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| 09 set 2025 | 16:28

"Fusione, degradazione permafrost e instabilità in montagna", l'allarme della Carovana dei Ghiacciai: "In Alto Adige il Solda sta diventando un mare nero di detriti"

Ecco il bilancio (preoccupante) della Carovana dei Ghiacciai 2025: "La crisi climatica corre veloce e non conosce confini: in 60 anni  sulle Alpi Italiane si è persa un’area glaciale pari alla superficie del Lago di Como, i ghiacciai fondono a ritmi preoccupanti e la montagna diventa sempre più fragile"

TRENTO. La crisi climatica corre veloce sulle Alpi e non conosce confini. I ghiacciai alpini fondono a ritmi preoccupanti e la montagna diventa sempre più fragile: in 60 anni sulle Alpi Italiane si è persa un’area glaciale di oltre 170 chilometri quadrati, pari alla superficie del Lago di Como. Ma non solo: dall’altro lato preoccupa anche la degradazione del permafrost e l’aumento della sua temperatura: in Germania, ad esempio, entro i prossimi cinquant’anni se ne prevede la scomparsa completa, con conseguenze allarmanti per la stabilità dei versanti montuosi.

 

È questa, in estrema sintesi, la doppia fotografia che emerge dal bilancio finale della campagna Carovana dei ghiacciai 2025 di Legambiente e dai dati forniti dalla Fondazione Glaciologica Italiana che dal 17 agosto al 2 settembre, lungo l’arco alpino, ha osservato lo stato di salute di alcuni ghiacciai alpini sempre più minacciati da temperature elevate, dallo zero termico in quota sempre più frequente, e dagli effetti degli eventi meteo estremi che accelerano la fusione dei ghiacciai ma anche l’instabilità in montagna con ripercussioni a valle.

 

Otto i ghiacciai osservati speciali: cinque in Italia - il ghiacciaio dell’Adamello (il più grande delle Alpi italiane) e il ghiacciaio del Ventina in Lombardia, il ghiacciaio di Solda in Alto Adige, quelli della Bessanese e della Ciamarella in Piemonte. E poi i tre all’estero: l’Aletsch, il Re delle Alpi, e i ghiacciai della Zugspitze, in Germania, con lo Schneeferner e il Höllentalferner. Tutti, viene specificato, accumunati dallo stesso destino: “Arretramento frontale e riduzione di area e spessore. Intorno a loro una montagna che cambia profilo e colore, e un paesaggio alpino in trasformazione continua con ecosistemi che avanzano colmando i vuoi lasciati dai ghiacciai in fusione. Unica eccezione è il ghiacciaio tedesco Höllentalferner che, come il Montasio in Friuli, resiste ancora con sorprendente tenacia”.

 

Riguardo al permafrost, nelle regioni montane europee le sue temperature stanno aumentando in modo costante, in alcuni casi di oltre un grado nell’ultimo decennio.

 

ANNERIMENTO GHIACCIAI E INSTABILITÀ

 

Ad emergere dalla campagna 2025 sono poi alcuni confronti fra la situazione attuale e quella del passato. “I ghiacciai, oltre ad arretrare – si legge nel report – diventano sempre più neri, coperti da colate detritiche e caratterizzati ai lati anche dalla formazione di morene come sta accadendo ad esempio sul ghiacciaio di Solda del gruppo Ortles-Cevedale, monitorato dal Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige”. E i dati parlano chiaro: nel 2025 la sua fronte è arretrata di 26 metri rispetto al 2024, inoltre sono ben evidenti colate detritiche e crolli, lembi di ghiacciaio morto, ma anche rock glacier, mentre dall’altro il bosco e nuovi ecosistemi occupano gli spazi dove prima c’era il ghiaccio.

 

Altro esempio è quello del ghiacciaio del Bessanese, in Piemonte. “Se alla metà dell'Ottocento, al culmine della Piccola Età Glaciale, occupava gran parte del Crot del Claussinè estendendosi per circa 1,75 chilometri quadrati, oggi la sua fisionomia è completamente cambiata. Il monitoraggio tecnologico di Arpa Piemonte – viene specificato – ha precisato che la sua superficie si è ridotta a 0,3 chilometri quadrati e la perdita di volume subita dal ghiacciaio è stata di 3.900.000 metri quadrati tra il 2010 e il 2023, con un abbassamento medio di circa 1 metro l’anno. A valle della fronte del ghiacciaio, l’area proglaciale è occupata da una distesa di pietre e detriti, dove sono presenti numerosi laghi glaciali frutto della fusione del corpo glaciale”.

 

Un altro aspetto che emerge è come montagne e ghiacciai siano sempre più fragili anche a causa degli eventi meteo estremi, come accade sul ghiacciaio del Ventina in Lombardia, segnato negli ultimi anni da piogge alluvionali che hanno aumentato le colate detritiche. A preoccupare, viene rimarcato, anche i lembi di ghiaccio morto che rendono instabile la morena laterale destrae rischioso l’accesso all’attuale fronte del ghiacciaio.

 

 

"Anche quest’anno – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – abbiamo portato in primo piano il tema degli evidenti effetti della crisi climatica in alta quota. Dati ed evidenze che ci portano nuovamente a chiedere urgentemente azioni di mitigazione puntando sulle energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni climalteranti e di adattamento con un piano nazionale di misure e azioni efficaci".

 

FRUIZIONE TURISTICA E COMPORTAMENTI PIÙ SOSTENIBILI

 

Oltre al tema dell’arretramento dei ghiacciai e dell’instabilità in montagna, quest’anno Carovana dei ghiacciai ha messo inoltre in evidenza l’importanza di una fruizione consapevole in quota oltre che di un maggiore senso civico e all’adozione di comportamenti più rispettosi verso l’ambiente evitando, ad esempio, di abbandonare rifiuti in quota. A tal proposito, sul sentiero che porta al ghiacciaio del Ventina, Carovana dei ghiacciai 2025 ha organizzato insieme a Puliamo il Mondo, storica campagna di Legambiente, un’attività di pulizia.  Ad essere rinvenuti diversi rifiuti tra cui plastica, tappi, mozziconi di sigaretta, ma soprattutto tanti fazzoletti di carta e persino un catetere, un tubetto di crema solare e dei calzini. Nel corso del Clean Up è emerso che la distribuzione dei rifiuti, raccolti dal team di Carovana dei ghiacciai, è legata ai luoghi di stanziamento ma anche all’effetto “punto panoramico” e “toilette all’aria aperta”.

 

Legambiente inoltre, invita tutti a firmare la petizione on line “Una firma per i ghiacciai”, lanciata a settembre 2024, per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai e salvare il nostro ecosistema. Per firmare è sufficiente collegarsi al sito dedicato.

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