In vent’anni le rondini sono calate del 40%, gli esperti del Muse: “In Trentino diverse colonie si sono estinte ma di recente alcune coppie stanno tornando”
Tra le principali cause del declino della popolazione di rondini ci sono i cambiamenti climatici, gli esperti del Muse: “Ciascuno di noi può fare qualcosa per migliorare la condizione della specie mettendo in atto piccoli accorgimenti. Abbattere i nidi? È la cosa più sbagliata che si possa fare”

TRENTO. Non ci sono più rondini. O meglio ci sono, ma sono calate del 40%. A dare l’allarme è Paolo Pedrini, conservatore della Sezione di zoologia dei Vertebrati del Muse, (l'ente che il prossimo 22 luglio festeggerà i 10 anni di attività). “Rispetto a 20 anni fa il numero di rondini a livello nazionale è calato del 40% – spiega a Il Dolomiti Pedrini – anche se nell’ultimo periodo si è notato che le persone prestano più attenzione agli avvistamenti e alla loro conservazione e quindi sembra che ce ne siano quasi di più, ma non è così”. L'apparente aumento delle segnalazioni è quindi probabilmente legato a una maggior attenzione da parte delle persone più che da un effettivo aumento del numero di questi uccelli.
L’esperto fa anche alcuni esempi per rendere più chiara la situazione attuale sulla specie: “A Mezzolombardo o alle Laste, a Trento, negli anni ‘90 c’erano diverse colonie di rondini, che con gli anni si sono estinte. Adesso si è visto che alcune coppie di rondini stanno tornando a fare il nido in quelle zone e questo si può prendere come uno dei primi timidi segnali di ripresa”. Tra le principali cause di questo declino ritroviamo i cambiamenti climatici.
“Le rondini provenienti dall’Africa trans-sahariana – sottolinea Pedrini – dopo la migrazione trovano temperature e climi diversi. L'instabilità climatica fa sì che per questi migratori a lungo raggio sia sempre più difficile tornare nei siti di riproduzione con condizioni climatiche ottimali e in cui la disponibilità di cibo è maggiore. Questi uccelli, inoltre, hanno bisogno di un ambiente diversificato in base al loro ciclo vitale. In un primo momento ricercano spazi protetti dove fare il nido come i tetti delle case o delle stalle. Successivamente, le rondini si spostano negli spazi agricoli aperti o in montagna dove i prati fioriti e la qualità dell’aria ricoprono un ruolo molto importante per la loro alimentazione”.
Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre questa specie si prepara alla migrazione. In questo periodo per l'appunto le rondini sono solite riunirsi in gruppi, anche numerosi, visibili specialmente al tramonto, dediti all'accumulo di massa grassa che fornirà loro il carburante necessario per affrontare un viaggio di oltre 10.000 chilometri di distanza. Un percorso non privo di insidie e pericoli. Non a caso una delle domande più frequenti che arriva a dicembre è: “Che fine hanno fatto le rondini?”. In questi casi Pedrini evidenzia che è del tutto normale, benché nel corso degli anni il numero di esemplari che ritornano in Italia dopo la migrazione sia andato via via diminuendo.
Per riuscire a mitigare in parte questo fenomeno, Chiara Fedrigotti, biologa del Muse, spiega che “per arginare gli effetti dei cambiamenti climatici abbiamo bisogno di azioni a livello globale, ciascuno di noi può fare qualcosa per migliorare la condizione della specie mettendo in atto piccoli accorgimenti”. Capita molto spesso infatti, che nel periodo di nidificazione, le rondini trovino rifugio sotto i tetti delle stalle o delle abitazioni e questo, nella maggior parte dei casi all’uomo dà fastidio, perché specialmente i rondinini nelle prime settimane di vita sporcano. Come prevenire ciò e riuscire a rendere possibile una pacifica convivenza? Pedrini risponde che prendendo le giuste precauzioni, come per esempio mettere sotto al nido un pannello che raccolga la sporcizia generata dai volatili, è possibile risolvere la maggior parte degli inconvenienti.
“Abbattere il nido – come molte persone fanno, ricorda Fedrigotti – è la cosa più sbagliata che si possa fare se vogliamo che le rondini tornino ad animare i nostri cieli. Non dimentichiamo poi che le rondini non solo sono dei bellissimi uccelli, ma sono importanti perché svolgono un’importante azione di controllo sulle popolazioni di insetti, come dimostrato pure in una recente ricerca condotta da Muse e la Lipu”. Una sola rondine mangia qualcosa come 900 piccoli insetti al giorno. Se questo non basta per voler tutelare le rondini, si può puntare sull’aspetto “scaramantico”. Questi volatili infatti, secondo la cultura popolare sono un portafortuna e un segno di rinascita per il loro ritorno annuale. Anche se poi si dice che “una rondine non fa primavera”.














