Contenuto sponsorizzato
Attualità | 31 agosto 2026 | 19:15

Nel cuore dell'Altopiano delle Rocche riapre una sede della Croce Rossa Italiana. Nelle Aree interne il volontariato da solo non basta, ma è indispensabile

A Rocca di Mezzo riapre una sede della Croce Rossa Italiana. Al di là dell'inaugurazione, la notizia racconta una questione molto più ampia: quella dei servizi nei territori montani, dove pochi residenti convivono con migliaia di presenze stagionali e dove assistenza, prevenzione e volontariato diventano parte della possibilità stessa di continuare ad abitare un luogo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ci sono notizie che, osservate da una grande città, possono sembrare quasi ordinarie. L'apertura di una sede della Croce Rossa, qualche locale restituito al volontariato, attività di formazione e prevenzione. In un paese di montagna, però, le proporzioni cambiano.

 

A Rocca di Mezzo, nel cuore dell'Altopiano delle Rocche, è tornato operativo un presidio della Croce Rossa Italiana, riportando sul territorio una presenza che negli ultimi anni era venuta meno. E forse il punto più interessante non è tanto il taglio del nastro quanto ciò che questa apertura racconta. Racconta quanto sia complesso garantire servizi essenziali nei territori interni. E quanto, allo stesso tempo, questi servizi siano indispensabili per impedire che i paesi di montagna diventino progressivamente luoghi abitati soltanto nei fine settimana e durante le vacanze.

 

Rocca di Mezzo conta poco più di 1.300 residenti, ma il semplice dato demografico descrive soltanto in parte il territorio.

Come accade in molti centri appenninici a forte vocazione turistica, durante agosto, nei fine settimana e nella stagione invernale la popolazione presente sull'Altopiano cresce considerevolmente. Arrivano proprietari delle seconde case, escursionisti, sciatori, famiglie e turisti.

 

La conseguenza è un paradosso comune a molte località montane italiane: i servizi vengono inevitabilmente dimensionati sulla popolazione residente, mentre in determinati periodi dell'anno devono rispondere alle necessità di un territorio frequentato da molte più persone.

 

È proprio qui che una struttura di volontariato, prevenzione e primo intervento assume un valore particolare. Non sostituisce il sistema sanitario e non può essere considerata la soluzione ai problemi della medicina nelle aree interne. Può però diventare un elemento della rete territoriale. 

 

Vivere in montagna significa confrontarsi quotidianamente anche con le distanze. Un pronto soccorso, una visita specialistica, un servizio sanitario o semplicemente un intervento possono richiedere tempi e spostamenti che in un contesto urbano vengono quasi dati per scontati. È uno degli aspetti meno raccontati dello spopolamento.

 

Le persone non lasciano i piccoli paesi soltanto perché manca il lavoro. Contano le scuole, i trasporti, la connessione internet, i negozi, la possibilità di raggiungere rapidamente un medico e la sensazione di poter contare su una rete di assistenza quando qualcosa accade. Per questo la presenza della Croce Rossa assume un significato che supera quello della singola associazione. È parte di un tema molto più ampio: quanto siamo disposti a investire per rendere realmente abitabili le aree interne durante tutti i dodici mesi dell'anno?

 

Durante la giornata di apertura sono state organizzate anche dimostrazioni delle attività della Croce Rossa e momenti dedicati al primo soccorso e alla prevenzione. Ed è probabilmente uno degli aspetti più interessanti. Quando si parla di sicurezza si pensa quasi sempre all'emergenza: all'ambulanza, al soccorso, all'incendio, all'incidente. Ma una comunità più sicura è anche una comunità nella quale più persone conoscono le manovre fondamentali di primo intervento, sanno utilizzare un defibrillatore, riconoscono una situazione critica e conoscono i comportamenti da adottare nei primi minuti.

 

La Croce Rossa basa una parte importante della propria attività proprio sulla formazione e sul volontariato; per entrare nell'associazione è previsto un percorso dedicato per i nuovi volontari. In territori dove le distanze possono incidere sui tempi di risposta, diffondere queste competenze assume ancora più valore.

 

C'è poi un secondo elemento. Nei paesi di montagna il volontariato non è soltanto un'attività associativa. Storicamente è stato uno dei modi attraverso i quali le comunità hanno colmato distanze e fragilità: Protezione Civile, Croce Rossa, associazioni locali, gruppi antincendio, soccorso e reti informali di cittadini. Negli ultimi decenni, però, anche questo sistema ha dovuto fare i conti con lo stesso problema che interessa il resto della società montana: meno abitanti significa spesso anche meno persone disponibili. 

 

Ricostruire una presenza della Croce Rossa significa quindi anche provare a ricostruire una rete di partecipazione. Una sede senza volontari rimarrebbe soltanto un edificio. La vera sfida inizierà adesso: coinvolgere persone, formarne di nuove e riuscire a garantire una presenza che non sia soltanto stagionale. 

 

L'Altopiano delle Rocche, del resto, funziona come un territorio unitario molto più di quanto suggeriscano i confini amministrativi. Rocca di Mezzo, Rovere, Rocca di Cambio, Ovindoli, Fonte Avignone e le altre frazioni e località condividono buona parte delle stesse problematiche: turismo stagionale, popolazione anziana, distanze dai principali servizi, viabilità montana e forti oscillazioni nelle presenze.

 

Pensare sanità, prevenzione e soccorso esclusivamente all'interno dei confini di ogni singolo comune rischia quindi di essere limitante. La prospettiva più interessante è quella di una rete territoriale. Un sistema nel quale Croce Rossa, servizi sanitari, istituzioni, Protezione Civile e associazioni riescano a coordinarsi, ciascuno con le proprie competenze.

 

Dal Comune di Rocca di Mezzo è stato annunciato anche il lavoro per la ricostituzione di un gruppo comunale di Protezione Civile e sono previsti per settembre alcuni percorsi di prevenzione sanitaria in collaborazione con la ASL. Sono iniziative che andranno naturalmente valutate nel tempo, soprattutto sulla base della loro continuità e della loro capacità di diventare servizi effettivamente disponibili alla popolazione.

 

Ed è forse questa la distinzione più importante. Nelle aree interne le inaugurazioni servono poco se non sono seguite dalla continuità. Il tema non è soltanto aprire un presidio. È mantenerlo vivo. Avere volontari. Fare formazione. Costruire relazioni con il sistema sanitario. Garantire mezzi e strumenti. Fare in modo che quella presenza venga conosciuta dai residenti e diventi realmente parte del territorio.

 

Perché contrastare lo spopolamento non significa soltanto attirare nuovi visitatori. Significa soprattutto rendere possibile la vita quotidiana di chi in montagna ha deciso di restare.

 

La riapertura della Croce Rossa a Rocca di Mezzo è dunque una buona notizia. Ma il suo valore reale non si misurerà nella giornata dell'inaugurazione. Si misurerà tra qualche anno, osservando quante persone saranno state formate, quanti volontari avranno aderito, quali attività saranno nate e quanto quella sede sarà riuscita a entrare davvero nella vita dell'Altopiano.

 

Ed è forse questa, oggi, una delle sfide più importanti per l'Appennino: non limitarsi a mantenere aperti i paesi, ma continuare a renderli luoghi nei quali sia possibile vivere.

Contenuto sponsorizzato