"Rondini, prezioso indicatore di qualità dell'ambiente", a Belluno crescono i nidi in centro storico: “Importante non danneggiarli, è reato"
Giunto al suo undicesimo anno, il progetto Belluno città delle rondini festeggia con una crescita dei nidi censiti in centro storico: 25 quelli attivi a maggio, + 4 rispetto un anno fa. Cresce anche la partecipazione di commercianti e cittadini per la loro tutela: danneggiarli, infatti, è un reato

BELLUNO. Crescono le rondini in centro storico e sono sempre più numerose anche le segnalazioni dal territorio, fino a Cortina d’Ampezzo. “Quest'anno la primavera non è stata troppo piovosa e certamente ha aiutato. In questo momento, inoltre, i pulli sono usciti e sono nutriti dai genitori: può essere che, verso metà luglio, ci sia una seconda covata”, spiega Silvia Tormen, figlia di Silvana De Col e Giuseppe Tormen che iniziarono il progetto oltre dieci anni fa.
Lo scorso anno, infatti, “Belluno città delle rondini” ha spento dieci candeline (qui). Portato avanti da Comune, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Provincia, Confcommercio Belluno-Dolomiti e Riserva alpina di caccia Belluno, ha lo scopo di garantire la nidificazione della popolazione di rondini presente in centro e far conoscere a cittadini e turisti la loro importanza ecologica.
“Nella mattinata di mercoledì 17 giugno - afferma Lorenza De Kunovich, assessora all’ambiente - si è provveduto a mettere i nuovi ombrelli e tappetini dove sono tornati i nidi. Sappiamo che per alcuni commercianti non è facile visto che le rondini inevitabilmente sporcano, ma molti sono anche contenti di monitorare i nidi e pulire i tappetini. Il progetto sta infatti coinvolgendo tante persone perché le rondini sono indicatori di qualità dell'ambiente e dell'ecosistema urbano. Sono poche le città a farlo e Belluno è ormai un punto di riferimento”.
“Diciamo sempre che l'ambiente è qualcosa da vendere - aggiunge Luca Dal Poz, direttore Confcommercio Belluno - e questo progetto contribuisce all'immagine di una città dove un Parco nazionale entra nel centro storico. Certo un po’ di disagio c’è, ma dobbiamo lavorare per minimizzarlo e, soprattutto, per fare cultura”.
Quanti allora i nidi ad oggi? “C’è una crescita rispetto allo scorso anno. A maggio 2025 erano infatti 16 quelli attivi - risponde Tormen - e un anno dopo ne abbiamo censiti 25 tra rondine, balestruccio e rondine montana. Di questi, 8 contenevano uova o piccoli, 7 erano in cova, 2 in costruzione e 8 frequentati, cioè vi si notano segni di utilizzo. Adesso a giugno siamo invece a 20”.
Il monitoraggio è effettuato con una canna telescopica da pesca dotata di una microcamera o, in alcuni casi, salendo ai nidi con le scale. Non è possibile invece monitorare il rondone, a causa dei suoi continui spostamenti e del fatto che costruisce i nidi in cavità chiuse.
“Abbiamo una pagina Facebook - prosegue Tormen - dove diamo informazioni per distinguere le varie specie, spiegare i benefici che portano al territorio e come tutelarle. Va infatti considerato che questi animali compiono un lungo e difficile viaggio per tornare: attraversano il Mediterraneo per svernare in Africa, e poi ritornano. Ma nel frattempo affrontano perdita di habitat, cambiamenti climatici, urbanizzazione e mancanza di luoghi sicuri dove nidificare, collisione con infrastrutture e mancanza di insetti di cui nutrirsi, nonché le predazioni, comprese quelle umane”.
Distruggere i nidi, oltre ad aggiungere difficoltà per gli uccelli, è anche un reato. Recentemente, a Belluno è apparso un cartello che denunciava la distruzione di un nido con 5 pulli: potrebbe anche essere caduto per il troppo peso all’interno secondo Tormen, tuttavia è comunque necessario segnalare tempestivamente all'associazione o alle istituzioni competenti eventuali atti vandalici, nidi danneggiati o piccoli in difficoltà.












