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Trento
12 marzo | 11:09

Torna la migrazione degli anfibi e i volontari scendono in strada per evitare che vengano schiacciati e ora si punta anche a creare nuove zone umide

Al via l'undicesima stagione dei ''Save The Prince'' quest'anno si trasforma infatti in ''Save the Prince - Anfibi e Comunità in Adattamento'', un programma integrato che coniuga al salvataggio sul campo, citizen science strutturata, il ripristino di zone umide e la produzione di iniziative culturali con l'obiettivo di trasformare l'energia dei volontari in un sistema stabile di cura territoriale

di Margherita Tomadini

TRENTO. Salvaguardare gli anfibi che sono sempre più in pericolo anche alle nostre latitudini (addirittura il 41% delle specie conosciute nel mondo sarebbero a rischio estinzione). E' questo l’obiettivo del progetto “Save the prince” promosso dal Wwf Trentino-Alto Adige che, con il coinvolgimento di volontari e il ripristino delle zone umide fondamentali per contrastare gli effetti della crisi climatica, cerca di preservarli. Come? Con azioni mirate come quella di scendere fisicamente in strada ed aiutare alcuni di questi animali, nel caso specifico i rospi, a superare la lingua d'asfalto (e quindi le auto che vi sfrecciano e che ne schiacciano a migliaia) e spostarsi dal bosco, dove svernano, alle aree umide, stagni, laghi, paludi, dove si riproducono.

''Temperatura e umidità sono due fattori determinanti per queste specie - spiega Aaron Iemma, presidente del Wwf Trentino Alto Adige -. Gli anfibi regolano i loro movimenti e il periodo riproduttivo proprio sulla base di questi parametri: quando le temperature si attestano tra i 6 e i 7 gradi e l’umidità è sufficiente, iniziano a spostarsi verso i siti di riproduzione. Tuttavia il cambiamento climatico sta alterando questi equilibri, mettendo in difficoltà questi animali che vivono a stretto contatto con l’acqua. Quest’anno la stagione è partita un po’ dopo rispetto al solito: l’aria era troppo secca e questa non è una buona notizia poiché gli animali tendono ad uscire dopo dai rifugi dell’inverno e a muoversi in massa verso i siti riproduttivi”.

In questa fase il ruolo dei volontari diventa fondamentale: il loro compito è intercettare gli spostamenti degli anfibi e aiutarli ad attraversare le strade in sicurezza, evitando che vengano investiti dalle auto. Prevedere con precisione quando gli animali inizieranno a muoversi, però, non è semplice. Per questo i siti di riproduzione vengono monitorati costantemente e viene controllato lo stato delle barriere installate ai lati delle strade, posizionate per evitare l’attraversamento degli animali “in zone pericolose”.

In alcuni casi la stagione riproduttiva rischia addirittura di saltare: se nei siti di deposizione manca l’acqua, le femmine non riescono a deporre le uova e finiscono per riassorbirle. Carenza idrica, scarsa umidità e investimenti stradali rappresentano quindi le principali minacce per rane, rospi e tritoni che faticano a completare il ciclo riproduttivo.

Per contrastare questo fenomeno, il Wwf della Regione sta progettando nuove zone umide: si vogliono creare dei piccoli siti dove gli animali possano trovare “aree stabili” e condizioni favorevoli per la riproduzione. Si tratta di interventi di valore naturalistico, improntate poi ad un coinvolgimento della cittadinanza. A undici anni dall’avvio delle attività, questa strategia rappresenta una nuova evoluzione della missione del Wwf: non solo limitare l’impatto delle strade sugli anfibi, ma intervenire concretamente con progetti di ripristino ambientale per creare habitat sicuri.

Un’area di particolare interesse per la salvaguardia e presenza di specie è stato individuato nel comune di Fiavè: qui ci sono addirittura 6 specie, un numero alto considerando che esistono dei siti con solo una varietà. Per fare in modo che questa rilevanza venga mantenuta si vuole fare il possibile per riattivare il sito anche in collaborazione con l’eco-museo della Judicaria “dalle Dolomiti al Garda”. L’ambiente umido della torbiera che caratteristica quest’area è un ottimo pretesto per preservare l’area in vista del futuro.

Non mancano comunque segnali incoraggianti. “In alcuni siti dove interveniamo da anni si notano già i benefici del nostro lavoro - sottolinea Iemma - serve più divulgazione: il fenomeno va spiegato, così potremo ottenere maggiore visibilità e nuovi aiuti. La partecipazione dei cittadini alle attività di salvaguardia è una risorsa fondamentale”.

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