque, il centravanti di Bressanone uscì dal radar del Ct

BERGAMO. Hubert Pircher oggi compie 65 anni. Ai più, magari, il nome di questo ex calciatore professionista altoatesino, ma ormai bergamasco d'adozione, non dirà molto, ma la sua è una storia che merita di essere raccontata, perché Pircher è stato ad un passo dal diventare campione del mondo in Spagna nel 1982.
Sì, perché se non avesse avuto serissimi problemi di pubalgia, Pircher quasi sicuramente avrebbe fatto parte dei 22 azzurri che salirono sul tetto del mondo quarantadue anni fa nella magica notte di Madrid dopo il trionfo in finale sulla Germania Ovest.
La stagione 1981 - 1982 fu, infatti, la migliore in serie A della carriera dell'attaccante nato a Bressanone e cresciuto calcisticamente nella Virtus Don Bosco. Trasferitosi all'Atalanta a 15 anni, pochi mesi dopo - nel 1975 - fece il proprio esordio in serie B. A Bergamo mise radici, restandovi sino al 1979, giocando e segnando in serie A. La sua prima rete con la maglia nerazzurra nella massima serie arrivò il 29 gennaio 1978 nella sfida esterna contro il Perugia.
Terminata la lunga esperienza con gli orobici, Pircher si trasferì all'Ascoli, dove resterà sino al 1983. Nel campionato 82 - 83, sotto la guida di Carletto Mazzone, l'attaccante altoatesino cambiò letteralmente marcia nel girone di ritorno, realizzando sei reti in quindici partite con Enzo Bearzot che lo seguì costantemente e personalmente in vista delle convocazioni per il Mondiale.
Il Ct azzurro, come è noto, decise di puntare su Paolo Rossi, nonostante fosse reduce dalla squalifica per il calcioscommesse e fermo praticamente da due anni: Roberto Pruzzo, "O Rey di Crocefieschi", che aveva vinto per due volte consecutivamente la classifica marcatori, non venne preso in considerazione e, come vice "Pablito", Bearzot voleva un elemento affidabile, ma soprattutto perfettamente conscio del proprio ruolo e che non mettesse troppa pressione (anche nella testa dell'opinione pubblica) al suo centravanti designato.
In poche parole: se Rossi non si fosse espresso al meglio (cosa che accadde nelle prime tre gare), dietro di lui non avrebbe dovuto esserci un elemento "troppo forte" che venisse invocato "a furor di popolo" dalla stampa e dai tifosi.
Quell'attaccante "di scorta" avrebbe potuto essere proprio Pircher, ma la pubalgia, uno dei tanti problemi fisici che ne condizionò l'intera carriera, lo costrinse ai box nelle ultime giornate di campionato e, dunque, il centravanti di Bressanone uscì dal radar di Bearzot. Ecco, allora, che la scelta ricadde su Franco Selvaggi, che di gol ne aveva messi a segno 8 con il Cagliari: pur non giocando un minuto in Spagna si laureò anch'egli campione del mondo.
Da quel momento Pircher non ritrovò mai la forma migliore: giocò per un altro anno con l'Ascoli, mettendo a segno solamente 2 reti, prima del trasferimento al Palermo in serie B, per poi militare con Rimini, Fiorenzuola e Brembillese. Intraprese poi la carriera d'allenatore, nelle categorie dilettantistiche, dedicandosi successivamente all'attività di famiglia.












