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Il 9 luglio 2006 il cielo si tingeva d'azzurro sopra Berlino. Oggi la Nazionale Italiana di calcio fatica ad arrivare agli Europei. L'anniversario (quasi) più triste di sempre

Diciotto anni fa l'Italia del calcio trionfava a Berlino: era la serata del cucchiaio di Zidane, dell'incornata di Materazzi, della testata di Zizou. E poi i rigori, con l'errore di Trezeguet e il penalty decisivo di Grosso: sono passati 18 anni ma sembra un'eternità. E il successo agli Europei del 2021 aveva illuso tutti: il ricambio non c'è stato assolutamente

Di D.L. - 09 luglio 2024 - 17:00

TRENTO. Diciott'anni sono tanti, per carità, ma dal 9 luglio 2006 al 9 luglio 2024 sembra trascorsa un'eternità.

 

L'estate del 2006 è stata quella delle reti all'esordio di Pirlo e Iaquinta contro il Ghana, del violino di Gilardino e dell'espulsione (con 4 giornate di squalifica annesse) di De Rossi contro gli Usa, del colpo di testa vincente di Materazzi e del gol in contropiede di Inzaghi, con la corsa "inutile" di Barone al suo fianco: Pippo quel pallone non glielo avrebbe mai passato contro la Repubblica Ceca.

 

Ma il bello doveva ancora venir Ecco, allora, il rigore di Totti (chi dice di non averlo ripetuto per dieci volte, alla Caressa, mente) al 95' contro l'Australia, la superba prestazione e il 3 a 0 inflitto l'Ucraina con Zambrotta in versione Cafù, che segna e fornisce gli assist a Toni, che si sblocca e realizza una doppietta. E poi il trionfo di Dormund, con il tacco di Pirlo e il sinistro a giro di Grosso (il vero "urlo" resta quello di Tardelli, ma subito dietro c'è questo) nei supplementari, prima che Del Piero, dopo l'uscita imperiosa di Cannavaro ci mandi a Berlino (Beppe!).

 

Il 9 luglio 2006 l'apotesi all'Olympiastadion di Berlino, con l'Italia che sfata il tabù Francia (che ci aveva eliminato ai Mondiali del 1998 e sconfitto in finale agli Europei del 2000). E' la finalissima del campionato del mondo di calcio (come avrebbe detto Pizzul): i Blues vanno avanti con rigore trasformato con il "cucchiaio" da Zidane, ma gli azzurri pareggiano immediatamente con l'incornata di Materazzi, il "vice" dello sfortunatissimo Nesta che, da comprimario è diventato protagonista.

 

La partita si difende e soffre, Cannavaro è un muro, Buffon vola sull'incornata di Zizou: gli azzurri non riescono a pungere in avanti. Si va ai supplementari e, nel secondo extra time, Zidane rifila la "testata" più famosa della storia, abbattendo Materazzi con un colpo in pieno petto e viene espulso. Il Var (o "la moviola in campo", per dirla alla Biscardi) non esiste ancora e l'arbitro Elizondo lo spedisce sotto la doccia, grazie alla decisiva collaborazione del quarto uomo Medina Cantalejo, che "salva" il fischietto argentino.

 

Dunque, i rigori: segnano Pirlo, Wiltord e Materazzi, poi Trezeguet centra la parte bassa della traversa, la sfera rimbalza sulla riga e torna fuori. E si riparte con i gol di De Rossi, Abidal, Del Piero e Sagnol: tocca a Grosso che, dopo la rete segnata in semifinale, diventa ufficialmente eroe dell'estate, spedendo all'incrocio dei pali il penalty che rende azzurro il cielo sopra Berlino.

 

Capitan Cannavaro, che vincerà il Pallone d'Oro, alza al cielo la Coppa del Mondo.

 

I ricordi sono fissati "in alto" nella memoria di tutti gli italiani: era il tempo in cui gli azzurri dominavano nel calcio. Oggi la Nazionale non riesce più ad andare ai Mondiali, da dove manca ormai dal 2014, fatica a qualificarsi agli Europei e poi deve aggrapparsi ad un gol di Zaccagni (che, con tutto il rispetto per il giocatore della Lazio, nel 2006 sarebbe stata la settima - ottava riserva rispetto ai 22 convocati) all'ottavo minuto di recupero  per accedere agli ottavi come una delle migliori quattro (su sei) terze della rassegna continentale.

 

Agli ottavi, poi, l'Italia cede di schianto, senza lottare, alla Svizzera che, invocando nuovamente il "massimo rispetto", non è né il Brasile dei formidabili Vinicius e Rodrygo e dell'astro nascente Endrick, né l'Argentina campione del mondo.

 

Cosa è cambiato? Tutto. L'Italia del 2006, contrariamente a quanto affermano in tanti, non è stata solamente la squadra "blindatissima" a cui era impossibile fare gol (2 reti appena subite in tutto il torneo: l'autogol di Zaccardo e il penalty di Zidane). C'erano Pirlo in cabina di regia, gli altri centrocampisti erano De Rossi, Gattuso, Barone, Camoranesi e Perrotta e il parco attaccanti? Beh, roba da far impallidire trequarti delle nazionali di oggi: Toni, Totti, Inzaghi, Gilardino, Del Piero e Iaquinta.

 

Si sa, esistono i "cicli", ma se la Spagna ha saputo ripartire dopo il clamoroso "treble" Europeo 2008 - Mondiale 2010 - Europeo 2012 e la Francia ha fatto altrettanto (Mondiale 1998 ed Europeo 2000), laureandosi addirittura campione del mondo nel 2018.

 

La vittoria agli Europei del 2021 - posticipati di un anno causa Covid 19 (e forse sarebbe cambiato tutto) è stato un "unicum", un raggio di sole nel mezzo di una lunga tempesta. Che certamente ha illuso tutti, ma il ricambio non c'è stato assolutamente. Il successo ottenuto in Inghilterra è stato una sorta di "one shot", preceduto e seguito da due Mondiali mancati. Insomma, un po' come fece la Grecia nel 2004.

 

E il "momentaccio" del calcio italiano non viene salvato nemmeno dalla classe arbitrale. Questa volta, però, non per colpa di Orsato che, all'ultimo impegno di una straordinaria carriera, è stato rimandato a casa dal designatore Rosetti, che non gli permetterà, dunque, di dirigere la finalissima. Il favorito è ora il polacco Marciniak che, nonostante i disastri commessi nella semifinale di Champions League tra Real Madrid e Bayern Monaco, sembra essere il prescelto per l'ultimo atto della rassegna.

 

Orsato è già rientrato in Italia e ha terminato la propria carriera arbitrale: ora dovrà dimettersi anche dall'Aia.

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