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| 09 nov 2022 | 11:29

Emergenza bostrico, in Val di Fassa colpiti 600 ettari di bosco e 116mila metri cubi di legname: "Situazione imprevedibile che dipende dalle condizioni meteo"

Nel distretto forestale di Cavalese, che comprende le Valli di Fiemme e Fassa, Vaia ha avuto un impatto di 1,3 milioni di metri cubi di legname (su una superficie di 6.290 ettari). Ad oggi il bostrico qui ha causato un danno diffuso su 3.270 ettari. Zanotelli: "Foreste indebolite dalla tempesta e caldo anomalo? Diffusione dell’insetto che attacca in particolare l'abete rosso"

Emergenza bostrico, in Val di Fassa colpiti 600 ettari di bosco e 116mila metri cubi di legname
di F.C.

CAVALESE. Il bostrico continua a colpire i boschi trentini: 600 sono gli ettari contati in Val di Fassa, dove l’assessora provinciale alle foreste, Giulia Zanotelli ha incontrato amministratori locali, proprietari boschivi e operatori forestali. Nel distretto forestale di Cavalese, che comprende le Valli di Fiemme e Fassa, le catture appaiono in costante aumento negli ultimi anni grazie alle trappole attivate.

 

In questa zona Vaia ha avuto un impatto di 1,3 milioni di metri cubi di legname (su una superficie di 6.290 ettari), su un totale di 4 milioni di metri cubi schiantati in tutto il Trentino. Ad oggi il bostrico ha invece causato un danno di circa 690mila metri cubi diffuso su 3.270 ettari nel distretto, su un totale di 1,47 milioni di metri cubi (8.350 ettari) in tutta la provincia.

 

"La situazione è complessa - dichiara Zanotelli - e appare dunque fondamentale una sinergia tra tutti i soggetti interessati: per questo motivo l’amministrazione provinciale ritiene strategico il confronto con i territori in cui questa problematica è particolarmente forte" che evidenzia come "una serie di fattori predisponenti (foreste indebolite dalla tempesta Vaia e caldo anomalo) abbiano causato una diffusione dell’insetto che attacca in particolare i boschi di abete rosso".

 

Nello specifico in Val di Fassa, sono circa 116mila metri cubi di legname colpito dal bostrico, per una superficie complessiva interessata di 600 ettari, con un’evoluzione della situazione in peggioramento di anno in anno: i comuni più colpiti sono quelli di Moena (65.500 metri cubi e 250 ettari) e San Giovanni di Fassa (27.500 metri cubi e 190 ettari).

 

Le iniziative di monitoraggio e contenimento messe a punto dalla Provincia sono state approfondite, tra gli altri, dal dirigente generale del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna Raffaele De Col, dal dirigente del Servizio foreste Giovanni Giovannini, dal direttore dell'Ufficio pianificazione, selvicoltura ed economia forestale Alessandro Wolynski e dal direttore del Distretto forestale di Cavalese, Damiano Fedel.

 

"Le necessarie iniziative di gestione - sottolinea l’assessora - sono state messe a punto con l’obiettivo di garantire la sicurezza delle comunità locali e contrastare il rischio di dissesto idrogeologico, anche in considerazione dei cambiamenti climatici". L’obiettivo è dunque quello di favorire un coordinamento nella pianificazione degli interventi sul territorio, anche per valorizzare al meglio la filiera, attraverso il Tavolo legno. Zanotelli ha parlato dunque della necessaria interlocuzione con il Governo, anche attraverso il lavoro della delegazione parlamentare trentina, oltre che della collaborazione con le altre Regioni dell’arco alpino.

 

Prosegue intanto l’attività di monitoraggio attraverso 229 trappole distribuite in tutto il Trentino per verificare la diffusione del bostrico. All’interno del distretto forestale di Cavalese le catture appaiono in costante aumento negli ultimi anni. L’evoluzione della situazione appare ora difficilmente prevedibile, in quanto legata alle condizioni meteorologiche. L'individuazione di nuovi focolai è inoltre garantita dal personale forestale, che garantisce in modo continuativo la sorveglianza sul territorio.

"La questione va affrontata con serietà ed assoluta trasparenza con i territori, come abbiamo fatto fino ad oggi - aggiunge Zanotelli -. In collaborazione con Trentino Marketing e le Apt, intendiamo presentare la situazione nella sua complessità anche agli ospiti che scelgono il Trentino come meta di vacanza. Purtroppo non possiamo fare miracoli ma continueremo a impegnarci con azioni puntuali".

 

Il Piano bostrico, aggiornato costantemente dall’Amministrazione provinciale, riassume le strategie messe in campo per la gestore dell’emergenza. L'individuazione precoce degli alberi infestati e il loro immediato abbattimento ed esbosco, che in condizioni endemiche costituiscono la forma ordinaria di lotta contro il bostrico, in situazione di pullulazione diffusa perdono efficacia. Allo stresso tempo, va detto che l’asportazione delle piante colpite riduce la possibilità che si sviluppino organismi antagonisti all’insetto. A fronte di una situazione tanto complessa, sono peraltro in corso attività di prevenzione e individuazione precoce degli attacchi, attraverso sperimentazioni che vedono coinvolti Fondazione Edmund Mach, Università di Vienna e MeteoTrentino.

Particolare attenzione viene inoltre posta agli aspetti protettivi, evitando la creazione di margini deboli. Per il ripristino delle aree colpite, la strategia prioritaria è quella della rinnovazione naturale, accompagnata comunque da quella artificiale nelle zone più sensibili. Aspetto prioritario è infatti quello della sicurezza. Per questo motivo, al fine di scongiurare il pericolo costituito da rotolamento di sassi o da valanghe e frane, si preferisce in alcuni casi evitare l’asportazione delle piante o adottare particolari sistemi di abbattimento con rilascio di ceppaie alte. La presenza di piante in piedi (anche se secche) garantisce infatti una funzione protettiva per alcuni anni.

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