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Ambiente | 21 settembre 2026 | 18:00

Un nevaio di 70 metri sulle pendici del vulcano attivo più alto d'Europa. Come? Grazie ad una "coperta" di sabbia e lapilli

"Oggi un nostro carissimo amico, durante uno dei suoi bellissimi e interessanti trekking sull'Etna, si è trovato davanti a questo spettacolo!". Siamo tra i 1850 e i 1900 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte Frumento delle Concazze, uno dei più grandi crateri secondari dell'Etna: un luogo che in questa stagione arriva a registrare 25 gradi, ospita il grosso accumulo nevoso di due anni fa

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Neve sul vulcano attivo più alto d'Europa? D'estate? Ebbene sì, delle immagini testimoniano il curioso ritrovamento. Non solo, la neve si è conservata proprio grazie alle ceneri del vulcano.

 

A diffondere la notizia è Etna 4 Seasons, un'agenzia che promuove il turismo sostenibile sui versanti del vulcano, con un post sulla sua pagina social. Le fotografie sono state scattate da Marcello Catalano durante un'escursione in zona.

 

Siamo ai piedi del Monte Frumento delle Concazze, uno dei più grandi crateri secondari dell'Etna, sul versante nord-est della cima principale. Siamo tra i 1850 e i 1900 metri sul livello del mare: quote piuttosto basse per lo sviluppo del gruppo montuoso etneo, dove le temperature raggiungono temperature piuttosto elevate in questa stagione.

 

Ciò nonostante, proprio lì, un accumulo nevoso vecchio di almeno un paio d'anni si estende per circa 70 metri. "Nonostante le alte temperature estive, molto spesso intorno ai 25 gradi, la neve ha resistito fino ad adesso".

I fattori che hanno contribuito alla sua conservazione sarebbero diversi: anzitutto l'esposizione a nord del versante e la discreta protezione del sito dai raggi del sole. Ma l'elemento che pare essere determinante è anche il più curioso: a rendere possibile la persistenza dell'accumulo nevoso sarebbe una "coperta" di sabbia e lapilli dell'Etna.

 

Due inverni fa - secondo quanto riportato dai promotori turistici locali - ci sono state parecchie slavine che dai 2700-2800 metri sono precipitate verso valle, lontano dalle piste da sci. L'accumulo che si vede in foto è un residuo di quelle slavine, che è arrivato a fermarsi attorno ai 1850 metri.

 

Nel tempo, questo nevaio è stato coperto dalle ceneri incandescenti dei crateri etnei. La cosa incredibile è che proprio queste hanno fatto sì che la neve rimanesse ad una temperatura che ne impediva la fusione. La polvere scura del vulcano ha fatto per la neve da isolante termico, proteggendola dai raggi del sole e mantenendola ad una temperatura adeguata. Ecco perché la massa sarebbe sopravvissuta fino ad oggi.

Perché questo accada, però, è necessaria una condizione specifica: ci aiuta il collega glaciologo Giovanni Baccolo, docente all'Università di Roma Tre.

 

"La copertura di cenere ha protetto la neve perché supera uno spessore critico. Se fosse stata poca avrebbe avuto un effetto deleterio, perché il calore delle polveri e il colore scuro del manto - che assorbe i raggi solari -, avrebbero fatto fondere più velocemente la neve. Uno spessore maggiore, nell'ordine di alcuni centimetri, diventa invece protettiva ed isolante".

 

Il materiale vulcanico, la sabbia nera, i lapilli e la cenere eruttati dall'Etna sono composti da pietra lavica, un eccellente isolante termico. "Quando uno strato sufficientemente spesso di questa sabbia ricopre la neve invernale – precisano acutamente gli autori del post - crea uno 'scudo' che blocca la penetrazione del calore estivo e dei raggi solari diretti. In questo modo, la neve sottostante rimane così protetta a temperature costanti prossime allo zero".

 

L'Etna, che raggiunge i 3403 metri di quota, è patrimonio mondiale dell'umanità nel 2013 e attira ogni anno circa un milione di visitatori. Questa piccola curiosità, un caso certamente raro e puntuale, ci ricorda come anche un luogo ormai così noto sappia riservare sorprese a chi lo sa guardare con occhio curioso.

 

Ad oggi, l'attività turistica prosegue normalmente su entrambi i versanti. Ricordiamo che, fino ai 2000 metri, si può salire accompagnati dalle guide ambientali; mentre - oltre quelle quote - l'accesso è consentito solo se condotti da guide vulcanologiche.

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