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Attualità | 25 settembre 2026 | 19:00

Le montagne italiane stanno subendo l'overtourism? La questione è più sfumata di quanto appare: lo dimostra un recente sondaggio

"Il vero indicatore di successo non può essere soltanto quante persone arrivano. Occorre capire quanto valore rimane nelle valli, quante imprese crescono, quanti servizi vengono rafforzati, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a rendere vive le comunità durante tutti i dodici mesi dell'anno". L'indagine di Uncem sul turismo montano, realizzata tra agosto e settembre 2026 con un sondaggio pubblico, apre a una domanda: la crescita delle presenze può diventare crescita delle comunità?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L'estate 2026, secondo i dati dell'analisi Uncem realizzata tra agosto e settembre 2026, con un sondaggio pubblico, restituisce l'immagine di una montagna italiana attrattiva, con flussi turistici complessivamente positivi, ma anche con una domanda molto netta: la crescita delle presenze può diventare crescita delle comunità?

 

È questo il punto centrale che emerge dall'indagine Uncem dedicata alla stagione estiva nelle Alpi e negli Appennini. Una fotografia che non si limita a contare turisti, ma prova a capire cosa accade nei territori, quali investimenti si muovono, quali servizi mancano e quale rapporto esiste tra turismo, identità e vita quotidiana delle comunità. Il 64,1% di chi ha risposto vive prevalentemente in un Comune montano, mentre il 35,9% in un Comune non montano. Alla domanda sulla qualità complessiva della stagione turistica di giugno, luglio e agosto, su una scala da 1 a 5, il 43,9% assegna un voto 4 e il 18,8% un voto 5: complessivamente il 62,7% esprime quindi una valutazione alta o molto alta. Il 25% si ferma a 3, mentre soltanto l'8,3% indica 2 e il 3,9% 1. Il 47,8% ritiene che negli ultimi mesi vi siano stati maggiori flussi turistici rispetto alle estati passate, mentre il 41,2% non registra una crescita e l'11% non è in grado di valutarla. Nei Comuni montani e nelle valli il dato appare più favorevole: il 63,2% degli intervistati segnala un aumento di arrivi e presenze rispetto agli anni scorsi, contro il 23,6% che non lo rileva e il 13,2% che non sa esprimersi. Anche dagli operatori arrivano segnali prevalentemente positivi: il 53,6% degli intervistati ha raccolto giudizi favorevoli da hotel, strutture ricettive, campeggi e ristoranti; il 19,9% riferisce invece valutazioni negative, mentre il 26,5% non dispone di elementi sufficienti o di confronti diretti. Il 73,1% considera inoltre il proprio territorio dotato di una buona "vocazione turistica", contro il 23,6% che non la riconosce. E il 65,4% considera importante lavorare con tour operator, destination manager e operatori specializzati per portare l'offerta delle montagne anche fuori dai mercati tradizionali.

 

Ma è significativo soprattutto capire perché si sceglie la montagna. Il valore nettamente più indicato è "paesaggio e ambiente, clima", scelto dall'82,4%. Seguono manifestazioni ed eventi con il 45,6%, relax e silenzio con il 44%, enogastronomia e sci e sport invernali entrambi al 37,9%, monumenti, storia e cultura al 33%, iniziative sportive al 28,6%. Per crescere: il 50,6% indica la necessità di maggiore sinergia tra associazioni locali, amministrazioni comunali e imprese. Il 42,2% chiede strutture ricettive migliori, più accoglienti e moderne; il 41,7% una maggiore cura dei versanti montani; il 33,9% strade più sicure, pulite, ampie e meglio asfaltate; il 32,8% più promozione, marketing e comunicazione; il 18,9% ristoranti più innovativi e moderni e il 13,3% un maggior numero di eventi e manifestazioni. Più debole appare il sistema della promozione: solo il 39,7% ritiene che il proprio Comune o la propria valle abbiano beneficiato di campagne promozionali regionali, ENIT o del Ministero del Turismo; il 30,7% risponde negativamente e il 29,6% non è in grado di valutarlo. Anche sugli investimenti privati il quadro invita alla prudenza: il 22,7% segnala operatori intenzionati a investire, il 18,2% operatori che vorrebbero farlo ma non dispongono della capacità finanziaria necessaria, il 18,8% non registra investimenti e ben il 40,3% non dispone di informazioni sufficienti.
 

Il sondaggio consente anche di ridimensionare una lettura indistinta dell'"overtourism" montano. Il 54,7% afferma che nel proprio territorio non esiste un problema di presenze eccessive; il 38,7% ritiene invece che il problema esista. E quando si domanda se vi siano strumenti per regolare eventuali flussi eccessivi, soltanto il 27,9% risponde sì, mentre il 49,7% dice no e il 22,3% non sa rispondere. Il vero indicatore di successo non può essere soltanto quante persone arrivano. Occorre capire quanto valore rimane nelle valli, quante imprese crescono, quanti servizi vengono rafforzati, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a rendere vive le comunità durante tutti i dodici mesi dell'anno. "La sfida non è portare semplicemente più persone in montagna, ma trasformare i flussi in economie territoriali, servizi, lavoro, cura del paesaggio e nuova capacità di abitare Alpi e Appennini. Una nuova attenzione per le comunità che accolgono, che vivono tutto l'anno sui territori. Nel Rapporto Montagne Italia 2026, in uscita, raccontiamo che il neopopolamento è possibile. Il turismo è pilastro dello sviluppo, ma non da solo, senza agricoltura, gestione forestale, servizi alle comunità abitanti", evidenzia il Presidente Uncem Marco Bussone. 

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