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| 29 gennaio | 13:33

"No alla demonizzazione di stufe e caminetti a legna: serve sostituire impianti vecchi con quelli più recenti con minori emissioni, ma con l'incentivo delle Regioni"

La presa di posizione dell'Uncem sulla direttiva Red III: "Va applicata fino in fondo, puntando sulle rinnovabili e varando piani regionali e nazionali che incentivino il rinnovo del parco macchine, e anche utilizzare materiale di origine forestale certificato va a vantaggio degli ambienti e dell'ecosistema"

di Redazione

TRENTO. "No alla demonizzazione di stufe e caminetti a legno, sì alla trasformazione e alla sostituzione degli impianti più vecchi con quelli nuovi con minori emissioni, con maggiore efficienza e performance: scaldano meglio e in modo pulito".

 

Questo il pensiero netto e deciso dell'Uncem, l'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, in merito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Direttiva Red III che ha come obiettivo l'accelerare la transizione energetica dell’Unione europea verso un sistema a basse emissioni.

 

Uncem sottolinea la volontà di "applicarla fino in fondo". Come? "Puntando sulle rinnovabili, non lo è certo il gas, tanto più se in arrivo dalla Russia o da Paesi orientali dai quali dobbiamo ridurre ogni dipendenza, e varando piani regionali e nazionali che incentivino il rinnovo del parco macchine e anche utilizzare materiale di origine forestale certificato va a vantaggio degli ambienti e dell'ecosistema".

 

L'Italia, vinee specificato nella nota diffusa, ha 12 milioni di ettari di foreste, ma continua a importare dall'estero oltre l'80 per cento del legno che gli serve, anche per scopi energetici, pellet e cippato, tronchetti da ardere.

 

Uncem rimarca poi come nel testo unico forestale (legge 34 del 2018) ci sia scritto come si deve fare. "Insistiamo e muoviamo ogni azione possibile – prosegue il testo – investendo 400 milioni di euro previsti in Italia dalla Strategia forestale nazionale. Anche nel quadro delle Green Communities, delle Comunità Energetiche rinnovabili, che devono agire finalmente sul termico e non solo sull'elettrico, e della Strategia per lo Sviluppo sostenibile".

 

Ad entrare nel merito di quanto anticipato è il presidente del'Uncem Marco Bussone che analizza il rapporto tra emissioni e biomasse.

 

"Vogliamo ridurre le emissioni ma è stupido e banale - evidenzia - demonizzare le biomasse, il legno, che vengono già utilizzate in tantissimi piccoli impianti domestici o in efficienti caldaie di scuole, municipi, a servizio di teleriscaldamento, che sono state pagate anche con fondi europei".

 

Fondamentale, specifica, è puntare sull'efficienza dell'impianto, e a servire sono incentivi per sostituire quelli obsoleti che abbiamo nelle case, "per mettere apparecchi a cinque stelle, senza fumi, con poche polveri".

 

Bussone prosegue spiegando come vada evitato di banalizzare un tema complesso. "Le grandi centrali a biomasse – spiega – che producono energia termica ed elettrica cippando intere foreste senza l'uso a cascata del legno che estraggono le imprese forestali, al nord come al sud, vanno fermate e convertite: non sono sostenibili".

 

Ad essere portati sono poi alcuni esempi "dal Trentino a Ormea, sino a Pomaretto, e moltissimi altri, dove impianti termici collettivi a legno permettono il risparmio per le famiglie, a differenza del gas, e permettono pure di ridurre le emissioni in atmosfera, di costruire filiere forestali intelligenti, sostenibili e certificate, con materiale a metri zero".

 

L'ESEMPIO DI POMARETTO

 

Ad essere approfondito, nella nota diffusa, è proprio l'esempio di Pomaretto, un piccolo comune di mille abitanti nelle Alpi Cozie che dal 2017 ha scelto di sostituire l’alimentazione da fonte fossile con un moderno impianto a cippato di legno.

 

La preesistente rete di teleriscaldamento a metano, viene spiegato, ora è alimentata con legno locale, in gran parte composto da scarti di segheria secondo il principio dell’uso a cascata del legno, che prevede che solo le risorse legnose di bassa qualità siano utilizzate per scopi energetici e a cinque anni dall’attività dell’impianto non è stata registrata nessuna interruzione, neppure un’ora
di fermo.

 

Immediati invece sono stati i vantaggi anche per gli utenti, che hanno ottenuto già dall’inizio un risparmio di minimo del 20 per cento e con una potenza di 600 kilowatt, grazie a una filiera realmente locale, la centrale serve circa settanta alloggi, un ospedale e gli edifici pubblici.

 

L’obiettivo, infatti, è quello di utilizzare legno che arrivi da una distanza massima di 30 chilometri per assicurare che la fonte sia effettivamente locale, con la filiera e l’energia prodotta dall’impianto che sono certificate PEFC, uno dei due principali standard di controllo della sostenibilità forestale.

 

La rete di teleriscaldamento lascia quindi, viene sottolineato, sul territorio un grande valore generando reddito e posti di lavoro e fornendo introiti alla comunità locale per circa 75 mila euro all’anno.

 

Tornando sulla direttiva, Bussone specifica che "ci lavoriamo con molte Regioni, a partire dal Piemonte". E poi l'invito: "Le Regioni per attuare la Red III vadano a sostenere gli impianti efficaci e nuovi, anche domestici".

 

L'Italia, conclude Bussone, è leader in Europa nella produzione di caldaie e stufe e "le facciamo benissimo, sappiamo cosa vuol dire rispettare l'ambiente e le foreste e lo sappiamo dire e certificare".

 

"E allora non demonizziamo a prescindere le biomasse. Riflettiamo e studiamo – conclude – facendoci anche aiutare da progetti europei come Praxair e Legno Nord-Ovest LENO, che hanno messo in fila regole, opportunità, soluzioni a vantaggio di Pubbliche Amministrazioni, imprese e cittadini".

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