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Gli scarti di oliva diventano un combustibile: ''Riusciamo a riscaldare l'intero edificio di 21 mila metri cubi''. Il Frantoio Fratelli Turri sul Garda punta sulla green energy

Il Frantoio di Cavaion Veronese ha acquisito un nuovo impianto termico che utilizza come combustibile il nocciolino di sansa, un sottoprodotto ottenuto dalla lavorazione delle olive. Non solo, la polpa inutilizzata viene inviato a un impianto a biogas per la produzione di energia pulita

Pubblicato il - 25 novembre 2019 - 12:21

CAVAION VERONESE. Gli scarti delle olive diventano un combustibile. L'utilizzo del nocciolino di sansa permette di riscaldare l'interno stabilimento tra impianti produttivi, uffici e punto vendita per circa 21 mila metri cubi di edificio del Frantoio Fratelli Turri di Cavaion Veronese in provincia di Verona.

 

Il Frantoio ha, infatti, acquisito un nuovo impianto termico che utilizza come combustibile il nocciolino di sansa, un sottoprodotto ottenuto dalla lavorazione delle olive. Non solo, la polpa inutilizzata viene inviato a un impianto a biogas per la produzione di energia pulita

 

"Il nuovo impianto – spiega Laura Turri, titolare del Frantoio insieme ai fratelli Mario, Giovanni e Luisa – ci permette di riutilizzare i sottoprodotti e di trasformarli in combustibile. In questo modo è possibile riscaldare l’intera superficie dell’edificio senza inquinare l’aria che respiriamo ogni giorno".

 

Il Frantoio cerca di essere sempre più attento all'ambiente e sempre più green. "Un bel risparmio - prosegue Turri - soprattutto se si pensa alle emissioni di anidride carbonica, che in questo modo vengono dimezzate. Da sempre ci prendiamo cura dell’ambiente e del paesaggio gardesani, contraddistinti dalla presenza di olivi secolari. Cerchiamo, anche attraverso processi aziendali virtuosi di economia circolare, di proteggerli. Amiamo il nostro territorio, rispettarlo e preservarlo è un atto doveroso".

 

Ogni anno vengono raccolte tra le 1.500 e le 2.000 tonnellate di olive, che sono lavorate seguendo due processi: il primo consiste nella separazione tra olio e sansa umida, mentre la seconda fase divide la sansa dal nocciolino.

 

Il quantitativo di nocciolino derivante dal processo di separazione si aggira attorno al 9-10% del peso delle olive trasformate, tra le 135 e le 200 tonnellate, che diventano combustibile da riutilizzare. L’impianto termico permette inoltre di tagliare le emissioni di anidride carbonica: una politica energetica, quella del frantoio, che mira a ridurre al minimo gli sprechi e a rispettare l’ambiente, migliorando la qualità dell’aria.

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