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Attualità | 01 settembre 2026 | 13:45

Perché pochi minuti di ossigeno sono riusciti a risollevare Chiara Ferragni dal malore in montagna? Cosa sono le "pilloline" di cui parla l'influencer sui social?

La nota influencer era in vacanza a Cuzco, Perù. Di ritorno da un'escursione ad oltre 5000 metri, mentre era a cena, ha iniziato a sentirsi male, ed è stata soccorsa con bombole di ossigeno. Cos'è accaduto? Si può parlare di "mal di montagna"? Proviamo ad analizzarlo nel dettaglio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Una botta di calore, il corpo che non risponde e poi il panico. È quel che è successo qualche giorno fa a Chiara Ferragni, mentre era in vacanza a Cuzco, Perù. Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio. Intanto, la nota influencer ha affidato ai social il racconto della sua disavventura, non senza una nota di ironia. Ma cos'è stato a causare il malore?

 

Chiara Ferragni si trovava in viaggio insieme al compagno José Hernandez e ad alcuni amici. Attraverso le storie Instagram aveva raccontato nei giorni precedenti diverse escursioni in luoghi celebri, come Macchu Picchu e il Monte Vinikunka, la celebre "montagna arcobaleno" che raggiunge i 5036 metri di altitudine.

 

"È stato il giorno in cui siamo andati a 'Raimbow Mountain', a 5036 metri", racconta Ferragni in una storia su Instagram. "Noi eravamo praticamente gli unici a non aver preso queste pilloline che dovrebbero un po' aiutarti per l'altitudine e abbiamo avuto qualche piccolo malessere, ma nulla di cui lamentarsi. Anzi, io mi vantavo di non aver avuto nessun sintomo particolare".

 

Di rientro a Cuzco in serata, città che si trova a quasi 3400 metri di quota, l'influencer milanese si è diretta in un ristorante per una cena in compagnia. Dopo aver mangiato, però, ha iniziato a sentirsi male.

 

"Essendo l'ultima sera, siamo andati a mangiare una pizza e subito dopo sento come una botta di calore, come se il corpo non rispondesse bene e vado in panico. Mi sembrava di non respirare bene, che le mie braccia non si muovessero bene: erano proprio dei sintomi dell'altitudine. Così sono tornata in hotel, che fortunatamente era super attrezzato con bombole di ossigeno. Ho fatto dieci-quindici minuti con il respiratore e alla fine è andato tutto bene".

 

Alla fine tutto bene: l'autrice della storia ha rassicurato i suoi follower e ripreso il viaggio in direzione di Lima. Ma cos'è stato a farla stare male? Secondo Ferragni è stata proprio l'altitudine ad aver determinato il malore. Ma scendiamo nel dettaglio e cerchiamo di valutare il caso nello specifico.

 

A 5000 metri la disponibilità di ossigeno è drasticamente inferiore rispetto al livello del mare. Non perché nell'aria ci sia meno ossigeno in percentuale, ma perché la pressione atmosferica è molto più bassa. Questo significa che la pressione parziale dell'ossigeno che arriva ai polmoni diminuisce e, di conseguenza, diminuisce la quantità di ossigeno che arriva nel sangue. I polmoni e il cuore, allora, cercano di compensare questa mancanza aumentando la frequenza respiratoria e cardiaca.

 

I sintomi principali vanno da un forte mal di testa (principale indicatore del mal di montagna), a nausea o vomito, perdita di appetito, affaticamento e debolezza, vertigini o stordimento, e insonnia. Sorprende il fatto che nella descrizione di Chiara Ferragni manchi il riferimento al mal di testa: prima dell'accertamento di personale medico, infatti, è presto per attribuire con certezza i sintomi registrati al mal di montagna.

 

Inoltre, se il problema fosse davvero l'altitudine, perché il malore ha colpito una volta scesi a Cuzco e non ai cinquemila metri del Vinikunka? In realtà, la comparsa ritardata dei sintomi dopo una salita è compatibile con quel che accade in questo genere di patologie: è probabile che la giornata a oltre 5000 metri abbia sottoposto l'organismo a una forte ipossia e a uno stress fisiologico, ma che i sintomi siano diventati evidenti solo successivamente.

 

Perché pochi minuti di ossigeno sono riusciti a far riprendere Chiara Ferragni? In caso di mal di montagna, respirare ossigeno supplementare aumenta rapidamente la pressione parziale dell'ossigeno che raggiunge i polmoni e quindi può migliorare l'ossigenazione del sangue. Se il problema era effettivamente legato alla quota, dunque, questo può produrre un miglioramento molto rapido.

 

Le "pilloline" di cui parlava l'influencer nei social sono con tutta probabilità acetazolamide, un farmaco in genere somministrato come "Diamox". L'acetazolamide serve ad accelerare alcuni dei meccanismi attraverso i quali il corpo si acclimata, in particolare favorendo una maggiore ventilazione, soprattutto durante il sonno, e aiutando l'organismo ad adattarsi alla quota. Un farmaco prescritto spesso in casi come questo, di turisti che programmano viaggi in quota in poco tempo, pensato per prevenire, o trattare, il cosiddetto mal di montagna.

 

Insomma, in attesa di maggiori informazioni, apprendiamo della salute dell'autrice del post, e vogliamo fare tesoro della sua disavventura. La morale della favola, dunque, è proprio quella suggerita dall'influencer: alle alte quote, la spavalderia è bene lasciarla a casa. L'invito a tutti coloro che hanno in programma un viaggio di questo genere, è sempre quello di rivolgersi a un professionista capace di valutare tutte le possibilità.

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