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Il piano di Legambiente per ridurre la dipendenza dal gas russo: “Entro il 2025 tagliate del 41% le importazioni”

L’allarme di Legambiente: “L’attuale crisi energetica ha messo in evidenza la fragilità di un sistema energetico largamente basato sulle importazioni di fonti fossili e in particolare di gas”

Di Camilla Dallago Istituto Marie Curie di Pergine - 01 aprile 2022 - 15:57

TRENTO. Ridurre i consumi e la dipendenza dal gas russo, è questo l’obiettivo della campagna promossa da Kyoto Club e Legambiente. Per farlo sarà necessario intervenire prima di tutto sulla prima voce di consumo in Italia, cioè il settore civile.

 

“L’attuale crisi energetica – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – ha messo in evidenza la fragilità di un sistema energetico largamente basato sulle importazioni di fonti fossili e in particolare di gas. In tutto ciò in Italia continuiamo a incentivare il gas, unico paese al mondo che regala caldaie a metano spendendo miliardi di euro ogni anno, una follia che stiamo pagando a caro prezzo. Tutti i Paesi europei e le città stanno cambiando rotta, anche l’Italia ha tutto l’interesse a scegliere questa strada, eliminando da subito il rimborso del 110% delle spese per le caldaie a gas, perché l’obiettivo è liberarsi dalle fossili e sostituire questi impianti con pompe di calore, come ha appena deciso di fare la Francia”.

 

Come emerge nello studio condotto da Elemens “Dal gas alle rinnovabili. Scenari e benefici economici dalla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici”, se l’Italia riqualificasse ogni anno il 3% del patrimonio edilizio ed elettrificando i consumi per il riscaldamento domestico puntando sulle pompe di calore, ecco che i consumi di gas si potrebbero ridurre nel giro di tre anni. Con questa formula entro il 2025 i consumi di gas si potrebbero ridurre di oltre 5,4 miliardi di metri cubi all’anno per arrivare al 2030 a ben 12 miliardi di metri cubi, pari al 41% delle importazioni dalla Russia e arrivando ad avere un risparmio di emissioni di gas climalteranti pari a 22 milioni di tonnellate di Co2. Questo quanto emerge dallo studio.

 

Nello stesso studio si evidenzia come in Italia i consumi civili corrispondano a circa 32 miliardi di metri cubi ogni anno, il 43% di quelli nazionali, contribuendo in maniera significativa a inquinare le città e a surriscaldare il Pianeta. Nella nostra Penisola sono 17,5 milioni (su circa 26 milioni) le abitazioni che utilizzano caldaie a gas per il riscaldamento. Per questi motivi, Legambiente e Kyoto Club chiedono di rendere più efficaci le politiche di incentivo per le riqualificazioni edilizie visto che, secondo Enea, la riduzione nel 2020 è stata di appena 0,3 miliardi di metri cubi di gas a fronte di 27 miliardi di euro di detrazioni fiscali.

 

Abbiamo le tecnologie per sostituire le caldaie a gas con pompe di calore e rinnovabili: ci sono tutti i presupposti per fissare al 2025 la data di stop di installazione di sistemi di riscaldamento ‘fossili'”, commenta Clementina Taliento dell’ufficio stampa di Kyoto Club. Proprio per questo Legambiente e Kyoto Club hanno già rilanciato una serie di proposte per accelerare questo processo a partire dallo stop ai sussidi ambientalmente dannosi. Seguita da altre azioni: riformare l’econobus, (passare quindi da incentivi legati alle tecnologie al premiare interventi integrati che riducano i fabbisogni energetici degli edifici), eliminare le agevolazioni Iva e accise su gas, decarbonizzare i sistemi di riscaldamento degli edifici con l’eliminazione degli incentivi per l’installazione delle caldaie a gas (2023 esclusione dal superbonus 110%, 2026 esclusione dalla detrazione del 50%), impedire di istallare nuovi interventi edilizi (2024) e ristrutturare interi edifici (2027) nella prospettiva di elettrificazione e diffusione di pompe di calore integrate con fonti rinnovabili.

 

“Possiamo raggiungere risultati ambiziosi – continua Zanchini – scegliendo come priorità gli edifici più energivori e premiando chi più riduce i consumi, e aiutando chi oggi sta più soffrendo la crisi con interventi negli edifici di edilizia residenziale pubblica e dove vivono le famiglie in condizioni di povertà energetica. In questo modo in pochi anni possiamo ottenere un risultato superiore alla costruzione di un nuovo gasdotto ma con benefici in termini di lavoro in Italia e riduzione delle bollette per le famiglie che possono arrivare all’80%”.

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