"Le acque del Rio Coste? Dopo la zona industriale la presenza di nitrati e fosfati aumenta di 10 volte", l'analisi dei volontari "Dai neta": "Comunicheremo i dati all'Appa"
Il gruppo di volontari della Vallagarina ha deciso di organizzare un'uscita lungo il Rio Coste, per analizzarne le acque, con esperte dell’associazione "A Sud" di Roma ed ecologi fluviali: "Il risultato? Dopo la zona industriale il torrente diventa sempre più giallo, con una presenza di nitrati e fosfati 10 volte superiore a quella riscontrabile invece nella zona della sorgente 'alta'"

ROVERETO. Della (preoccupante) situazione del Rio Coste, che scorre nella zona industriale di Rovereto, se ne parla ormai da anni. Soltanto qualche giorno fa arrivava una nuova segnalazione dall'Associazione per il Wwf del Trentino, a testimonianza delle condizioni tutt'ora problematiche del corso d'acqua. Il video, pubblicato sui social, rivela "una vera e propria cloaca". Acque che, recentemente, sono state analizzate dai volontari del gruppo "Dai neta".
Nel febbraio del 2021 sulla questione erano intervenuti i carabinieri del Noe, che avevano rilevato nelle acque del torrentello la presenza di inquinanti che avrebbero danneggiato gravemente l'ecosistema del Rio. Pochi mesi dopo, il consigliere provinciale Filippo Degasperi aveva invece presentato un'interrogazione in Consiglio chiamando in causa l'assessore all'ambiente Mario Tonina.
Dalle immagini condivise il 7 febbraio 2023 dall'Associazione per il Wwf del Trentino si può tutt'oggi notare una colorazione dell'acqua del torrente tendente al marrone e al giallognolo, testimonianza che si somma a quella del gruppo di volontari della Vallagarina che a fine gennaio ha deciso di organizzare un'uscita proprio lungo il Rio Coste, accompagnati da esperte dell’associazione "A Sud" di Roma ed ecologi fluviali.
L'iniziativa, alla quale hanno preso parte in totale una ventina di persone, ha portato alla luce dati tanto interessanti quanto preoccupanti. Il gruppo "Dai neta", progetto sostenuto dal "Piano giovani di Rovereto" e nato grazie all'associazione "La Foresta", è partito con gli esperti da Lizzana, dalla sorgente 'alta', dove è avvenuto il primo campionamento di acqua.
La passeggiata è proseguita lungo le 'sponde' del Rio verso la zona industriale di Rovereto, dove sorgono il Rovercenter, la Suanfarma e il Crm, fino ad arrivare oltre il campo nomadi, dove è stato effettuato il secondo prelievo. Rispetto al primo, il secondo campione ha mostrato un rilevante aumento di nitrati e fosfati "pari a dieci volte in più - rivela a Il Dolomiti il capogruppo Fabio Franz -. Un aumento di temperatura di tre gradi circa (da 9°C a 12°C circa) e una conducibilità elettrica da 90 a 400 μS/cm", che si aggiungono alla colorazione incredibilmente gialla che l'acqua assume nella zona più prossima alle fabbriche.
"Non ci è stato possibile fare analisi più specifiche o puntuali, indagando ad esempio la presenza di metalli pesanti o fitofarmaci - aggiunge Franz - che ovviamente ci avrebbe consentito di avere una visione d'assieme più completata". Ciononostante, i dati relativi a fosfati e nitrati "sono comunque indicatori generali di inquinamento e sono nutrenti che finiscono nei corsi d'acqua". Una questione che conduce a porsi non pochi quesiti, tenuto conto soprattutto del fatto che il Rio sfocia nell'Adige "e parliamo quindi di un ben più ampio ecosistema".
"Comunicheremo questi dati all'Appa e all'assessore alla qualità del vivere urbano di Rovereto, nella speranza che venga fatta un'analisi più approfondita", conclude il volontario speranzoso.


















