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Carovana dei ghiacciai: “In 17 anni il Vedretta Lunga ha perso uno spessore pari a un palazzo di 7 piani” (FOTO e VIDEO)

Il monitoraggio di Legambiente continua sui ghiacciai della Val Martello: Vedretta Lunga, Vedretta Alta, Forcola e Cevedale: “Ghiacciai più grigi e rimpiccioliti che si vanno smembrando in molteplici frammenti, perdendo volumi enormi”. Nella più rosea delle previsioni, a fine secolo sopravvivrà solo un terzo dei ghiacciai sul territorio provinciale

Di F.S. - 28 agosto 2021 - 20:20

COGOLO DI PEIO (TRENTO). “I ghiacciai scappano sempre più in alto, inseguiti dai boschi”. A spiegare con questa una metafora la situazione dei ghiacciai in Trentino Alto Adige è Vanda Bonardo, responsabile per le Alpi di Legambiente, dopo il monitoraggio effettuato nella seconda tappa della Carovana dei ghiacciai in Val Martello.

I risultati sono impressionanti: negli ultimi 17 anni lo spessore del ghiacciaio della Vedretta Lunga è diminuito di 1,2 metri l'anno per un totale di circa 20 metri. La sua fronte, si legge nel report di Legambiente che sintetizza i dati raccolti dal monitoraggio, si è ridotta di ben 1,8 chilometri dal 1923. Di questi quasi 1 chilometro solo dal 1979 al 2019, periodo in cui la riduzione ha viaggiato ad oltre 23 metri di media. Tra il 2020 e il 2021 il ghiacciaio ha ceduto 28 metri.

 

 

Una situazione analoga si è verificata sul ghiacciaio della Vedretta Alta (che ha subito un brusco arretramento di circa 400 metri della sua fronte attiva) e quello della Forcola (che continua ad arretrare di 20-30 metri l'anno). Il ritiro per il ghiacciaio del Cevedale risulta superiore al chilometro dagli anni '40. A preoccupare gli esperti però non è solo anche il terreno 'ceduto' dai ghiacci perenni, ma anche i fenomeni di disgregazione e frammentazione che hanno portato i 168 ghiacciai dell'Alto Adige a 'spezzettarsi' in 540 unità distinte. Per dare una misura dell'accelerazione del fenomeno, nel 2005 erano solo 330.


Ghiacciai che scappano sempre più in alto, inseguiti dal bosco – ha detto Vanda Bonardo – cascate che crescono di volume a vista d'occhio, bellissime se non fosse che sono il risultato di una fusione sempre più accelerata dei ghiacci”. Le stupende formazioni bianche si fanno sempre più grigie, dice Bonardo, mentre i ghiacciai si “smembrano in molteplici frammenti” perdendo, come nel caso del Vedretta Lunga, uno spessore pari ad un palazzo di 7 piani in meno di 20 anni. “Nella più ottimistica, ancorché difficilmente realizzabile, previsione ricavata dalle proiezioni di glaciazione della provincia di Bolzano – continua Bonardo – al massimo solo un terzo di questi entro fine secolo potrebbe sopravvivere. È un ritornello questo che si ripete qui come altrove nelle Alpi e che rende sempre più incomprensibili i ritardi nell'inversione di rotta indispensabile per una reale transizione ecologica della nostra società”.

 

Bonarda ha presentato oggi (28 agosto) al KulturZentrum di Martello i risultati del monitoraggio della Carovana dei ghiacciai di Legambiente al termine della seconda tappa insieme al sindaco di Martello e presidente del Comitato di gestione per il Parco nazionale dello Stelvio Georg Altstätter, la Provincia di Bolzano, il responsabile della sezione altoatesina del Comitato glaciologico italiano e del Servizio glaciologico Alto Atesion Pietro Bruschi e il segretario del Comitato glaciologico italiano Marco Giardino. Proprio lui ha ricordato come la storia della Val Martello (“una splendida valle alpina”) sia stata scandita dal modellamento glaciale.

Durante la tappa in Val Martello, oltre ad una serie di escursioni e visite guidate, è stato organizzato anche il 'Saluto al ghiacciaio', un momento di riflessione sul silenzioso e prezioso lavoro che svolgono sul territorio i ghiacciai. La prossima tappa della Carovana sarà il 30 e 31 agosto in Friuli Venezia Giulia, per monitorare il Ghiacciaio del Canin. Con quest'anno il monitoraggio di Legambiente è arrivato alla sua seconda edizione e prosegue (dal 23 agosto al 13 settembre) le sue attività sui 13 ghiacciai alpini più il glacionevato del Calderone in Abruzzo.

 

Ecco nel dettaglio i risultati della seconda tappa in Val Martello:

Ghiacciaio Vedretta Lunga

 

Il Ghiacciaio Vedretta Lunga (Langenferner), prende origine dall’esteso bacino di alimentazione glaciale compreso fra Monte Cevedale (3769 m s.l.m.), Cima di Solda e Punta del Lago Gelato. L’itinerario di avvicinamento al ghiacciaio ha permesso di documentare quelli che vengono ritenuti fra i più vistosi  fenomeni di riduzione glaciale del gruppo montuoso dell’Ortles-Cevedale (Secchieri e Bruschi, 2017): sono state osservate tracce di sistemi morenici vallivi frontali e laterali, sia del ghiacciaio di Vedretta Lunga sia dei ghiacciai laterali del Versante destro: un ricco patrimonio di storia glaciale che ha evidenziato anche le sue interazioni con l’attività dell’uomo. Infatti, in questo settore, la deglaciazione è stata accompagnata anche da fenomeni di instabilità sul fondovalle, come la disastrosa alluvione del 1887 che distrusse alcuni paesi della Val Martello. Questo ed altri fenomeni di piena glaciale, così come le relative opere di mitigazione sono state oggetto di discussione con  Roberto Dinale direttore del Servizio Idrologia e Dighe della Provincia Autonoma di Bolzano, sul sito della diga in pietra edificata nel 1893 sul rio Plima.Per apprezzare al meglio il regresso areale e volumetrico della Vedretta Lunga è stato dapprima effettuato uno stop panoramico dalla stazione fotografica storica del Comitato Glaciologico Italiano posta sul versante sinistro orografico con confronto di immagini multitemporali ed evidenze geomorfologiche nel fondovalle. Questa prima osservazione ha fornito un dato a scala secolare del ritiro frontale: ben 1,8 km dal 1923. La discesa sul fondovalle ha permesso di visionare in sequenza i segnali glaciologici posti dagli operatori del CGI e del Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige (Franco Secchieri, Giuseppe Perini, Stefano e Giovanni Benetton) fra il 1979 al 2019. Le misure glaciologiche ricavate da questi segnali indicano quasi un km di ritiro frontale: una media di oltre 23 m all’anno, ma non uniformemente distribuiti: una sostanziale stabilità iniziale, regressi variabili a partire dagli anni 90 e poi una decisa variazione su valori costantemente negativi di diverse decine di metri dall’anno dal 2005 ad oggi. L’ultimo valore, misurato “in diretta” dagli operatori glaciologici durante il sopralluogo, è di 28 metri di regresso fra il 2020 e il 2021. Il ghiacciaio Vedretta Lunga è stato selezionato per il monitoraggio a  lungo termine dalla Provincia Autonoma di Bolzano e Roberto Dinale ha illustrato i risultati del bilancio di massa che ivi si svolge da ormai 17 anni. Nella serie storica si registra una perdita di 1,20m l’anno, uniformemente distribuita sul ghiacciaio: ciò significa che nella zona frontale si registrano anche perdite intorno ai 3 metri rispetto ai valori positivi della zona alta del bacino di accumulo.  Il solo anno positivo della serie di bilanci è il 2013-14, e il debole trend negativo della serie andrebbe compensato da correzione altimetrica, vista la contemporanea modifica delle condizioni geografico-fisiche della massa glaciale. La  linea di equilibrio è posta attorno ai 3100 m. 

 

Ghiacciaio Vedretta Alta

 

Il Ghiacciaio di Vedretta Alta ha subito una accelerazione del suo ritiro nel 2012. Mentre antecedentemente la lingua scendeva fin nella piana glaciale, in quell'anno si è verificata una cesura che ha separato la parte terminale della lingua dal corpo principale, determinando di fatto un brusco arretramento di circa 400 metri della fronte attiva. Nel corso del sopralluogo per la Campagna glaciologica 2021, questa fronte si è presentata coperta da un lembo di neve residua delle precipitazioni invernali, che ha avuto l'effetto di arrestare momentaneamente l'arretramento frontale. 

 

Ghiacciaio della Forcola

 

Il Ghiacciaio della Forcola ha subito anch'esso un forte arretramento in questi ultimi anni, come testimonia il fatto che non sia ormai più visibile dal rifugio Martello. Un altro indizio dell'entità e rapidità dell'arretramento è la sequenza di segnali di misurazione, ancora perfettamente visibile. Gli arretramenti annui misurati nel corso delle ultime campagne sono stati quasi sempre dell'ordine di 20-30 metri. Fino ad alcuni anni fa, una caratteristica della fronte del ghiacciaio era la presenza di un'ampia bocca glaciale che formava una grotta percorribile per una decina di metri. la grotta è scomparsa recentemente per effetto dell'arretramento e dell'appiattimento della fronte per la perdita di volume del ghiacciaio. Gli operatori del Servizio Glaciologico dell' Alto Adige rimarcano inoltre come stia diventando sempre più complesso l'avvicinamento alla fronte per poter eseguire le misurazioni.

 

Ghiacciaio Cevedale

 

Il Ghiacciaio del Cevedale è tra quelli della Val Martello che ha subito le maggiori trasformazioni. La sua lingua si abbassava anch'essa fino a raggiungere il fondovalle, così come per la Vedretta Alta e la Vedretta della Forcola, in corrispondenza della vasta piana fluvioglaciale rimasta attualmente. Anche per questo ghiacciaio, una brusca accelerazione dell' arretramento è stata impressa dall'interruzione del collegamento tra la parte superiore del ghiacciaio e la sua propaggine di fondovalle per effetto di una cesura verificatasi in corrispondenza di un cambio di pendenza del substrato roccioso. La fronte attiva ha così subito un rapidissimo arretramento ed innalzamento di quota. Rispetto agli anni quaranta, il ritiro risulta superiore al chilometro. La posizione della fronte permane senza grosse variazioni al di sopra del salto di roccia in corrispondenza del quale si era verificata la separazione della lingua valliva. Il Ghiacciaio del Cevedale è inoltre quello della Val Martello con la quota del bacino più elevata in quanto raggiunge la sommità del Monte Cevedale (3769 m).

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