'Guerra dell'acqua', il Bellunese riduce la portata delle fontane pubbliche: ''Serve una gestione sovraregionale per una prospettiva unica e soluzioni condivise''
A Belluno si valutano misure di razionamento sulle 2.300 fontane pubbliche della provincia. A metà maggio si inizia a irrigare e la stima è quella di avere acqua per una ventina di giorni: "Non c'è ancora un'emergenza idrica e questa soluzione viene valutata secondo la tipologia dell'opera ma è chiaro che si deve iniziare a ragionare sul cambiamento climatico e sulla salvaguardia di questo bene primario"

TRENTO. "C'è sicuramente un problema di carenza dell'acqua e c'è la necessità di condividere riflessioni sulla gestione di questa risorsa". Questo il commento a Il Dolomiti di Roberto Padrin, sindaco di Longarone e presidente della Provincia di Belluno. Si valutano misure di razionamento nel Bellunese che potrebbe chiudere le fontane pubbliche. "Non c'è un'emergenza idrica e questa soluzione viene valutata secondo la tipologia dell'opera - spiega Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo e presidente del Consiglio di Bacino Dolomiti - ma è chiaro che si deve iniziare a ragionare sul cambiamento climatico e sulla salvaguardia di questo bene primario".
La siccità e la carenza dell'acqua hanno aperto anche un caso tra Veneto, Trentino e Alto Adige. Il territorio veneto, così come molte altre zone, registra un calo di livello dei fiumi e questo si ripercuote anche sulla possibilità di irrigare i campi: l'agricoltura avrà questa necessità da metà maggio ma la stima attuale è quella di avere risorse per una ventina di giorni.
La richiesta a Trento e Bolzano è stata quella di aumentare la portata del fiume Adige: il Trentino dovrebbe aumentare di 20 metri cubi al secondo l'immissione di acqua. Ma le dighe in montagna soffrono e anche i bacini delle centrali idroelettriche non presentano condizioni tanto migliori (Qui articolo). Intanto a Belluno si valutano misure di razionamento: riduzione o stop alle 2.300 fontane pubbliche della provincia.
"E' un tema complesso e delicato - evidenzia De Pellegrin - perché non tutte le fontane hanno il medesimo funzionamento, alcune opere dipendono dal cosiddetto 'troppo pieno' dell'acquedotto. Ma in generale si pensa di ricorrere ai rubinetti, soprattutto per una gestione efficiente e ottimale durante l'estate in quanto d'inverno vengono già chiuse per evitare che alcune tubazioni possano ghiacciare. L'intenzione è quella di procedere, dove possibile, a ridurre la portata per riuscire a gestire questa risorsa nel modo migliore".
Insomma, l'assenza di precipitazioni importanti e una siccità prolungano portano a valutazioni fino a pochi anni fa fuori dalle agende.
"L'acqua in montagna rientra nel ciclo, torna nei fiumi e scorre verso la pianura - prosegue il presidente del Consiglio di Bacino Dolomiti (società che segue acquedotti e fognature nella provincia di Belluno e nell'area di Quero Vas) - quindi in realtà non si spreca nulla. E' chiaro, però, che in particolare quelle fontane che pescano da un acquedotto che non lavora sul 'troppo pieno' può causare qualche problema in questa situazione di carenza o siccità. Diventa necessario chiuderle o intervenire per razionare l'utilizzo. Poi serve un ragionamento complessivo: i dati e le analisi degli ultimi 30 anni evidenziano le ripercussioni del cambiamento climatico".
Gli inverni sono sempre più secchi e miti. "Le medie sono evidenti, salvo annate ormai particolari - continua De Pellegrin - si registrano meno nevicate mentre la pioggia cade, spesso, in modo più intenso e concentrato nel tempo, quindi l'accumulo e le portate diventano più complicate da gestire; eventi come la tempesta Vaia sono più frequenti e questo crea grosse difficoltà sugli interventi e sul fronte della programmazione".
Negli scorsi giorni il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha firmato una nuova ordinanza per dichiarare lo stato di crisi idrica nel territorio regionale (Qui articolo).
"La sfida - prosegue De Pellegrin - è quella di trovare un modo per accumulare questa risorsa perché se si interviene sugli acquedotti e l'acqua scorre meno diventa ancora più importante garantire la manutenzione e la pulizia delle infrastrutture. I casi di salmonella a Ponte nella Alpi e Arsiè nel feltrino (Qui articolo) non sono collegabili alla siccità e alle portate inferiori di fiumi e torrenti, ma è chiaro che è venuto a mancare un equilibrio che deve essere ristabilito con sicurezza e velocemente".
E per fronteggiare le sempre più frequenti crisi idriche, Zaia auspica la convocazione di un tavolo tecnico di coordinamento tra l'Autorità distrettuale, la Regione del Veneto e le Province di Trento e di Bolzano per definire una gestione sovraregionale. "Il problema c'è e si deve dialogare, una condivisione di soluzione e strategie è un vantaggio per tutti", dice Padrin mentre De Pellegrin conclude: "Tutto ciò che unisce è positivo, una gestione a livello sovraregionale appare inevitabile perché serve una prospettiva unica per territori molto simili: il percorso è complesso, lungo e delicato".














