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Belluno
08 marzo | 13:52

Taglio dei larici a Cortina, il CAI sostiene la posizione presa dalla Commissione tutela ambiente montano: “E' un danno grave per la perdita dei servizi forestali”

Il taglio dei larici, oggetto di denuncia al Nucleo biodiversità dei Carabinieri di Belluno, stravolge la precedente pianificazione forestale. 6000 alberi non compensano la sparizione dell'area boscata

di Redazione

BELLUNO. “E' un danno grave per quanto riguarda la perdita dei servizi ecosistemici forestali”. Con queste parole, la Commissione centrale tutela ambiente montano ha espresso la sua posizione sull'inizio dei lavori per la costruzione della nuova pista da bob a Cortina d'Ampezzo, cominciati con il taglio di 500 larici.

 

Una posizione ferma, sposata in pieno dal Club alpino italiano.

 

“Al di là di ogni valutazione emotiva e morale dell’intervento, va precisato che si sta realizzando una cementificazione che porterà alla sparizione de facto di una area boscata di 2-4 ettari in un contesto sensibile di prossimità di un’area urbana – si legge nella nota – La scomparsa dei relativi servizi ecosistemici non è immediatamente valutabile ma è facilmente immaginabile che nell’attuale situazione di cambiamento climatico non sia la stessa cosa avere su una pendice di protezione un bosco o una pista da bob”.

 

Il taglio dei larici è stato oggetto anche di una denuncia presentata al Nucleo biodiversità dei Carabinieri di Belluno dove l'ipotesi tracciata nell'esposto riguarda il “reato di distruzione dei beni paesaggistici e danno ambientale”.

 

Il taglio stravolge infatti la precedente pianificazione forestale “confermando che la salvaguardia dell’area boscata non è una priorità”.

 

Di conseguenza, è probabile che l’eliminazione di superficie forestale risulti alla fine più estesa di quanto preventivato. Allo stesso tempo, la successiva piantagione di 6.000 alberi non appare realmente compensatoria in quanto non viene specificato né dove verrà fatta né qual è l’obiettivo finale di questa attività.

 

“Aggressione all’ambiente, cementificazione, attacco a boschi secolari, come in questo caso in virtù di uno sbandierato sviluppo delle Comunità di montagna”, dichiara il delegato all’ambiente del Cai nazionale, Mario Vaccarella, ribadendo come questi comportamenti non soddisfino i veri standard di sostenibilità e economia reale dei territori.

 

Località dove occorrono servizi veri e concreti, non opere costose e poco utili (anche per la gestione futura, più volte dichiarata insostenibile) ma investimenti per migliorare la vivibilità dei residenti e delle giovani generazioni che scelgono di vivere nelle aree montane, anche se in aree ad alta densità turistica ed elitaria”, aggiunge Vaccarella.

 

Il Cai si schiera dunque ancora una volta contro queste opere e contro “le “modalità aggressive” per ottenerle, rimanendo vigile e monitorandone i processi, chiedendo la giusta trasparenza degli atti e delle azioni”.

 

 

 

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