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'Guerra dell'acqua', Mercalli: "Pianificare il futuro è un tema strategico: le temperature si alzeranno ancora e l'estate si allungherà, dopo le siccità dovremo gestire le alluvioni”

Il noto meteorologo Luca Mercalli spiega a il Dolomiti l'importanza di una strategia a lungo termine per la gestione dell'acqua, mentre sullo sfondo a livello politico monta la polemica dopo la richiesta arrivata a Trentino e Alto Adige di aprire gli invasi idrici e aumentare la portata dell'Adige per permettere l'irrigazione dei campi nella pianura veneta: “ Le siccità sono sempre esistite, ma ora dobbiamo fare i conti anche con i cambiamenti climatici e con il progressivo aumento delle temperature”

Di Filippo Schwachtje - 22 April 2022 - 06:01

TRENTO. “La siccità di quest'anno sembrerebbe cominciare ad evolvere positivamente, perché la pioggia è in arrivo: non potremo sapere se il gap verrà colmato del tutto, perché la neve che non è caduta quest'inverno non ce la restituirà nessuno, ma con piogge primaverili abbondanti si può ancora uscire dalla fase di emergenza. La situazione attuale deve però essere uno stimolo per una strategia più a lungo termine per la gestione dell'acqua”. Strategia che, dice a il Dolomiti il presidente della Società meteorologica italiana Luca Mercalli, deve necessariamente essere costruita tenendo bene in mente che, in futuro, il problema della siccità sarà sentito sempre di più: “Le siccità sono sempre esistite – spiega infatti Mercalli – ma ora dobbiamo fare i conti anche con i cambiamenti climatici e con il progressivo aumento delle temperature, che fa evaporare di più l'acqua e ne richiede maggiori quantità per l'agricoltura. Diciamo che in questa fase è saggio pianificare attentamente il futuro dell'acqua”.

 

Un tema oggi sempre più sentito mentre a livello politico già si parla di 'guerra dell'acqua' tra Trentino Alto Adige e Veneto, dopo la richiesta di aprire gli invasi idrici e di aumentare la portata del fiume Adige di 20 metri cubi al secondo per far fronte alla siccità in pianura ed alle necessità di irrigare i campi. Attualmente però, nei bacini delle centrali idroelettriche si trova solo il 20% della quantità media di acqua per questo periodo dell'anno e gli assessori trentini e altoatesini hanno ribadito che è fondamentale ragionare su una strategia a lungo termine, sia per quanto riguarda la costruzione di nuovi bacini che per l'utilizzo delle risorse idriche nell'agricoltura (Qui Articolo).

 

Non a caso, dice Mercalli, a livello legislativo oggi si parla di “gestione di uso plurimo dell'acqua, le concessioni non vengono più garantite per un utilizzo unico, ma per una serie di priorità condivise dal territorio”. Da un punto di vista climatico, in futuro l'acqua sarà sempre più strategica e a livello nazionale una fondamentale importanza la rivestiranno i bacini idrici: “Ma dipende quali – continua il meteorologo –, nel nostro Paese ci sono sempre meno aree adatte per la costruzione di bacini di grandi dimensioni, quelli che potevano essere realizzati per la maggior parte sono già stati costruiti. C'è grande spazio però per la possibilità di realizzare bacini di piccole dimensioni, paragonabili per esempio a quelli per l'innevamento artificiale, che potrebbero essere utilizzati ad uso irriguo”. Il tutto, però, va ragionato attentamente tramite una pianificazione affidata a diverse professionalità, ed ogni soluzione “va calata nelle diverse realtà locali”.

 

Parlando dei problemi che la siccità ha causato all'irrigazione, un 'piano' per risparmiare risorse idriche ed aumentare la capacità di irrigazione è stato avanzato per esempio dalla Coldiretti, che negli scorsi giorni ha detto di aver “elaborato e proposto insieme ad Anbi” un intervento strutturale che prevede “la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti. L'idea è di realizzare laghetti, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, che conservano l'acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all'industria e all'agricoltura” (Qui Articolo).

 

Nel frattempo però, come detto, bisogna tenere a mente che il clima sta cambiando: “A Trento ci sono state estati con temperature fino a 40 gradi – dice Mercalli – quando fino a 20 anni fa raramente si superavano i 35. Fra cinquant'anni magari le massime toccheranno i 50 gradi centigradi e non si tratta di un dato 'impossibile' se pensiamo che sono già stati quasi raggiunti lo scorso anno in Sicilia. In generale è verosimile pensare che le temperature aumenteranno ancora e che il periodo caldo diventerà più lungo, con estati di 4 o 5 mesi, mentre l'arrivo dell'autunno verrà naturalmente ritardato. Di conseguenza si allungherà quindi la stagione di maggior utilizzo delle risorse idriche”. Il tutto mentre l'estremizzazione degli eventi meteorologici ci porterà davanti alla necessità di regimentare in maniera corretta l'utilizzo dell'acqua “sia quando ce n'è poca, nei periodi di siccità, sia quanto ce ne sarà troppa: il rovescio della medaglia infatti è che dopo la siccità arriveranno le alluvioni, e dovranno necessariamente essere gestite”.

 

Anche in questo caso, sottolinea Mercalli, la gestione dovrà coniugarsi nei vari ambienti: “Una città deve naturalmente essere protetta con degli argini. In alcune zone agricole invece, si accetta per esempio di 'sacrificare' momentaneamente alcune coltivazioni per permettere ai corsi d'acqua di 'sfogarsi' nei momenti più estremi. In generale stiamo assistendo ad un cambiamento di mentalità da un passato in cui si puntava alla gestione 'artificiale' dei fiumi dalla sorgente alla foce ad un approccio più 'naturale', che ha già portato in Austria ed in Alto Adige all'abbattimento degli argini in alcune situazioni. In un ambiente urbano ovviamente l'approccio deve essere diverso, con la costruzione di argini o canali scolmatori per permettere una corretta gestione delle acque. Si tratta di temi, però, che non hanno una ricetta unica e lo stesso discorso va fatto per le progettualità relative ai bacini idrici, che non possono certo essere costruiti ovunque ma vanno ragionati con attenzione condividendo le varie ipotesi con la popolazione”.

 

Insomma: per ragionare sul futuro dell'oro blu è necessario mettere in sinergia esperti di vari settori, che siano in grado di coordinarsi per arrivare a mettere sul tavolo le soluzioni migliori. “Spesso si parla di un uso 'più consapevole' dell'acqua, che porterebbe ad una riduzione degli sprechi per esempio in agricoltura – conclude Mercalli – ma l'acqua utilizzata nei campi poi finisce nelle falde. La cosa importante è applicare le conoscenze di vari ambiti per ottimizzare le progettualità: un agronomo potrebbe per esempio proporre l'utilizzo dell'irrigazione a goccia per risparmiare sull'utilizzo di acqua, una decisione che a sua volta potrebbe portare al progetto di un bacino meno impattante, di dimensioni inferiori, studiato insieme all'ingegnere idraulico, al geologo e al climatologo”. Come detto, una ricetta unica per tutti i territori non esiste: una strategia, però, va trovata.  

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