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Attualità | 23 luglio 2026 | 09:00

"Jeep del rifugio devastata a colpi d'ascia: vetri infranti e gomme bucate, hanno tentato di spingerla giù dalla scarpata". Violente intimidazioni al Rifugio Gino e Massimo a pochi giorni dalla 'pastasciutta antifascista'

Il "RifuGino", in località Grioni sulle Orobie Valtellinesi, è stato bersaglio di una serie di pesanti vandalismi. A inizio mese, gli asini di un alpeggio vicino erano stati rinchiusi da ignoti nel bivacco del rifugio, causando danni e sporcizia alla struttura. Poi, la notte scorsa, dopo una serie di intimidazioni via social, la jeep di servizio è stata completamente distrutta. Ne parliamo con la rifugista Anna Savonitto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Non siamo disposti a tollerare questi atti violenti, vili, codardi e di una bassezza umana sconcertante. Siamo amareggiate e molto arrabbiate, ma l'estate è lunga e qui al rifugino c'è ancora molto da fare. Rispondiamo collettivamente!".

 

La nuova gestione del Rifugio Gino e Massimo è stata bersaglio di una serie di vandalismi, i più recenti dei quali – nella notte tra il 21 e 22 luglio - sono arrivati a seguito di una serie di intimidazioni via social, in risposta all’ annuncio della tradizionale "pastasciutta antifascista", prevista per il 25 luglio.

 

Il Rifugio Gino e Massimo, a 1860 metri di quota, si trova nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi, in località Grioni, nel comune di Ponte in Valtellina. Raggiungibile in circa due ore di cammino, poggia su un magnifico terrazzo affacciato sulla Vetta di Rhon e sul fondovalle valtellinese. La struttura odierna deve le sue forme a una vecchia baita che il Comune di Ponte in Valtellina ha recentemente ristrutturato mantenendo le caratteristiche originali.

Circa un anno fa, nel luglio scorso, la struttura era stata presa in gestione da Anna Savonitto, una giovane di Morbegno, che sembra aver trovato una formula vincente per dare vita a questo luogo, nonostante sia esterno alle rotte turistiche e a escursionistiche principali. Con un calendario estivo ricco di eventi insoliti e curiosi, il "Rifugino" – così viene amichevolmente chiamata la struttura – ha ospitato solo in quest’ultimo mese eventi come concerti, yoga, una residenza artistica di danza e – il prossimo sabato 25 luglio – ospiterà la tradizionale pastasciutta antifascista, organizzata con l’Anpi di Sondrio, in memoria del gesto compiuto della famiglia Cervi per la comunità di Campegine il 25 luglio 1943, giorno dell’arresto di Mussolini.

 

Purtroppo, non tutti sembrano aver apprezzato lo spirito della nuova gestione; tanto che - nell’ultimo mese - una serie di atti vandalici hanno colpito il Rifugio. Ne abbiamo parlato con Anna Savonitto, che gestisce il Gino e Massimo.

In un primo momento, il 4 luglio, gli asini di un alpeggio privato che si trova nei pressi del rifugio erano stati rinchiusi da ignoti nel bivacco: una struttura parte del rifugio, sempre aperta, pronta ad accogliere gli ospiti soprattutto d’inverno, quando il rifugio è chiuso. Il risultato? Giorni di pulizia per sistemare la sporcizia causata dagli asini nella struttura.

 

"Può anche essere che qualcuno abbia lasciato aperto e gli asini si siano infilati dentro da soli, però quando l’abbiamo saputo sono arrivate delle persone dicendo che gli animali erano dentro col chiavistello abbassato. Qualcuno è addirittura venuto a dirci: ‘complimenti che avete chiuso gli asini nel bivacco’, come se noi facessimo mai una roba del genere. Noi che ce ne prendiamo invece cura e che abbiamo passato una settimana a ripulirlo".

Poi, nel corso delle settimane in cui il Rifugio ha iniziato a promuovere la pastasciutta antifascista del 25 luglio, sui social si è scatenata nei loro confronti una gogna mediatica di insulti e intimidazioni, alcuni dei quali sono stati riportati dalla pagina del Rifugio nel loro post di appello.

 

Infine, nella notte tra martedì 21 luglio e mercoledì 22, la jeep di servizio del rifugio è stata vandalizzata. "Tutti i vetri infranti, fanali e tergicristalli rotti, gomme bucate e carrozzeria tagliata a colpi d'ascia. Hanno persino tentato di spingere la jeep, che ci serve per lavorare e per portare le provviste al rifugio, giù dalla scarpata e probabilmente non ci sono riusciti solo perché prima le avevano tagliato tutte le gomme".

"Ora – aggiungere Anna – la macchina credo sia da buttare, e dovrò anche capire in che modo portarla giù. Insomma, qualcosa che pare più un'intimidazione che un semplice dispetto".

 

Se questi episodi siano tra loro connessi – precisa la rifugista – non è chiaro e, fino a che non lo sarà, non intendono fare accuse di alcun tipo. Intanto, la gestrice ha sporto denuncia contro ignoti. "Ma – sostiene anche - pare evidente che qualcuno è infastidito dalla gestione del Rifugio. Gestione che porto e portiamo avanti con passione, entusiasmo, voglia di fare e cura delle relazioni con tutte le realtà e le persone del territorio e con chiunque passi di qui".

Ora, l’appello è alla collettività. Per chiunque volesse sostenere il rifugio è stata aperta una raccolta fondi (raggiungibile a questo link), "per riparare (o più probabilmente ricomprare) la jeep". Inoltre, Anna Savonitto, collaboratrici e collaboratori invitano tutti a passare per un pranzo in Rifugio: un altro modo per sostenere economicamente e umanamente la struttura e le persone che ci lavorano.

 

Per quanto riguarda l’evento di sabato 25 luglio, la "pastasciutta antifascista" si farà e l’invito è esteso a tutti.

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