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Attualità | 04 settembre 2026 | 13:00

In Abruzzo, agosto è stato il mese più caldo dal 1974. Cambiano le abitudini di chi sale in montagna: dagli orari delle escursioni alla quantità d'acqua necessaria, fino alla scelta degli itinerari

+3,4°C rispetto al periodo climatologico 1991-2020: questo il dato elaborato dal Cetemps dell'Università degli Studi dell'Aquila. Non è soltanto una curiosità statistica. È un dato che entra in una storia più lunga e che dovrà essere confrontato con ciò che accadrà nei prossimi anni. Un singolo record può essere eccezionale. Una successione di mesi caldi, inserita in una tendenza di lungo periodo, racconta invece una trasformazione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Agosto 2026 entra nella storia climatica dell'Abruzzo. Secondo i dati elaborati dal CETEMPS dell'Università degli Studi dell'Aquila, il mese appena trascorso è stato il più caldo dell'intera serie analizzata, che parte dal 1974: la temperatura media regionale ha registrato un'anomalia di +3,4°C rispetto al periodo climatologico 1991-2020.

 

Un dato che supera anche agosto 2024, fermatosi a +2,8°C, e il celebre agosto del 2003, con +2,7°C. Le temperature massime sono risultate mediamente superiori alla norma di 3,7°C, le minime di circa 3,1°C. In alcune giornate lo scarto rispetto ai valori normalmente attesi ha raggiunto addirittura i 10°C.

 

Numeri importanti, certamente. Ma osservati dalla montagna raccontano qualcosa di ancora più profondo.

 

Per molto tempo l'Appennino è stato percepito anche come un rifugio climatico. Bastava salire di quota per trovare aria più fresca, notti fredde, condizioni completamente diverse rispetto alle città e alle pianure. Durante l'estate del 2026, e in particolare nel mese di agosto, questa differenza si è fatta molto meno evidente.

 

Il caldo è arrivato in quota con una persistenza insolita. Le anomalie sono rimaste positive quasi per tutto il mese e sono mancate vere fasi fresche capaci di riportare stabilmente le temperature verso valori più vicini alla normalità. Anche ad Assergi, ai piedi del Gran Sasso, il CETEMPS ha registrato un'anomalia di +1,9°C. In altre località abruzzesi gli scarti sono stati ancora superiori, fino ai +4,5°C di Santo Stefano, nel Teramano.

 

Quando si parla di cambiamento climatico si pensa spesso a trasformazioni spettacolari e immediatamente visibili: ghiacciai che arretrano, laghi che si prosciugano, boschi devastati dagli incendi.

Molto spesso, però, il cambiamento arriva in modo meno evidente.

Arriva attraverso notti sempre più miti in quota, terreni che perdono rapidamente umidità, sorgenti più fragili, vegetazione sottoposta a stress prolungati, escursioni che diventano fisicamente più impegnative per il caldo e periodi sempre più lunghi nei quali anche oltre i 1.500 o 2.000 metri le temperature rimangono elevate.

 

È forse questo uno degli aspetti più significativi dell'estate appena trascorsa: non il singolo record, ma la sua persistenza.

 

Agosto 2026 è stato sostanzialmente una lunga ondata di calore, favorita da un robusto promontorio anticiclonico nordafricano esteso verso il Mediterraneo e l'Europa centro-meridionale. Anche il Mediterraneo particolarmente caldo ha contribuito a limitare il raffreddamento notturno.

 

Il mese ha mostrato anche una forte anomalia delle precipitazioni.

A livello regionale, agosto ha fatto registrare circa il 39-40% di pioggia in meno rispetto alla media, ma con differenze enormi tra le diverse zone dell'Abruzzo. Sul versante adriatico, in alcuni settori, il deficit ha raggiunto il 100%; nell'Aquilano, al contrario, i temporali appenninici hanno prodotto localmente accumuli molto superiori alla norma, con L'Aquila arrivata quasi al doppio della piovosità media.

È uno degli elementi più difficili da raccontare del clima che cambia: non significa necessariamente "meno pioggia ovunque", ma una maggiore irregolarità.

Lunghi periodi secchi possono essere interrotti da temporali molto intensi e localizzati. E mentre una valle riceve decine di millimetri di pioggia, un'altra può rimanere completamente asciutta.

 

Questa estate lo abbiamo osservato direttamente anche attraverso gli incendi che hanno interessato diverse montagne abruzzesi.

Il Morrone, Monte Cagno e altre aree dell'Appennino sono state interessate da incendi difficili da contenere, alimentati da vegetazione secca, temperature eccezionali e, in diverse giornate, vento sostenuto.

Il cambiamento climatico non accende direttamente un incendio. Le cause possono essere naturali oppure legate all'attività umana. Ma condizioni più calde e più secche rendono la vegetazione maggiormente vulnerabile e possono aumentare enormemente la difficoltà delle operazioni di spegnimento.

È una distinzione fondamentale, ma altrettanto fondamentale è comprendere che questi fenomeni non possono più essere analizzati separatamente.

 

Agosto non rappresenta un episodio isolato.

Secondo le elaborazioni del CETEMPS, giugno 2026 aveva già registrato temperature medie superiori di 2,3°C rispetto alla norma, mentre luglio aveva chiuso con un'anomalia di +1,7°C. Agosto ha semplicemente portato questa tendenza a un livello ancora superiore, raggiungendo il valore più alto dell'intera serie disponibile.

Ed è probabilmente qui che il dato diventa più importante. Un singolo record può essere eccezionale. Una successione di mesi caldi, inserita in una tendenza di lungo periodo, racconta invece una trasformazione.

 

Per chi frequenta la montagna questo significa anche iniziare a cambiare abitudini. Gli orari delle escursioni, la quantità d'acqua necessaria, la scelta degli itinerari, l'esposizione al sole, la valutazione dei temporali pomeridiani e persino la possibilità di trovare sorgenti attive lungo un percorso sono elementi che stanno assumendo un peso sempre maggiore.

 

La montagna è uno dei luoghi nei quali il cambiamento climatico può essere osservato con maggiore chiarezza.

Non perché ogni giornata calda rappresenti una prova del cambiamento climatico, ma perché le serie storiche permettono di confrontare ciò che accade oggi con ciò che accadeva decenni fa.

Ed è proprio questo il valore dei dati raccolti dalle stazioni meteorologiche.

 

L'anomalia di +3,4°C registrata in Abruzzo nell'agosto 2026 non è soltanto una curiosità statistica. È un dato che entra in una storia più lunga e che dovrà essere confrontato con ciò che accadrà nei prossimi anni.

Perché forse il punto non è più chiedersi se estati come questa siano eccezionali. La domanda che dovremo porci sempre più spesso è un'altra: quanto rapidamente ciò che oggi chiamiamo eccezionale sta diventando normale?

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