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Crisi dell'energia e fonti rinnovabili, AmAmbiente: ''Il Trentino ragioni sulle fonti geotermiche. E fondi Pnrr per migliorare gli acquedotti sul territorio''

La presidente di AmAmbiente, Manuela Seraglio Forti: "Necessaria un'analisi sull'energia termica: una fonte rinnovabile in prospettiva inesauribile con impatti molto bassi. L'eolico non è adatto al Trentino e sulle risorse idriche è fondamentale investire sulle strutture"

Di Luca Andreazza - 13 maggio 2022 - 17:23

PERGINE. "Il Trentino dovrebbe ragionare sull'energia geotermica e verificare se ci sono le possibilità per sfruttare questa risorsa". A dirlo Manuela Seraglio Forti, presidente di AmAmbiente. "Invece sul fronte dell'acqua intendiamo ricorrere a quanto previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza".

 

E' un momento molto complesso tra la crisi energetica, iniziata già l'anno scorso e che si è acuita con l'invasione militare della Russia in Ucraina. L'aggressione militare di Putin e la dipendenza dalle fonti di Mosca spinge l'Europa a riflettere più velocemente sulla transizione energetica e sulle fonti rinnovabili, accelerare sul green per rendersi il più autonomi possibile. 

 

Una possibilità di sviluppo indicata da AmAmbiente è quella dell'energia geotermica, che si basa sullo sfruttamento del calore naturale del pianeta. Una fonte peculiare perché questa energia può essere utilizzata come fonte di energia elettrica che come fonte di calore, secondo il processo della cogenerazione. L'esempio in Italia è Larderello in Toscana: la prima produzione di elettricità risale al 4 luglio 1904 per intuizione del principe Piero Ginori Conti. Ancora oggi a quasi due secoli è un riferimento internazionale e negli anni sono state create le centrali geotermiche. 

 

Il problema è che non si può ricorrere a questa soluzione ovunque perché il magma che produce il calore in certe zone è più vicino alla crosta terrestre. "E' chiaro che serve un approfondimento a livello di sistema trentino - evidenzia la presidente di AmAmbiente - ma è un'analisi che deve essere effettuata perché l'energia termica è una fonte rinnovabile in prospettiva inesauribile con impatti molto bassi".

 

Le crisi energetiche e l'impennata dei costi spinge a puntare sulle energie rinnovabili, sole e vento. "L'eolico non mi sembra particolarmente adatto per il Trentino. Non solo dal punto di vista degli impatti paesaggistici, ma anche dal punto di vista del territorio".

 

Discorso diverso sul fotovoltaico. "E' una soluzione", dice Seraglio Forti mentre Roberto Oss Emer, sindaco di Pergine, aggiunge: "E' però una partita che spetta soprattutto ai Comuni perché si interviene sugli edifici e incide sui costi di gestione, eventualmente le società come AmAmbiente possono mettersi a disposizione per le manutenzioni e altri aspetti". 

 

Capitolo acqua. Un inverno secco e caldo unita a una primavera poco piovosa riducono drasticamente le portate di fiumi, torrenti e laghi, i livelli sono talmente bassi che soffrono anche le centrali idroelettriche.

 

Il Trentino soffre, tanto "che la produzione idroelettrica dei primi sei mesi è compromessa". La situazione è attenzionata e monitorata ma non ancora a livello emergenziali mentre Fratelli d'Italia ha chiesto di valutare i bacini idrici artificiali per accumulare acqua e fronteggiare più serenamente crisi di questo tipo (Qui articolo). Appare peggiore la situazione sul fronte del Veneto.

 

La richiesta avanzata a Trento e Bolzano nelle scorse settimane è stata quella di aumentare la portata del fiume Adige: il Trentino dovrebbe aumentare di 20 metri cubi al secondo l'immissione di acqua. Ma le dighe in montagna soffrono e anche i bacini delle centrali idroelettriche non presentano condizioni tanto migliori (Qui articolo). Intanto a Belluno si valutano misure di razionamento: certa la riduzione della portata ma si ipotizza addirittura uno stop per alcune delle 2.300 fontane pubbliche della provincia (Qui articolo).

 

Negli scorsi giorni il governatore Luca Zaia ha firmato una nuova ordinanza per dichiarare lo stato di crisi idrica nel territorio regionale (Qui articolo). E per fronteggiare le sempre più frequenti crisi idriche, il Veneto auspica la convocazione di un tavolo tecnico di coordinamento per definire una gestione sovraregionale. Un incontro che ci sarà ma Tonina ha spiegato che "il Trentino ha fatto la sua parte, Veneto e Lombardia dovranno ragionarci e utilizzare bene le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per andare in una direzione più sostenibile" (Qui articolo). 

 

Il Bellunese ha evidenziato la necessità di pianificare il futuro, soprattutto sul fronte dell'accumulo. A incidere anche il cambiamento climatico con inverni sempre più secchi e caldi, così come eventi meteo più intesi e brevi. A Il Dolomiti il noto meteorologo Luca Mercalli ha spiegato che "pianificare il futuro è un tema strategico: le temperature si alzeranno ancora e l'estate si allungherà, dopo le siccità dovremo gestire le alluvioni" (Qui articolo).

 

La società AmAmbiente gestisce il bacino di Canezza e la rete idrica per 19 amministrazioni. "E' una grande sfida e oltre a investire risorse proprie diventa fondamentale riuscire a intercettare quelle del Pnrr per sviluppare i piani per rinnovare le reti idriche, misurare gli acquedotti, massimizzare la strutture e razionalizzare i consumi attraverso i pompaggi: ci sono Comuni con acqua in eccesso e altre zone dove il servizio arriva con maggiore difficoltà. Una soluzione può essere quella di lavorare su acquedotti intercomunali e qui in Valsugana è una strategia che può essere portata avanti con successo". 

 

Un ultimo tema è quello dei rifiuti. "Serve un tavolo con la Provincia: aziende come la nostra possono contribuire alla chiusura del ciclo. I dati sono buoni in Trentino ma ci sono ancora margini: abbiamo le competenze e i numeri per mettere a fattor comune la nostra esperienza", conclude Seraglio Forti. 

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