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| 25 ago 2023 | 15:28

Un piccolo riccio preso a calci dai bambini e ridotto in fin di vita: ''Che educazione ambientale stiamo trasmettendo alle nuove generazioni?''

Dei bambini di Bolzano hanno pensato di usare come fosse un pallone da calcio un piccolo riccio causandogli anche delle brutte abrasioni. Ecco il racconto di come è stato salvato e curato tra Crab e i medici veterinari di Südtirol Exotic Vets. Una storia, quella di Johnny, che mette in luce anche le difficoltà aggiuntive che si vivono quotidianamente in città per l’assenza di un centro di recupero degli animali selvatici

Un piccolo riccio preso a calci dai bambini e ridotto in fin di vita
di Redazione

BOLZANO. Lo stavano usando come pallone da calcio. Sembra impossibile ma dei bambini trovato un cucciolino di riccio hanno deciso che fosse più divertente prenderlo a calci che ammirarlo o accompagnarlo fino a un cespuglio. ''Viene da chiedersi - spiga il veterinario Vincenzo Mulè della clinica Centro strico di Bolzano - che educazione ambientale stiamo trasmettendo alle nuove generazioni se ci sono bimbi che, anziché rimanere meravigliati davanti ad un tenerissimo animale, lo usano per prenderlo a pedate. Una scelta che, peraltro, ha causato a Johnny conseguenze che si rimargineranno solo con il tempo con una zona del dorso abrasa e senza aculei (ricresceranno con il tempo)''. 

 

 

Una storia simile a quella accaduta nel Veronese dove un gruppetto di bambini ha ucciso un coniglietto sbattendolo contro una gabbia. Per fortuna non tutti sono insensibili e la storia di Johnny è anche la storia del grande amore disinteressato dei tanti volontari del Crab e dei medici veterinari di Südtirol Exotic Vets che si spendono quotidianamente per il puro amore degli animali selvatici che convivono con noi. Qualcuno, infatti, ha fermato la barbarie di questi bambini recuperando Johnny e portandolo alla clinica di via dei Vanga salvandolo e avviando il suo percorso di rinascita. Qui il piccolo riccio ha trovato un luogo sicuro con cure mediche e assistenza costante. 

 

“Inizialmente Johnny era davvero molto piccolo - spiega il dottor Stefano Capodanno - quindi abbiamo dovuto predisporre un classico piano di alimentazione ogni quattro ore, anche di notte, fino al raggiungimento di un peso soddisfacente. A questo abbiamo affiancato un ciclo di sverminazione con trattamenti antiparassitari perché i ricci sono sempre piuttosto soggetti a questo genere di problematiche. Grazie al fondamentale aiuto dei volontari siamo riusciti a portarlo nei tempi giusti ad un buono stato di salute consentendogli di procedere al passaggio successivo prima dell’immissione in natura”.

 

Il passaggio successivo ruota attorno alla preziosa disponibilità di Alessio Leonardi, volontario del Crab. È stato lui, infatti, a mettere a disposizione un piccolo angolo di giardino in un terreno privato ad Oltrisarco a ridosso della montagna e a due passi dal bosco. Qui ha allestito un piccolo recinto dove Johnny rimarrà per una decina di giorni prima di essere liberato in natura. Proprio nel bosco. Il luogo dove si trova questo piccolo angolo di affetto rimane segreto per evitare di esporre i ricci a rischi di curiosi e, purtroppo, possibili malintenzionati.

 

Quando Johnny è arrivato in clinica pesava meno di 90 grammi e l’abbiamo letteralmente cresciuto allattandolo e poi passando alle crocchette e al cibo per gatti. Ora passiamo alla fase successiva con questo piccolo recinto dove lo abituerò ad alimentarsi anche con i vermi e le prede naturali. Oltre a quanto offre la natura per lui. Il tutto sarà completato con una tettoia per proteggerlo da eventuali attacchi dall’alto dei predatori. In questa cornice si abituerà ad un contesto più selvatico rispetto alla degenza. Lentamente lo assisterò nel trovare la via del bosco e muoversi in quello che sarà il suo habitat futuro. Ricordiamoci che è appena diventato adulto e ha molto da imparare”. Il suo futuro, però, appare roseo. “Assolutamente, qui potrà realmente vivere nel suo ambiente evitando i rischi della vita in contesto urbano. Potrà anche cacciare alcuni serpenti perché sì, i ricci predano anche i rettili in determinate condizioni”. Tutti passaggi propedeutici all’obiettivo finale: la liberazione in natura. “Quando saprà muoversi con sicurezza nell’ambiente boschivo sarà pronto ad affrontare la sua vita pienamente”.

 

La storia di Johnny mette in luce l’amore per questi animali di molti bolzanini ma anche le difficoltà aggiuntive che si vivono quotidianamente in città per l’assenza di un centro di recupero degli animali selvatici. “Quello che i veterinari della nostra equipe e i volontari hanno fatto è straordinario – commenta il dottor Vincenzo Mulè che coordina la clinica e le attività – e rappresenta la punta dell’iceberg della loro abnegazione. Chiaro è che se ci fossero degli spazi per un centro di recupero avremo degenze più comode e i giardini dei privati per riabituare i ricci, per esempio, sarebbero un sostegno aggiuntivo e non fondamentale e necessario. Senza i volontari saremmo davvero in difficoltà. Siamo contenti che il progetto per Castel Firmiano sia stato approvato e sostenuto dal Comune di Bolzano ma siamo ancora in attesa del via libera ufficiale della Provincia e dell’assessorato competente. Sarebbe quantomai necessario averlo per procedere con i lavori il prima possibile”. Il centro di recupero sarebbe anche un polo di educazione ambientale per le scuole: se in città ci sono bambini che giocano a calcio con un cucciolo di riccio significa che ne abbiamo bisogno.

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