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Attualità | 30 agosto 2026 | 10:30

In Abruzzo oltre 30 gradi a quote montane e valori prossimi ai 27 intorno ai 2.000 metri: anche la montagna non è estranea alle grandi ondate di caldo

La giornata di venerdì 28 agosto ha fatto registrare temperature eccezionalmente elevate, con valori superiori ai 40 gradi in diverse località e condizioni di caldo intenso anche in alta quota. Queste temperature hanno anche conseguenze pratiche per chi frequenta l'Appennino. Con oltre 30 gradi a 1.300-1.500 metri, un'escursione può diventare molto più impegnativa rispetto alle normali condizioni estive

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La giornata di venerdì 28 agosto ha fatto registrare temperature eccezionalmente elevate in Abruzzo, con valori superiori ai 40 gradi in diverse località e condizioni di caldo intenso anche in alta quota.

 

Il dato più impressionante non riguarda soltanto i fondovalle, dove il termometro ha superato localmente i 42 gradi, ma soprattutto ciò che è accaduto salendo di quota.

Sull'Appennino abruzzese i 30 gradi sono stati superati anche attorno ai 1.300-1.400 metri, mentre vicino ai 2.000 metri sono stati registrati valori prossimi ai 27 gradi. Temperature che raccontano una giornata fuori dall'ordinario e che mostrano quanto l'ondata di caldo abbia interessato anche le aree montane.

 

Secondo i dati della rete meteorologica AQ Caput Frigoris, alcune località abruzzesi hanno superato abbondantemente la soglia dei 40 gradi. A Castiglione a Casauria sono stati raggiunti circa 42,2°C, mentre valori superiori ai 40 gradi sono stati registrati anche nell'area peligna e in diverse zone interne e pedemontane.

 

Numeri particolarmente significativi anche per il periodo: agosto è ormai prossimo alla conclusione, ma l'estate continua a mostrare condizioni pienamente estive, con temperature tipiche delle fasi più intense delle ondate di calore africano.

 

I dati più rilevanti arrivano però alzandosi di quota. Sull'Altopiano delle Cinque Miglia, intorno ai 1.250 metri, il termometro ha superato i 33 gradi. A quote comprese tra i 1.300 e i 1.500 metri diverse stazioni hanno registrato temperature superiori ai 30 gradi. Questo significa che, nelle ore centrali della giornata, anche molte località montane tradizionalmente considerate un rifugio dal caldo hanno vissuto condizioni termiche decisamente elevate.

 

La differenza con le città rimane, soprattutto nelle ore serali e notturne, ma durante le fasi più intense dell'ondata di caldo il refrigerio offerto dalla quota può ridursi sensibilmente.

 

Ancora più significativo è ciò che è accaduto alle quote più elevate. Intorno ai 2.000 metri alcune stazioni dell'Appennino abruzzese hanno registrato temperature prossime ai 27 gradi. A Campo Imperatore, oltre i 2.100 metri, sono stati comunque raggiunti valori superiori ai 23 gradi.

 

Sono dati che aiutano a comprendere quanto fosse calda la massa d'aria presente sull'Italia centrale. Non si è trattato, quindi, di semplice accumulo di calore nei fondovalle o nelle aree urbanizzate, ma di un'anomalia termica estesa anche agli strati atmosferici più elevati.

 

Queste temperature hanno anche conseguenze pratiche per chi frequenta l'Appennino. Con oltre 30 gradi a 1.300-1.500 metri, un'escursione può diventare molto più impegnativa rispetto alle normali condizioni estive. L'esposizione al sole, la disponibilità di acqua, la durata dell'itinerario e soprattutto l'orario di partenza diventano elementi ancora più importanti. Nelle giornate di caldo estremo non basta semplicemente "salire in montagna" per trovare condizioni fresche. Anche a quote elevate il rischio di disidratazione e di affaticamento aumenta sensibilmente.

 

L'incendio sul monte Morrone

Le temperature eccezionali di venerdì scorso si inseriscono inoltre in una fase particolarmente delicata sul fronte degli incendi. Il Morrone continua a rappresentare il caso più evidente, con focolai e riaccensioni che hanno richiesto per giorni l'intervento di uomini e mezzi aerei. Il caldo, da solo, non provoca naturalmente un incendio. Gli inneschi possono dipendere da cause naturali o antropiche.

 

Ma temperature così elevate, associate a vegetazione secca, bassa umidità e vento, possono creare condizioni molto favorevoli alla propagazione delle fiamme e rendere più difficili le operazioni di spegnimento.

 

Il dato meteorologico assume così un significato che va oltre il semplice record. Quaranta gradi nei fondovalle e oltre trenta in montagna significano anche maggiore evaporazione, terreno più secco e vegetazione sottoposta a forte stress.

 

Da oggi le temperature dovrebbero iniziare gradualmente a diminuire, pur rimanendo elevate rispetto alla media del periodo.

 

Ma la giornata del 28 agosto resta una delle immagini più forti di questa estate. Oltre 42 gradi nelle zone interne dell'Abruzzo, più di 30 gradi a quote montane e valori prossimi ai 27 gradi intorno ai 2.000 metri. Numeri che raccontano una realtà sempre più evidente: anche la montagna non è estranea alle grandi ondate di caldo.

 

Ed è probabilmente proprio questo, più del singolo record, il dato su cui vale la pena riflettere. La montagna continua a rappresentare un ambiente climaticamente diverso dalle città e dai fondovalle, ma durante le fasi più estreme quella distanza si riduce. E mentre l'Appennino affronta contemporaneamente caldo, siccità e incendi, diventa sempre più importante capire come queste condizioni possano modificare il territorio, gli ecosistemi e persino il nostro modo di frequentare la montagna.

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