Il suolo come alleato del clima? Ecco la nuova mappa del carbonio dell’Alto Adige, Eurac: "Il bilancio però è fragile"
Ma che ruolo gioca il suolo nella protezione del clima? Una ricerca condotta da Eurac, in collaborazione con l'università di Bolzano e l'università di Innsbruck ha provato a rispondere a questa domanda elaborando un inventario che mostra le quantità di carbonio presenti nei terreni agricoli dell’Alto Adige

BOLZANO. I suoli agricoli dell’Alto Adige custodiscono un patrimonio fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici. Al loro interno sono infatti immagazzinate circa 65 milioni di tonnellate di Co₂, una quantità equivalente alle emissioni prodotte dall’intero territorio altoatesino nell’arco di circa 22 anni.
A quantificarlo è proprio una ricerca condotta da Eurac Research con l'Università di Bolzano e l'Università di Innsbruck, che ha permesso di realizzare per la prima volta una mappa completa del carbonio presente nei suoli agricoli dell’Alto Adige: i dati raccolti costituiscono una nuova base scientifica per la protezione del clima, ma anche per orientare le future decisioni in materia di agricoltura, pianificazione territoriale e gestione sostenibile del suolo.
Il terreno, infatti, non rappresenta soltanto la base dell’agricoltura. Oltre a immagazzinare acqua e sostanze nutritive, è uno dei più importanti serbatoi naturali di carbonio. Come mai? Le piante assorbono anidride carbonica dall’atmosfera e ne fissano il carbonio; quando foglie, radici e altro materiale vegetale morto entrano nel terreno, una parte di questo carbonio viene incorporata nella sostanza organica e può rimanervi per decenni o perfino secoli.
Il punto interessante da comprendere è che, finché rimane legato al suolo, il carbonio non ritorna nell’atmosfera sotto forma di Co₂ e non contribuisce quindi al riscaldamento globale.
Fino a oggi, tuttavia, mancava un quadro dettagliato che permettesse di stabilire quali terreni agricoli altoatesini ne custodissero le quantità maggiori e quanto queste riserve fossero stabili nel tempo.
Per colmare questa lacuna, il gruppo di ricerca ha realizzato una banca dati che comprende oltre 16 mila campioni di terreno. Gli studiosi hanno analizzato dati storici e attuali, integrando le informazioni mancanti attraverso campionamenti mirati effettuati in prati, frutteti, vigneti e terreni coltivati. Con l’ausilio dell’intelligenza artificiale è stata poi sviluppata una mappa del carbonio presente nel suolo con una risoluzione spaziale di 30 metri.

I risultati mostrano che oltre il 90% del carbonio immagazzinato nei suoli agricoli è presente negli ecosistemi dei pascoli: le riserve più elevate sono state rilevate soprattutto in quelli gestiti in maniera estensiva, mentre i terreni coltivati possono contenere fino al 50% di carbonio in meno per ettaro.
La ricerca mette però in evidenza anche un dato che richiederà ulteriori approfondimenti: i pascoli analizzati sembrano perdere parte delle loro riserve di carbonio, fino a oggi particolarmente elevate.
Una tendenza che potrebbe essere collegata anche all’aumento delle temperature: “Conosciamo bene i terreni scuri dei pascoli alpini, il cui colore deriva proprio dal fatto che al loro interno si è accumulato molto carbonio. A causa delle temperature sempre più elevate, i microrganismi presenti in questi suoli diventano più attivi, decompongono l’humus e la conseguenza è che si perde più carbonio, contribuendo al riscaldamento dell’atmosfera”, spiega Georg Niedrist, ecologo di Eurac Research e responsabile del progetto.
Anche il cambiamento nell’utilizzo dei terreni può incidere pesantemente sul loro equilibrio. La conversione di prati e pascoli, per esempio, in campi di mais può determinare una considerevole perdita del carbonio accumulato nel corso degli anni. Un elemento che, secondo Niedrist, conferma quanto sia fragile il bilancio del carbonio nei suoli altoatesini.
Lo studio offre quindi uno strumento importante per capire non soltanto dove si trovino le maggiori riserve, ma anche come proteggerle: conoscere nel dettaglio la distribuzione del carbonio permette infatti di individuare i terreni più vulnerabili e di orientare le pratiche agricole verso, auspicabilmente, una maggiore tutela della sostanza organica.
“Il suolo rappresenta una delle componenti chiave del sistema agrario per il contrasto ai cambiamenti climatici - sottolinea Damiano Zanotelli, docente della Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari dell’università di Bolzano -. Le conoscenze ottenute attraverso lo studio - conclude -, possono contribuire a indirizzare la gestione dei terreni agricoli verso pratiche più efficaci nel preservarne o ripristinare la funzione di serbatoio di carbonio”.














