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Guerra dell’acqua, lo spettro di una crisi idrica alla foce dell’Adige: “Prima vengono l’agricoltura trentina e la produzione di energia idroelettrica”

Dietro le parole accomodanti dell’assessore Tonina c’è la porta sbattuta in faccia alla Regione Veneto, né il Trentino né l’Alto Adige (per il momento) apriranno i “rubinetti” delle loro dighe: “Per l’approvvigionamento del settore agricolo veneto bisogna trovare delle soluzioni di gestione diverse da quelle emergenziali”

Di Tiziano Grottolo - 06 giugno 2022 - 19:02

TRENTO. Per il momento i “rubinetti” delle dighe trentine restano chiusi, niente da fare per il Veneto di Luca Zaia che si è visto respingere dal Dipartimento di protezione civile la richiesta di proclamare lo stato di emergenza idrica per la regione. Un concetto ribadito anche dall’assessore all’ambiente della Pat Mario Tonina che rispondendo a un’interrogazione di Lucia Coppola (Europa Verde) ha dichiarato: “Alla crisi idrica si aggiunge la crisi energetica e non bisogna dimenticare che i produttori idroelettrici generano energia da fonte rinnovabile, estremamente preziosa in questo frangente storico nel quale è necessario valorizzare al massimo qualsiasi fonte di produzione interna, soprattutto se rinnovabile”.

 

Lo stesso assessore sottolinea come la risorsa idrica immagazzinata nei serbatoi trentini sia oltremodo scarsa” e per questo ancor più preziosa. Come se non bastasse le previsioni non sono buone, quest’anno infatti l’apporto che potrà provenire dal disgelo sarà ridotto al minimo vista la poca neve rimasta in alta montagna che corrisponde a circa il 13% della media. Per queste ragioni la Provincia intende mantenere negli invasi il massimo delle risorsa consentita per fronteggiare in primis un’eventuale crisi idropotabile che nei prossimi mesi si potrebbe verificare alla foce del fiume Adige.

 

In questo nuovo capitolo di quella che è passata alle cronache come “guerra dell’acqua”, qualora si manifestasse la crisi idropotabile (che potrebbe compromette l’approvvigionamento nella provincia di Rovigo), entrambe le Provincie di Trento e Bolzano si dicono “pienamente disponibili” a valutare di mettere in gioco le riserve idriche immagazzinate nei serbatoi idroelettrici. “Diversa – ha spiegato Tonina – è la questione relativa alla rinuncia all’ottimale produzione energetica nel caso di rilasci finalizzati all’approvvigionamento del settore agricolo veneto, per i quali bisogna trovare delle soluzioni di gestione diverse da quelle emergenziali”.

 

La crisi idrica attuale è molto simile a quella che si era verificata nel 2017 quando, oltre al settore agricolo, andò in difficoltà anche il sistema di approvvigionamento idropotabile alla foce del fiume Adige. “Questa situazione di scarsità idrica comincia a diventare ricorrente – ha sottolineato l’assessore all’ambiente – quindi richiede di essere affrontata con strumenti non solo uniformati alla risoluzione della specifica emergenza, ma alla più generale gestione oculata di una risorsa che in prospettiva sarà sempre più scarsa”.

 

In altre parole la Provincia di Trento vuole mantenere un adeguato livello di invaso nei suoi bacini idroelettrici, per far fronte in primis alle esigenze dell’agricoltura trentina attraverso il pompaggio emergenziale. Se questa eventualità dovesse concretizzarsi il primo serbatoio a entrare in funzione per il pompaggio dell’acqua sarebbe quello di Santa Giustina al quale fa riferimento il principale bacino di utenza irrigua della Provincia.

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