Moria di pesci rossi nel lago di Loppio: “Il trasferimento? Impossibile, non ci sono ecosistemi adatti e l’immissione in natura di specie alloctone è vietata”
Nelle acque del lago prosciugate sono morti centinaia di pesci, la Provincia sottolinea che si tratta di un problema ciclico e poi specifica: “Il trasferimento dei pesci rossi in un ecosistema adatto ad accoglierli non è possibile”

MORI. Già all’inizio dell’anno, per via delle scarse precipitazioni, il livello del lago di Loppio era tornato ad abbassarsi provocando la moria di centinaia di pesci rimasti bloccati nel terreno paludoso. Un fenomeno che si ripete ciclicamente ma che nel 2022 è stato particolarmente evidente.
Il fatto è che fra i pesci morti erano presenti esemplari di specie alloctone che a quanto pare qualcuno ha immesso illegalmente nel lago. Come spigavano gli esperti del Muse sul gruppo Citizen Science del Muse di Trento, erano stati riconosciuti esemplari di Carassi dorati (meglio noti come “pesci rossi”), una specie di origine asiatica, e alborelle (Alburnus arborella).
Sulla vicenda il consigliere provinciale di Onda, Filippo Degasperi, aveva presentato un’interrogazione. Ora è arrivata la risposta dell’assessore all’ambiente e vicepresidente della Provincia, Mario Tonina, che ricorda: “Purtroppo, quando i proprietari decidono di liberarsene, spesso gettano i pesci rossi nelle acque pubbliche, dove poi si moltiplicano, ogni femmina può deporre decine di migliaia di uova. Dopo qualche generazione i discendenti sostituiscono il colore rosso, frutto di selezione in vasca, con una più mimetica livrea bronzo argentea”.
Come sottolinea l’assessore in alcuni laghi del Trentino il carassio si è affermato a danno delle specie ittiche originarie. “Nel caso del Lago di Loppio – prosegue Tonina – la moria dei carassi, abusivamente immessi e moltiplicati a dismisura, ciclicamente si ripete ormai da decenni”. Ciò accade ogni volta che l’acqua, dopo essere ricomparsa per qualche tempo nell’invaso, nuovamente scompare. Il problema, dice sempre l’assessore, è che essendo l’immissione in natura di specie alloctone vietata dalla legge “il trasferimento dei carassi in un ecosistema adatto ad accoglierli non è possibile”.













