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| 11 lug 2017 | 11:08

Dan Peterson e Franco Casalini a Predazzo per il summer camp dell'Olimpia

Basket. Il camp dell'Ea7 impegna oltre 800 ragazzi in Val di Fiemme. I ragazzi a contatto con due monumenti della pallacanestro italiana: Dan Peterson a Milano ha vinto quattro scudetti e una Coppa dei Campioni, mentre Franco Casalini ha condotto l’Olimpia all’ultimo scudetto dell'era D’Antoni-Meneghin

 

Da sinistra Franco Calamari e Dan Peterson
di Redazione

PREDAZZO. "Siamo qui per dare qualche lezione ai giovani appassionati di basket, anche se siamo veramente incantati dalla bravura degli istruttori dell’Ajp summer camp", queste le parole di Dan Peterson Franco Casalini.

 

Prosegue nel migliore dei modi a Predazzo il camp estivo dell’Olimpia Ea7 Emporio Armani Milano, dove i tecnici sono impegnati dal 25 giugno al 22 luglio nell'allenare oltre 800 ragazzi

 

Dan Peterson, che partecipa al Camp dell'Olimpia da sei anni, e Franco Casalini, alla prima esperienza, sono attivi per impartire lezioni di palleggio, reattività, difesa, aggressività, tiro e recupero delle palle vaganti nei palazzetti dello sport delle medie di Predazzo e dello Sporting Center, ma anche nei prati e nei boschi che si trasformano i palestre naturali.

 

"Stiamo con i giovani per restare giovani - spiega Peterson, giornalista, star televisiva e allenatore di fama mondiale. Con Franco stiamo osservando due generazioni, quella dei giovani allievi e quella degli istruttori che hanno un modo così piacevole di motivare".

 

Dan Peterson ha allenato in quel di Milano abbastanza da vincere quattro scudetti e una Coppa dei Campioni, mentre Franco Casalini, quando ha preso in mano la squadra, si è confermato a livello internazionale e ha condotto l’Olimpia all’ultimo scudetto dell’era D’Antoni-Meneghin.

 

Il progetto dell'Ajp summer camp targato Olimpia è nato sei anni fa: un'intuizione dell'allora ticketing manager Paolo Monguzzi, che dopo aver fatto decollare la biglietteria meneghina ora lavora all'Inter.

 

"Il camp dell’Olimpia - aggiunge Peterson - è utile per relazionarsi con nuovi istruttori e nuovi compagni, affinare la tecnica, alimentare la passione e, non ultimo, allontanare per un po’ i ragazzi dallo smartphone e dal computer. Qui, infatti, non possono usarli. Sono costretti alle relazioni autentiche: i campioni si formano con un lavoro costante che dura tutto l'anno".

 

E i giovani si stanno mettendo in mostra in questi giorni di Camp: "Certamente - conclude Casalini - ci sono ragazzi talentuosi che hanno la stoffa del campione, per esempio un giovane ricorda molto Riccardo Pittis".

 

 

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