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Attualità | 07 settembre 2026 | 16:00

Bottiglie vuote, fazzoletti sporchi, spazzatura e tracce di un falò: nella struttura dedicata alla Grande Guerra, i residui di una "notte brava". I testimoni: "Ci viene in mente solo una parola: vergogna"

A lanciare la segnalazione è il personale del Rifugio Sette Selle, che si è occupato della pulizia e di trasportare a valle i rifiuti abbandonati nel museo del passo Palù, distante due ore e mezza dal rifugio. Non è la prima volta che succede una cosa del genere e qui – precisano i testimoni – "l'overtourism centra ben poco"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Questa è la situazione al museo del passo Palù, a inizio settembre 2026".

 

Le foto mostrano la baracca - adibita a polo museale - in stato di degrado avanzato, disseminata di immondizia dentro e fuori. Fazzoletti, bottiglie vuote, contenitori di plastica e tracce di un falò: si direbbe aver ospitato una festa. A lanciare la segnalazione è il Rifugio Sette Selle, tramite i suoi canali social.

Si tratta di uno scenario purtroppo consueto, che interessa di frequente i bivacchi e in genere le strutture aperte liberamente per il ricovero di persone, soprattutto d'estate. In questo caso, però, ricordano i testimoni: "Non è un bivacco e nemmeno un ricovero di montagna. Si tratta di un centro espositivo sulla guerra di trincea del 15-18 come svoltasi nelle nostre montagne".

La baracca di Passo Palù si trova alla testata della Val Calamento, poco lontano dal punto in cui questa si affaccia sulla Val dei Mocheni. In caso di maltempo, può servire anche come ricovero di emergenza, ma si tratta per l'appunto di un'installazione museale. Purtroppo, non è la prima volte che viene utilizzato come se non fosse né l'una né l'altra cosa. "Viene spesso e volentieri usato come bivacco, ma più che altro ultimamente mi sembra venga scambiato per un CRM (un "Centro di Raccolta Materiali" n.d.r.)".

Per raggiungere la baracca dal Rifugio Sette Selle, ci vuole un'escursione di almeno due ore e mezza. È quella che ha affrontato il giovane personale del rifugio per andare a ripulire la struttura e per portare giù l'immondizia abbandonata da ignoti ospiti incivili. Purtroppo, non è il primo di questi episodi da quelle parti.

"Questa è la terza volta che andiamo a pulirlo solo quest'estate, non abbiamo mai pubblicato niente ma mi sa che è arrivato il momento, e sinceramente ci viene in mente solo una parola: vergogna", commentano i testimoni.

Ma occhio a gettare la colpa sul "turista cafone", ogni tanto – ragionano acutamente i rifugisti – non c'è bisogno di essere turisti per comportarsi da cafoni. "Non vogliamo tirare in mezzo argomenti come l'overtourism che in questo periodo va tanto in voga: qua c'entra ben poco".

 

"Qua - conclude il post con amarezza - l'unica cosa che c'entra è la maleducazione e il rispetto che a tanti, si vede, non sia mai stato insegnato".

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