Lo scarabeo giapponese ha raggiunto il Trentino: “Causa notevoli danni a moltissime piante (tra le quali la vite), intensificati i controlli in Vallagarina”
Si tratta di un caso isolato, dice la Pat, ma in Trentino è avvenuta la prima intercettazione di Popillia Japonica: “Non si parla di focolaio, la rilevazione è avvenuta a Nogaredo lungo l'Autostrada del Brennero ed è tecnicamente definibile come 'incursione'”

TRENTO. Lo scarabeo giapponese (Popillia japonica) ha raggiunto il Trentino: a confermarlo è la Pat che però assicura: “Si tratta di un caso isolato, non di un focolaio”. Secondo quanto riportato infatti, un unico coleottero (in grado di causare notevoli danni a moltissime piante, sia coltivate che spontanee) è stato intercettato all'interno di una trappola, nell'ambito dell'attività promossa dall'Ufficio fitosanitario della Pat in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach. La rilevazione è avvenuta a Nogaredo, lungo l'Autostrada del Brennero, ed è tecnicamente definibile come “incursione”.
La scoperta ha fatto scattare un campanello d'allarme in Provincia, con l'intensificazione delle attività di controllo in particolare in Vallagarina, proprio perché, scrivono gli esperti: “Gli adulti di scarabeo giapponese sono gregari ed estremamente polifagi. Durante l'estate si nutrono di foglie, fiori e frutti di moltissime specie, sia forestali e ornamentali che frutticole causando notevoli danni. Tra queste nocciolo, olmo, quercia ma anche varie specie di Prunus (dal ciliegio all'albicocco) e, soprattutto, vite. Le larve invece si sviluppano nel terreno a carico delle radici di piante erbacee, con preferenza per i tappeti erbosi e i prati umidi”.
Come anticipato, le autorità hanno prontamente reagito all'incursione intensificando le attività di controllo nelle aree limitrofe con l'aumento di trappole e ispezioni visive, al fine di individuare repentinamente la presenza di ulteriori individui del fitofago: “La sorveglianza attiva 'rafforzata' proseguirà in Vallagarina per tutta la stagione in corso e anche il prossimo anno – dicono gli esperti dell'Ufficio fitosanitario e della Fem – proseguiranno inoltre i controlli sull’intero territorio provinciale, così come previsto dal programma di indagine”.
Ogni anno infatti Provincia e Fem svolgono attività ufficiali di sorveglianza del territorio in merito all’accertamento della presenza o assenza di oltre 40 organismi nocivi delle piante regolamentati, sia di temuta introduzione che già presenti sul territorio comunitario. Queste attività consistono in ispezioni visive, trappolaggi, campionamenti e relative analisi di laboratorio: sono pianificate attraverso un Programma nazionale di indagine (Pni) e regolarmente rendicontate a livello nazionale ed europeo.
Negli ultimi anni dopo avere colonizzato ampie aree del Nord America, la Popillia japonica, è stata segnalata anche in Europa, prima in Portogallo e poi in Italia (2014), dove ha rapidamente dato origine a un focolaio a cavallo tra Piemonte e Lombardia. Negli anni seguenti, nonostante le misure di eradicazione e/o contenimento applicate, il focolaio iniziale si è progressivamente ampliato andando a interessare anche le confinanti regioni Emilia-Romagna e Val d’Aosta e la vicina Svizzera. Diversi soggetti sono stati peraltro rinvenuti in altri siti, anche distanti dall’area infestata, causati dal trasporto passivo e concentrati lungo le principali arterie del traffico interregionale. Di tale tipo può essere classificato anche il ritrovamento trentino. Questi eventi accidentali non si trasformano per forza in veri focolai, ma impongono di mantenere alta l’attenzione sui rischi legati alla potenziale diffusione dello scarabeo giapponese e di mettere in atto le possibili misure di prevenzione, prima tra tutte l’intercettazione precoce.


















