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| 29 set 2023 | 12:39

Addio al doppio vincolo paesaggistico sulle foreste, per Bonelli è un “golpe contro la natura” ma gli esperti spiegano: “Nessuna ‘deregulation’, si tratta solo di buon senso”

Il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani analizza l’emendamento con il quale, nel pomeriggio di mercoledì 27 settembre, è stata modificata la normativa al Codice dei beni culturali e del paesaggio per eliminare il cosiddetto ‘doppio vincolo’ paesaggistico: “Nessuna legge forestale è stata semplificata, non c’è alcun tentativo di deregulation”

TRENTO. “Leggi e regolamenti forestali rimangono inalterati, e gli interventi selvicolturali andranno avanti come prima, semplicemente senza aspettare mesi di inutile burocrazia per un cavillo senza alcun senso. Che peccato, ancora una volta la bassezza della polemica prevale sulla verità. E ancora una volta i Verdi dimostrano quanto sono distanti dai territori e dalle vere filiere rinnovabili”. Commenta così Luigi Torreggiani, giornalista e dottore forestale, l’intervento di Angelo Bonelli, deputato di “Europa Verde: Allenza Verdi e Sinistra”, dopo il taglio del cosiddetto ‘doppio vincolo’ paesaggistico sugli interventi selvicolturali, introdotto negli ultimi giorni da un emendamento presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo.

 

Lo stesso Bonelli, infatti, commentando la notizia ha parlato di un “golpe contro la natura”. “Il partito della Meloni – ha aggiunto – ha approvato un emendamento che prevede di tagliare alberi senza autorizzazione, al fine di rilanciare l’industria del legno, nei boschi, nei parchi, nei giardini e non risparmiano nemmeno gli alberi monumentali”. Ma in cosa consiste, nel dettaglio, la norma? A spiegarlo è lo stesso Torreggiani in un articolo pubblicato sulla rivista Sherwood: “Con l’approvazione dell’emendamento è stato superato il problema del ‘doppio vincolo’ paesaggistico, che negli ultimi anni ha creato numerosi aggravi burocratici alla gestione forestale. Nel merito, l’emendamento di De Carlo ha proposto una piccola modifica normativa al Codice dei beni culturali e del paesaggio tanto semplice quanto risolutiva di una situazione che si trascina ormai da anni”.

 

In poche parole, le deroghe alla preventiva autorizzazione paesaggistica, che in precedenza valevano soltanto per i boschi vincolati dall’articolo 142 (Aree tutelate per legge), verranno estese “anche ai boschi vincolati dall’articolo 136, ovvero quelli ubicati nelle aree considerate di ‘notevole interesse pubblico’ e definite da decreti ministeriali specifici, le famose foreste sottoposte a ‘doppio vincolopaesaggistico”. Sostanzialmente, continua Torreggiani: “Le pratiche selvicolturali saranno considerate ‘tagli colturali’ ai sensi di entrambi i vincoli paesaggistici (articolo 142 e articolo 136) e pertanto non necessiteranno più di alcuna autorizzazione paesaggistica. Questo, ovviamente purché gli interventi selvicolturali siano coerenti con tutte le normative vigenti e fatte salve eventuali previsioni dei piani paesaggistici vigenti”.

 

“Ci preme sottolineare – continua l’esperto – che nessuna legge forestale viene ‘semplificata’, non c’è alcun tentativo di ‘deregulation’: si tratta semplicemente di superare una stortura normativa che ha rappresentato, nella pratica, solo un aggravio burocratico e non una reale azione di tutela paesaggistica. Il paesaggio è infatti esso stesso anche frutto delle attività agricole e selvicolturali che lo hanno plasmato e modellato nel tempo, portandolo a quella condizione che il Codice vuole tutelare”. In altre parole: “Togliere l’obbligo di autorizzazione paesaggistica dai boschi ricadenti in aree a doppio vincolo e considerare come ‘tagli colturali’, quindi esenti da autorizzazione, tutti gli interventi selvicolturali previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia appare una scelta di buon senso, non solo per velocizzare le pratiche autorizzative, ma anche per sgravare le Sovrintendenze da migliaia di pratiche che intasavano inutilmente uffici non dotati di personale competente in materia”.

 

Una posizione condivisa anche da Renzo Motta, presidente della Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale: “Un vincolo inutile, applicato in modo arbitrario, a volte usato in malafede o in modo ideologico, spesso applicato da personale non adeguatamente preparato, cesserà di fare danni. Sicuramente non ne sentiremo la mancanza. Un grazie a chi ha lavorato per raggiungere questo risultato”. Positivo anche il parere del Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottoro agronomi e dei dottori forestali: “La tutela del bosco, tutte le sue funzioni, si sviluppa tramite i piani forestali e i piani di interesse territoriale. Gli inutili appesantimenti burocratici non servono alla conservazione del bosco con solide basi scientifiche: è questo valorizzare il ruolo e la funzione dei professionisti. Con l’approvazione del decreto, quindi, è stato riconosciuto il valore unitario delle autorizzazioni ai sensi dei vincoli idrogeologico e forestale per i boschi non soggetti a vincoli paesaggistici per decreto. Oltre ai boschi quindi ne beneficerà l’intera filiera nazionale del legno, l’economia delle aree interne e, riducendo le importazioni, aiuteremo il nostro pianeta”.

 

Nessuna legge forestale è stata ‘semplificata’ – dice riassumendo Torreggiani – non c’è alcun tentativo di ‘deregulation’: si tratta semplicemente di buon senso. Perché dover chiedere un’autorizzazione paesaggistica per effettuare una delle attività che creano e mantengono il paesaggio stesso?”.

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