"Sversamento di liquami nel fiume (FOTO)", i pescatori lanciano l'allarme e scattano le indagini: "Purtroppo non è un caso isolato, servono controlli e misure più severe"
Liquami nel fiume, la segnalazione è stata inviata alla Forestale dall'Unione Pesca: "I corsi d'acqua sono ecosistemi delicati e tali scarichi possono avere conseguenze a lungo termine sulla biodiversità e sull'equilibrio ecologico, gli habitat sensibili devono essere preservati"

BOLZANO. Liquami sversati nell'affluente del fiume Aurino: l'Unione Pesca dell'Alto Adige lo segnala all'autorità Forestale, sono state avviate le indagini.
Il fatto è accaduto nella giornata di ieri, venerdì 10 aprile, quando i pescatori hanno notato lo sversamento di liquame in un affluente dell'Aurino a San Giovanni di Valle Aurina e lo hanno prontamente documentato fotograficamente e segnalato.
L'Unione Pesca sottolinea come “purtroppo non si tratta di un caso isolato”, dal momento che scarichi di questo tipo “si verificano ripetutamente in diverse parti del territorio e possono rappresentare un grave danno per i corsi d'acqua interessati”. Le conseguenze, viene sottolineato in una nota diffusa, sono spesso gravi e vanno da un forte deterioramento della fauna invertebrata fino alla moria dei pesci.

“I nostri corsi d'acqua – dichiara Alex Festi dell'Associazione dei pescatori – sono ecosistemi delicati e tali scarichi possono avere conseguenze a lungo termine sulla biodiversità e sull'equilibrio ecologico. Che si tratti di acque ricche di pesci o di piccoli ruscelli, poco importa: in ogni caso si tratta di habitat sensibili che devono essere preservati”.
Ad essere ricordato dall'unione è come lo scarico di liquami sia un reato, e come questo possa comportare conseguenze penali, come nel caso di un episodio analogo avvenuto nel 2018 in Val Di Non, nelle vicinanze di San Romedio (QUI ARTICOLO).

In quel caso, ricorda l'Unione, da un’azienda agricola di Cavareno diverse centinaia di metri cubi di liquame furono deliberatamente convogliati attraverso una conduttura per le acque bianche in un affluente del torrente San Romedio, causando una massiccia moria di pesci. Il responsabile in seguito è stato condannato in secondo grado a tre anni di reclusione e a una multa complessiva di quasi 150 mila euro.
“Sebbene l'incidente in questione non sembri aver causato danni immediati alla popolazione ittica dell'Aurino – conclude la nota diffusa – l'associazione dei pescatori desidera richiamare nuovamente l'attenzione su questa problematica, chiedendo controlli sistematici, misure preventive più severe e un'indagine approfondita su tali incidenti. Solo un intervento risoluto potrà impedire che eventi di questo tipo si ripetano anno dopo anno, la tutela delle nostre acque deve essere prioritaria”.












