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Trento
25 ottobre | 10:48

Ghiacciai trentini, la fusione non si ferma: perdite record fino a due metri d’acqua equivalente. Il Careser in crisi, solo le vette più alte resistono al caldo

I valori evidenziano chiaramente una stagione ancora una volta sfavorevole alla conservazione dei ghiacciai. Nonostante alcune nevicate estive in quota, solo le superfici situate alle altitudini più elevate hanno limitato in parte la fusione, mentre quelle a quote inferiori hanno registrato una forte perdita di massa

Ghiacciai trentini, la fusione non si ferma: perdite record fino a due metri d’acqua equivalente

TRENTO. Perdite di spessore comprese tra 65 centimetri e 2,10 metri di acqua equivalente. Il 2025 conferma la situazione drammatica in cui si trova i ghiacciai trentini. 

 

I dati arrivano dalle prime valutazioni del bilancio di massa annuale, basate sulle misurazioni estive. Le rilevazioni sono state condotte dall’Ufficio Previsioni e pianificazione della Provincia autonoma di Trento, insieme alla Commissione Glaciologica della Sat (Società degli alpinisti tridentini), al Muse, al Servizio Glaciologico lombardo e all’Università degli Studi di Padova 

I valori evidenziano chiaramente una stagione ancora una volta sfavorevole alla conservazione dei ghiacciai. Nonostante alcune nevicate estive in quota, solo le superfici situate alle altitudini più elevate hanno limitato in parte la fusione, mentre quelle a quote inferiori hanno registrato una forte perdita di massa. 

 

A registrare la situazione più critica è il ghiacciaio del Careser dove le misure indicano una perdita media di 2,10 metri di acqua equivalente, tra le più elevate dell’ultimo decennio. Le scarse precipitazioni nevose invernali e le temperature elevate hanno portato a un precoce affioramento del ghiaccio già a metà luglio. Le nevicate estive non sono infatti bastate a compensare la fusione. 

Sul ghiacciaio del La Mare, situato a quota più alta, le nevicate estive hanno offerto una protezione parziale. A 3.250 metri, il ghiaccio è rimasto scoperto solo per 25 giorni, con 55 giorni di copertura nevosa tra luglio e settembre. Le ondate di calore di giugno e agosto hanno comunque causato fusione, ma oltre i 3.300 metri è rimasta neve residua invernale. La perdita media stimata è di 0,65 metri di acqua equivalente.

Sul ghiacciaio dell’Adamello-Mandrone, alla quota di 2.600 metri, si sono misurati circa 4 metri di ghiaccio fuso, con perdite rilevanti fino a 3.200 metri. La neve invernale è sopravvissuta solo alle quote più elevate, su un’area limitata e insufficiente a bilanciare le perdite. Su una superficie di 13,05 km², la perdita media stimata è di 1,10 metri di acqua equivalente.

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