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“Si tagliano i fondi ai parchi naturali per finanziare lo sci”, dopo la nomina del presidente-cacciatore gli ambientalisti preoccupati per il futuro dell’Adamello-Brenta

Le accuse degli ambientalisti alla Giunta: “Anche il recovery fund è stato preso come un’occasione per facilitare la posa di nuove infrastrutture anche in territori di parchi ed aree protette”. E sul Parco Adamello-Brenta: “Il nuovo presidente-cacciatore? Non lo abbiamo votato ma siamo pronti a collaborare”

Foto. Val Brenta Parco Naturale Adamello-Brenta, D.Sirica
Di Tiziano Grottolo - 11 febbraio 2021 - 14:52

TRENTO. La nomina di Walter Ferrazza, sindaco di Bocenago e noto esponente del mondo venatorio, a presidente del Parco Naturale Adamello Brenta sta facendo discutere. Con il nuovo presidente si è insediato anche nuovo comitato di gestione che determinerà l’indirizzo dell’ente per i prossimi 5 anni, si apre quindi una fase molto importante per il futuro dell’area protetta. Secondo le associazioni ambientaliste di Legambiente, Enpa, Lac, Mountain Wilderness Italia, Lipu, Pan-Eppaa e Wwf, ci si trova di fronte a un bivio: da un lato l’efficienza e un’adesione convinta a un progetto culturale di conservazione ambientale, dall’altra la strada del marketing aziendalistico a uso e consumo di un turismo che si nutre di immagini bucoliche e folkloristiche.

 

Ovviamente l’auspicio degli ambientalisti è che si scelga la prima strada, “al momento – evidenziano – le dichiarazioni politiche sono sempre ammantate di buone intenzioni, sia da parte di chi amministra e a suo tempo ha amministrato, ma altrettanto costantemente queste sono state accompagnate da numerose contraddizioni”. Se è vero che il Parco è una risorsa che genera, con il suo indotto, reddito per chi abita in loco, si chiede comunque di proseguire negli investimenti per per giovani studenti e lavoratori che intendono interessarsi alla tutela ambientale, alla ricerca scientifica e alla conservazione del proprio territorio. Non è accettabile che l’amministrazione politica, dopo aver creato in tempi migliori delle ottime opportunità, con troppa celerità proceda ora con tagli generici su capitoli che possono apparire meno essenziali”.

 

Tornando all’elezione di Ferrazza gli ambientalisti sottolineano di non averlo votato “perché riteniamo che ci sia un possibile conflitto di interesse fra il suo ruolo di sindaco e quello di presidente super-partes del Parco, per lo scarso contributo dato in passato alla gestione del Parco e perché cacciatore. Però da adesso lo giudicheremo sulla sua gestione e saremo pronti a collaborare se si impegnerà a realizzare le parti condivisibili del programma presentato”.

 

Negli ultimi anni è emerso uno squilibrio notevole che si è palesato con il taglio di finanziamenti ai parchi naturali”, al tempo stesso gli ambientalisti puntano il dito contro una costante tendenza al trasferimento cospicuo di finanziamenti sul capitolo dedicato allo sci di discesa e alle infrastrutture annesse, anche nelle zone tutelate. In sede del Comitato di Gestione – ricordano – siamo stati richiamati a valutare infinite richieste di deroga alle normative di tutela vigenti per realizzare infrastrutture legate allo sci di discesa”.

 

Nel frattempo però la progettazione non si è fermata, anzi, le piste da sci continuano a essere allargate, di pari passo spuntano nuove strutture alberghiere con conseguenti richieste di deroghe all’interno di parchi e aree protette, nonostante valutazioni approfondite pongano molti dubbi in merito al ritorno economico che possono ancora dare opere di questo tipo e nonostante le conclamate problematicità di ordine ambientale richiamate tante volte delle associazioni ambientaliste.

 

“Anche il recovery fund – accusano gli ambientalisti – è stato preso dalla Provincia come un’occasione per facilitare la posa di nuove infrastrutture anche in territori di parchi ed aree protette”. Per questo si chiede per il Parco naturale Adamello Brenta un cambio di passo: “Un’area protetta come questa si diversifica dal restante territorio per una maggiore tutela accompagnata dall’integrazione con le attività culturali ed economiche del luogo. Attività che per ora vedono il loro campo d’azione progressivamente consumato proprio dalle stesse deroghe che dovrebbero favorirle”.

 

 

 

 

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