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| 23 ago 2025 | 19:48

Il ghiacciaio del Ventina ha perso 500 metri in 16 anni, le FOTO impressionanti. L'allarme degli esperti: “Non è più misurabile, servono nuovi metodi”

Il tremendo cambiamento visto con le immagini del ghiacciaio del Ventina ripreso nella zona della fronte nel 2009 e nello stesso punto nell’agosto 2025: "Ha avuto un arretramento che non ha precedenti dal 1895 ad oggi"

Il ghiacciaio del Ventina ha perso 500 metri in 16 anni, le FOTO impressionanti

VALMALENCO. L’arco alpino è sempre più sotto scacco della crisi climatica. Lo dimostrano le immagini che sono state diffuse nelle scorse ore da parte del Servizio Glaciologico Lombardo e che riguardano la situazione del ghiacciaio del Ventina ripreso nella zona della fronte nel 2009 e nello stesso punto nell’agosto 2025. Immagini che mettono in evidenza un impressionante ritiro avvenuto in soli 16 anni. Ritiro quantificabile in circa 400/500 metri lineari. 

 

Altro campanello d’allarme è rappresentato dai fenomeni di instabilità. Le osservazioni effettuate durante da tappa della Carovana dei Ghiacciati indicano che nell’area è in atto una forte deglaciazione cui si sovrappongono altri fenomeni di instabilità naturale, quali frane e colate detritico-torrentizie. Queste ultime appaiono legate alle forti precipitazioni piovose che sempre più frequentemente si verificano in alta quota, fenomeni in grado di fluidificare le coltri detritiche e le stesse morene. Preoccupano anche i lembi di ghiaccio morto che rendono instabile la morena laterale destra e rendono pericolosa l’area frontale del ghiacciaio.

“Il ghiacciaio della Ventina - commentano Marco Giardino, vicepresidente Fondazione Glaciologica Italiana e docente Università di Torino e Mattia Gussoni del Servizio Glaciologico Lombardo e meteorologo di Ilmeteo.it - ha avuto un arretramento che non ha precedenti dal 1895 ad oggi. Ciò conferma l’importanza di questo ghiacciaio come indicatore della trasformazione dell’ambiente alpino glacializzato. Il suo monitoraggio offrirà importanti indicazioni per gestire i problemi connessi alla deglaciazione. Questo regresso accelerato rende impossibile l’applicazione dei metodi tradizionali per la misura dei ghiacciai, e quindi richiede nuove metodologie tecnologiche come la fotogrammetria da drone, aereo, satellite”

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