Cimici asiatiche in calo? ''Grazie ai 24mila esemplari consegnati dai cittadini alla Fem prodotte migliaia di vespe samurai. La lotta biologica funziona'' e il clima aiuta
In questo periodo dell'anno in passato si era assistito a delle vere e proprie invasioni tra case, frutteti e coltivazioni. In queste settimane sembrano, in buona parte scomparse. Cosa sta succedendo (e perché è meglio non cantare vittoria troppo presto) ce lo spiega Claudio Ioratti responsabile dei progetti legati alla sostenibilità degli agroecosistemi della Fondazione Mach

TRENTO. Se il bostrico continua a fare paura e a distruggere boschi e foreste, quest’anno le cose sembrano andare meglio con le cimici asiatiche. Se negli scorsi anni si era assistito a delle vere e proprie invasioni, con cimici che riempivano le case, spuntavano dappertutto, distruggevano coltivazioni e danneggiavano i frutti, quest'anno paiono quasi scomparse. Cosa è successo ce lo spiega Claudio Ioratti responsabile dei progetti legati alla sostenibilità degli agroecosistemi della Fondazione Edmund Mach.
A fare la differenza le vespe samurai, i cittadini che negli anni hanno consegnato alla Fem oltre 24mila cimici che hanno permesso di produrre decine di migliaia di vespe samurai (antagoniste naturali delle cimici) e il clima piovoso di questi ultimi mesi. Il perché e il come ce li spiega proprio Ioratti.
Quest’anno ci sono molte meno cimici, è solo per il cambiamento climatico o la lotta biologica sta funzionando? Il clima di quest’anno come sta influenzando la proliferazione delle cimici?
Siamo solo all’inizio della stagione ed è difficile sapere come si evolverà, l’unica certezza è che si sta registrando un ritardo nell’invasione dei frutteti da parte della cimice asiatica. Ciò è riconducibile sia all’andamento climatico che all’effetto della lotta biologica. La piovosità di questi due ultimi mesi ha favorito la disponibilità di frutta selvatica nei boschi, realizzando un ambiente più favorevole alla vita dell’insetto. D’altro canto, l’osservazione delle ovature raccolte in questa prima fase della stagione sembra indicare un tasso di parassitizzazione più elevato rispetto agli anni scorsi. Ciò confermerebbe quanto registrato nel corso dei primi tre anni di rilascio della vespa samurai, durante i quali la percentuale di uova parassitizzate è costantemente aumentata tanto da portare la percentuale di uova non schiuse oltre il 60%.
Nel 2020 è stata promossa la raccolta delle cimici per allevare le vespe samurai, è ancora in funzione? Come sta procedendo?
Il contributo dei cittadini al successo del progetto di lotta biologica è stato ed è ancora molto importante. Nei tre anni scorsi ci sono state consegnate oltre 24.000 cimici che hanno consentito la produzione di decine di migliaia di individui di Trissolcus japonicus, il parassitoide che viene liberato per il controllo biologico della cimice”. L’appello per la consegna si ricorda che è tuttora valido e, qualora vi fossero dei cittadini disponibili a contribuire, possono seguire le istruzioni pubblicate sul sito dedicato: https://lottabiologica.fmach.it/news
Oltre alle vespe samurai come si interviene per debellare le cimici?
Per il controllo della cimice asiatica è stato redatto uno specifico piano provinciale, in coerenza con il Piano nazionale, che prevede oltre al controllo biologico anche una serie di misure integrative quali il monitoraggio, la difesa chimica, le reti anti-insetto e opportune pratiche agronomiche. Nei tre anni del progetto, l’applicazione coordinata di queste misure ha consentito di ridurre del 50% il numero di insetticidi specifici per la cimice e di non eseguire alcun intervento insetticida su oltre il 40% della superficie melicola provinciale.
Che danni causano le cimici all’agricoltura? Quali sono le produzioni agricole che rischiano di più?
Sia giovani che adulti si nutrono mediante un apparato boccale pungente-succhiante in grado di forare la superficie anche di frutti estremamente coriacei, semi e cortecce. Durante l’attività alimentare, inoltre essi emettono saliva attraverso un canale formato dai loro stiletti boccali. Tale saliva è ricca di enzimi che facilitano la predigestione dei tessuti vegetali e sono proprio questi enzimi che gradualmente contribuiscono alla deformazione, disfacimento ed imbrunimento della polpa dei frutti riducendone il valore commerciale”. Claudio Ioriatti, continua a raccontare come “la cimice asiatica è estremamente polifaga potendo nutrirsi su centinaia di ospiti diversi sia selvatici che coltivati. Fra questi ultimi oltre al melo ed altri fruttiferi come il pesco, il pero e i piccoli frutti, si ricordano le orticole come il pomodoro la melanzana o il peperone e non ultime le colture estensive del mais, della soia o del girasole.
La cimice asiatica è un ''mostro'' che agli agricoltori fa paura, ma ci sono altri animali o altre malattie che dobbiamo temere di più? Ad esempio il bostrico si sta mangiando i nostri boschi.
Più che un “mostro” è un “alieno”. La cimice asiatica è solo un elemento dell’agroecosistema che per particolari condizioni imputabili all’attività umana come l’intensificazione della mobilità e degli scambi commerciali, si è trovato in un nuovo ambiente in assenza dei suoi limitatori naturali. Il compito della ricerca è quello di individuare le cause di questi scompensi per poter poi suggerire degli interventi che aiutino la natura a ristabilire l’equilibrio ecologico momentaneamente perso. La lotta biologica mediante il rilascio di specifici antagonisti è solo uno degli strumenti da mettere in campo per recuperare l’equilibrio ecologico. Generalmente, nelle colture da reddito da sola non sortisce l’effetto sperato se non opportunamente integrata da adeguate pratiche agronomiche e oculata gestione del territorio.


















