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Trento
04 dicembre | 09:50

“L'agonia continua”. Migliaia di pesci rossi (VIDEO) soffocano nelle “pozze” d'acqua residue del lago di Loppio che si ritira

Le immagini arrivano dal lago di Loppio, tra Mori e Nago, dove migliaia di pesci rossi – precisamente si parla di Carassi dorati – sono ammassati nelle “pozze” residue del lago. Come spiegava a il Dolomiti l'esperto del Muse Karol Tabarelli de Fatis, si tratta di animali “evidentemente introdotti. Un gesto apparentemente innocuo ma che rappresenta una minaccia concreta”

MORI. “L'agonia continua”. Difficile trovare parole più adatte per descrivere le immagini che Ivo Cipriani, appassionato fotografo naturalista, usa nel riportare la scena che negli scorsi giorni si è trovato davanti nel lago di Loppio, dove migliaia di pesci rossi sono ammassati in cerca d'ossigeno nelle “pozzed'acqua residue del lago tra Mori e Nago.

Una scena che, purtroppo, si osserva da anni tra le sparse sacche d'acqua che, dopo periodi di “piena” causati da piogge abbondanti, rimangono nella zona: il lago di Loppio è stato infatti “prosciugato” nella seconda metà degli anni '50 a causa dei lavori per la galleria Adige-Garda, diventando un'area paludosa – e classificata come Zona speciale di conservazione e come Riserva provinciale.

 

E proprio qui, nel corso degli anni, a quanto pare qualcuno ha pensato bene di immettere quelle che di fatto sono specie alloctone – in primis i 'pesci rossi', o meglio Carassi dorati, ma anche arborelle (Alburnus arborella) – portando da una parte a problematiche per quanto riguarda la biodiversità locale e dall'altra a periodiche morie degli esemplari nei periodi di secca. Le poche piogge di questo ultimo periodo, dice infatti Cipriani, sono sufficienti a mantenere un minimo di acqua nelle parti più basse del lago, dove giocoforza tendono a concentrarsi i pesci per vivere una lenta agonia - o per finire preda degli aironi. 

 

“Si tratta di animali evidentemente introdotti – aveva spiegato a il Dolomiti Karol Tabarelli de Fatis, assistente tecnico scientifico dell'Ufficio ricerca e collezioni museali del Muse – questo gesto, apparentemente innocuo, rappresenta in realtà una minaccia concreta per l'equilibrio dell'ecosistema acquatico locale”.

 

I Carassi dorati in particolare, aveva aggiunto: “Presentano diverse caratteristiche che li rendono particolarmente problematici: elevata capacità riproduttiva; si moltiplicano rapidamente, competendo con le specie autoctone per il cibo e lo spazio; la loro dieta è onnivora, comprendente quindi oltre alle specie vegetali gradite ai ciprinidi, anche uova e larve di altri pesci e invertebrati; possibilità di fungere da vettori di patologie che potrebbero colpire la restante fauna ittica”.

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